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Trump, il blitz nella villa in Florida colpa di una talpa: nel mirino la segretaria Molly Michael. E spunta l'ombra di Melania

Trump, il blitz nella villa colpa di una talpa? Nel mirino la segretaria
di Marco Ventura
4 Minuti di Lettura
Venerdì 12 Agosto 2022, 09:40

Come in tutte le storie di Intelligence mischiate a clamorose vicende giudiziarie che coinvolgono i Presidenti e destinate a diventare un film, anche dietro la perquisizione-blitz di una trentina di agenti dell'Fbi nel resort Mar-a-lago di Trump a Palm Beach, Florida, c'è un informatore che appartiene alla cerchia ristretta di Donald. Una talpa talmente vicina all'ex Presidente, da sapere che in una cassaforte in una particolare stanza del mega-resort erano conservati documenti top secret della Casa Bianca. Documenti non consegnati da Trump, dopo un primo confronto con gli investigatori, nelle 15 scatole restituite all'inizio dell'anno.

 

Tant'è vero, fanno notare gli inquirenti, che gli agenti hanno prelevato nella stanza-cassaforte un'altra dozzina di box. Ma non basta. Anche a seguito di un commento col quale il New York Times sollecitava il Dipartimento di Giustizia e i magistrati, per ragioni di pubblica sicurezza, a scoprire pubblicamente le carte anche a costo di violare la segretezza delle indagini, ieri sono cominciate a trapelare indiscrezioni di alti funzionari dell'Fbi o «a conoscenza del fascicolo», proprio al NYT.

La prima è che a Trump era stato già notificato in primavera un mandato di comparizione, e a giugno c'era poi stato un colloquio tra Jay Bratt, il capo del controspionaggio al Dipartimento di Giustizia, e l'avvocato di Trump, Evan Corcoran. E per qualche secondo aveva pure fatto capolino lui, Donald, che «ha una lunga storia scrive il NYT di tentativi di sedurre i funzionari che investigano sulle sue pratiche».

E tuttavia quelle scatole in più non sono saltate fuori. L'indiscrezione serve a dimostrare che il blitz si è reso necessario per la mancata collaborazione del Presidente, e che gli era stata data la possibilità di evitare l'umiliazione del sopralluogo, peraltro effettuato dopo essersi accertati che lui non era in villa. Inoltre, i magistrati avrebbero chiesto le registrazioni video di quanti avevano avuto accesso alle stanze incriminate, e nello stesso periodo avrebbero avvicinato diversi assistenti che avevano la possibilità di vedere che cosa e chi transitava in quegli uffici. «Tra loro anche Molly Michael».

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INDICE PUNTATO

Che è un po' come puntare l'indice su chi potrebbe aver parlato. Molly è un personaggio-chiave, perché assistente esecutiva di Trump sia allo Studio Ovale, sia a Mar-a-lago. Era lei a custodire tutte le note a mano sugli incontri anche informali del Presidente. E il suo nome ha generato un interesse dei media quando si è saputo che nelle ore cruciali dell'assedio a Capitol Hill, lei stranamente era assente. Altra sottolineatura delle fonti anonime del New York Times, in sintonia con quelle già citate da Wall Street Journal e Newsweek, i documenti che sarebbero stati portati o spediti illegalmente in Florida dall'ex Presidente sono «classificati», di natura tale da costituire un «pericolo per la sicurezza nazionale se finiti nelle mani sbagliate. In gergo, l'informatore principale è denominato C-1, ma potrebbe non essere l'unico, potrebbero esserci anche C-2 e C-3.


DIBATTITO SOCIAL

I social si stanno scatenando con le supposizioni, c'è addirittura chi chiama in causa Melania Trump, mentre l'ex capo dello staff della Casa Bianca, Mick Mulvaney, si affretta a dire che nulla sapeva delle ulteriori scatole di documenti. «Neanche sapevo che esistesse una cassaforte a Mar-a-lago». Infine, fonti fanno notare che l'Fbi, per ottenere l'autorizzazione alla perquisizione da parte del magistrato competente in Florida, ha dovuto presentare elementi più che consistenti. A prova di sfuriate alla Trump.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

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