Il ministro Bussetti: «Patto con le imprese per assumere chi esce dagli istituti tecnici»​

Mercoledì 2 Gennaio 2019 di Lorena Loiacono
Dalla scelta della scuola giusta, per non sbagliare strada rischiando la bocciatura, al contatto con il mondo del lavoro fino al fair play sui campi di calcio. Il ministro all’istruzione, Marco Bussetti, disegna per gli studenti il nuovo anno della scuola italiana e risponde a chi lo accusa di aver tagliato sull’istruzione. Lunedì intanto partiranno le iscrizioni per il primo anno delle scuole elementari, medie e superiori ma l’orientamento non sempre funziona, visto che il primo anno di scuola superiore registra i tassi più alti di bocciatura.

Come aiutare i ragazzi?
«Quello dell’orientamento è un tema importantissimo. Stiamo lavorando per migliorare l’utilizzo delle risorse europee per progettualità mirate. Dobbiamo intervenire anche sul piano della formazione dei docenti, soprattutto quelli che si dedicano a queste attività. Un migliore orientamento deriverà anche dalla revisione dell’alternanza scuola-lavoro che metterà di nuovo al centro l’acquisizione di competenze trasversali. Niente apprendistato occulto».

Più di un ragazzo su due sceglie il liceo, eppure con gli istituti tecnici e professionali si trova lavoro. Come si inverte la rotta?
«Dobbiamo spiegare con chiarezza ai ragazzi e alle famiglie quali sono gli sbocchi offerti da queste scuole. Le imprese possono essere un valido alleato in questo cammino; possono raccontare la loro attività agli studenti e, alla fine degli studi, anche prevedere la possibilità di assunzioni. All’interno di questi istituti si formano le eccellenze del Made in Italy. E attraverso la riforma dei professionali, che stiamo attuando, lavoreremo molto per migliorare e potenziare il lavoro svolto a scuola nelle ore di laboratorio».

Con l’arrivo di quasi 12mila docenti di educazione motoria, ci sarà anche una parte dedicata alla cultura dello sport per contrastare episodi di violenza e razzismo negli stadi?
«Certamente ci sarà spazio per una parte teorica. Inserire il docente specializzato sarà funzionale anche a raggiungere l’obiettivo di diffondere la cultura del rispetto, del fair play. I recenti fatti di cronaca dimostrano che ne abbiamo davvero bisogno».

Quest’anno debutterà la riforma dell’esame di Stato, la “vecchia” maturità promuoveva oltre il 99% dei candidati. È solo un rito di passaggio, dunque, o cambierà qualcosa nella valutazione?
«La riforma che parte quest’anno nasce nel 2017. La ereditiamo. Non ne condivido tutti gli aspetti. Ma senz’altro è giusto che dia un peso maggiore al percorso scolastico rispetto a quanto si faceva in passato. Abbiamo anche evitato che la prova Invalsi e l’alternanza scuola-lavoro fossero requisito di accesso all’esame. Avrebbero avuto un peso eccessivo».

In merito all’approvazione della legge di bilancio, l’opposizione vi accusa di fare tagli sull’istruzione, in particolare sul sostegno. Come risponde?
«Dico con chiarezza che la manovra non prevede tagli sull’istruzione né tantomeno sul sostegno. Anzi ci sono risorse in più. Le tabelle che circolano vanno lette bene. Da quest’anno le risorse per le supplenze sul sostegno vengono individuate anno per anno. Con le prossime manovre saranno di volta in volta iscritte in bilancio, programmando la spesa sulle necessità previste. Il Ministero continuerà a garantire il sostegno a chi ne ha bisogno. Sempre. Passare per quelli che lo tagliano sarebbe ridicolo: siamo il Governo che ha voluto un Ministero per difendere i diritti di chi ha una disabilità. Stiamo attivando 40.000 posti di specializzazione per avere un maggior numero di insegnanti preparati sul sostegno. Da quando sono arrivato al Miur ho riunito più volte l’Osservatorio competente. Stiamo rivedendo insieme ad associazioni e famiglie le modalità di assegnazione del sostegno».

Si è riunita una commissione di esperti per riscrivere il Testo Unico della scuola, fermo al 1994. Che lavoro svolgeranno?
«Devono mettere in ordine le norme degli ultimi 25 anni e sarà un’opera imponente di semplificazione che porterà a una maggiore chiarezza del quadro normativo. Ci sarà poi una riflessione anche sul tema della valutazione e degli istituti che attualmente se ne occupano, sia nel mondo scolastico che nell’università. Vogliamo dare maggiore efficienza al sistema».

Con il decreto sui punti organico, vengono aumentate le assunzioni negli atenei virtuosi superando il limite del turn over. Verranno raggiunte anche altre università?
«Dopo dieci anni finalmente si torna ad assumere di più negli atenei anche con la manovra di bilancio, che interviene con ulteriori incrementi per il 2019 e per il 2020 e con l’assunzione di 1.500 nuovi ricercatori. Dal prossimo la misura andrà a toccare un numero sempre maggiore di università».

Il numero chiuso come verrà superato?
«C’è un lavoro in corso, una commissione di studio. Intanto aumentiamo i posti disponibili, come abbiamo già fatto quest’anno, e, nel caso di Medicina, anche i contratti di specializzazione post laurea».

Come faranno le facoltà che non hanno i mezzi per accogliere un maggior numero di studenti?
«Affronteremo il tema con la Conferenza dei rettori: senza il supporto delle università sarebbe impossibile andare avanti con qualunque processo di riforma. Serviranno risorse specifiche».
 
Ultimo aggiornamento: 13:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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