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Abdellah Redouane: «Sì al dialogo con i cristiani, ma oggi sarà solo una farsa»

Abdellah Redouane: «Sì al dialogo con i cristiani, ma oggi sarà solo una farsa»
di Franca Giansoldati
3 Minuti di Lettura
Domenica 11 Settembre 2016, 00:03 - Ultimo aggiornamento: 13 Settembre, 08:32

Alla Grande Moschea col suo minareto svettante, il più alto in Europa, un gruppo di visitatori varca il cancello accompagnato da una guida che resta a disposizione per rispondere a domande di ogni tipo. Il sabato è giorno di visita assieme al mercoledì. Scolaresche, turisti, associazioni cattoliche interessate al dialogo inter-religioso. Un open day per chiunque abbia voglia di approfondire il tema.

«Dire che abbiamo rifiutato l’incontro con i cattolici è un’offesa grave. Una offesa per noi ma pure per quei cristiani che sono sempre venuti ad alimentare scambi, dibattiti, riflessioni. La Grande Moschea ha soltanto evitato di aderire all’iniziativa di quel promotore». 

Abdellah Redouane, direttore del centro islamico, il nome di «quel promotore» non lo vuole pronunciare. Si tratta di Fouad Aodi del movimento Uniti per Unire che, in vista dell’11 settembre, si è fatto carico dell’iniziativa «cristiani-in-moschea».

Ci spiega come stanno le cose?
«Abbiamo preso le distanze da un promotore che parla di 2000 moschee in Italia quando ce ne sono circa 900, secondo i dati del Ministero dell’Interno. Noi non possiamo seguire questo signore, siamo stati anche riconosciuti con un decreto del Presidente della Repubblica. Insomma, non è un nostro rappresentante, nemmeno un nostro amministratore, non ha concordato con noi l’iniziativa, ce la siamo trovata davanti e un po’ di diffidenza ci è venuta...».

Ma è una iniziativa buona, i cristiani in moschea, i ponti...
«D’accordo l’iniziativa è lodevole. Del resto noi ne continuiamo a promuovere. Siamo per il dialogo, per l’abbattimento di muri, siamo aperti a chiunque abbia interesse. Il problema è questo signore e il modo ambiguo di porsi...»

Perché tanta diffidenza?
«Ci ha fatto entrare un po’ in confusione. Un giorno si presenta a nome degli arabi, ma nessuno sapeva da quanti arabi era seguito, un altro giorno si fa interprete degli interessi dei medici stranieri, ora si presenta con la sigla Uniti per unire fino a che ho scoperto che è solo un indirizzo email. Insomma, qualche dubbio viene. Sono sempre stato in silenzio ma ora, di fronte ad una offesa così grande, non posso che reagire. Noi vogliamo parlare, dialogare, avere rapporti di collaborazione e amicizia con i cristiani. Sentire dire il contrario mi ha indotto a parlare. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato quando ha mandato al Papa una lettera a nome di tutti i musulmani. Questo signore non può rappresentare la Grande Moschea e i nostri fedeli. Ciò crea confusione e sarebbe una operazione di marketing personale alla quale non possiamo dare credito».

Parole molto dure. La sento molto arrabbiato.
«Io dico solo che il 24 settembre abbiamo deciso di aprire le porte per una giornata di solidarietà con i terremotati del Lazio e delle Marche. Un open day di solidarietà. La cifra che raccoglieremo la doneremo a chi sta soffrendo».

Il denaro lo verserete alla Protezione Civile o alle parrocchie?
«Non ci abbiamo ancora pensato ma lei mi sta dando una idea: perché non affidarlo direttamente alle parrocchie se portano avanti progetti sociali?»

Il Papa quando verrà in moschea?
«Lo abbiamo invitato, lui ha accettato l’invito e ora deve stabilire una data in base ai suoi impegni. Noi siamo qui ad aspettarlo. Onorati».

Oggi è l’11 settembre. Che riflessione si sente di fare su una giornata che ha cambiato la vita a tutti e ha aperto la strada al terrorismo di matrice islamica anche in Europa?
«L’11 settembre è una data terribile. Ci tengo a ricordare che in Italia siamo stati i primi a condannare gli atti di terrorismo. L’escalation del terrorismo in Europa è la diretta conseguenza del deterioramento della situazione in Medio Oriente e nell’area mediterranea. La non soluzione dei problemi ha finito per allargare il terrorismo, Il caos che bussa le porte al vecchio continente».
 

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