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Trump, cosa c'è dietro la perquisizione dell'Fbi e cosa rischia l'ex presidente Usa

Trump, cosa c'è dietro la perquisizione dell'Fbi e cosa rischia l'ex presidente Usa
di Cristiana Mangani
5 Minuti di Lettura
Martedì 9 Agosto 2022, 11:41 - Ultimo aggiornamento: 16:21

Documenti, alcuni dei quali “top secret”. L'ex presidente Usa Donald Trump ha confermato che gli agenti dell'Fbi sono entrati a Mar-a-Lago, la sua villa a Palm Beach, dicendo che «hanno persino fatto irruzione nella mia cassaforte». La Cnn spiega che l'ex inquilino della Casa Bianca si trovava alla Trump Tower di New York quando il mandato di perquisizione è stato eseguito in Florida. «La mia bella casa, Mar-A-Lago  è attualmente sotto assedio, perquisita e occupata da un folto gruppo di agenti dell'Fbi», ha detto Trump, che parla di un «attacco dei Democratici della sinistra radicale che disperatamente non vogliono che mi candidi alla presidenza nel 2024».

La perquisizione nell'ambito dell'inchiesta sul suo mandato

La notizia è di quelle bomba e, al momento, non c'è alcuna conferma da parte del Dipartimento di giustizia o dell'Agenzia. «Dopo aver lavorato e collaborato con tutte le principali agenzie governative - ha tuonato ancora Trump - questo raid non annunciato nella mia residenza non era né necessario né appropriato».

Secondo le prime informazioni, la perquisizione è l’ultimo passo di una lunga inchiesta per verificare se al termine della sua presidenza Trump abbia sottratto documenti riservati relativi al suo mandato. Il Presidential Records Act prevede infatti che tutti i memo, le lettere, le note e il resto delle comunicazioni scritte relativi ai compiti d’ufficio di un presidente siano trasferiti all’Archivio nazionale alla fine del mandato. Lo scorso gennaio si è scoperto che Trump aveva tenuto per sé quindici scatoloni di questi documenti (molti dei quali top secret, come alcune lettere del dittatore nordcoreano Kim Jong-un), poi restituiti dallo stesso tycoon: per questo motivo gli agenti dell’Fbi hanno perquisito anche la cassaforte dello studio della villa. Si tratta del primo caso di perquisizione da parte dell’Fbi in una residenza di un ex-presidente. Senza contare che l’attuale direttore del Bureau, Christopher Wray, è stato nominato nel 2017 proprio da Trump.

La Casa Bianca non informata 

Dalla Casa Bianca hanno fatto sapere di non essere informati. E non sarà un caso che proprio ieri la Cnn ha pubblicato l’anticipazione di un libro di Maggie Haberman, giornalista del New York Times, che contiene fotografie di note scritte a mano che sarebbero state distrutte alla Casa Bianca dallo stesso Trump, che le avrebbe poi gettate nel gabinetto. Se le indagini dimostrassero che ha effettivamente sottratto o distrutto documenti, le conseguenze per l’ex presidente potrebbero essere gravi: la legge americana prevede pene fino ai tre anni di carcere, e l’esclusione da qualsiasi carica pubblica negli Stati Uniti.

 

La perquisizione potrebbe anche avere a che fare con l'indagine sull'assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 dopo che nelle settimane scorse il cerchio si è stretto attorno a Trump e il dipartimento di Giustizia ha iniziato a indagare sul suo comportamento nei giorni precedenti alla rivolta. 

Ma qualunque sia la natura dell'indagine, per l'ex presidente Usa è “pilotata” dai Democratici che, a suo dire, vogliono utilizzare il sistema giudiziario del Paese come un’arma politica  Il team dell’Fbi ha forzato una cassaforte e ha portato via parecchio materiale. Uno dei figli di Trump ha, però, twittato  che «la cassaforte era vuota».

Tutte le indagini su Trump

Sono diverse, comunque, le indagini aperte nei confronti del tycoon. La procuratrice generale dello Stato di New York, Letitia James, da mesi conduce un’inchiesta sugli affari finanziari della holding trumpiana. Secondo i primi accertamenti, i vertici aziendali avrebbero gonfiato il valore degli asset per ottenere più facilmente finanziamenti bancari. Anche se, nel caso di Trump, sono sotto esame le manovre per rovesciare il risultato delle elezioni del 2020 e per fomentare l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. Nei giorni scorsi sono stati convocati davanti a un «gran jury federale» (un gruppo di cittadini con la supervisione di un giudice) alcuni dei collaboratori più stretti dell'ex presidente. E la Commissione parlamentare che indaga sull’assalto si sta preparando in queste ore ad ascoltare due testimoni chiave: l’ex segretario di Stato Mike Pompeo e il candidato repubblicano a governatore della Pennsylvania Doug Mastriano, che nel 2020 avrebbe preparato una lista di «elettori alternativi» per garantire a Trump la vittoria nello Stato.

Dalle possibili frodi elettorali alle inchieste legate al business di famiglia per pagare meno tasse sono, comunque, diverse le inchieste che pendono sulle società e sull'uomo d'affari. Quale di questa ha portato alla perquisizione è ancora presto per saperlo con certezza.

C'è da dire, però, che se anche Trump finisse in carcere per aver trafugato i documenti dalla Casa Bianca secretati, potrebbe ugualmente candidarsi alle prossime elezioni e diventare presidente nel 2024. Secondo diversi esperti legali consultati dal New York Times e da Insider, l’essere in cella non impedirebbe la nomina. In base alla legge statunitense, coloro che «scientemente e illegalmente nascondono, rimuovono, mutilano, cancellano, falsificano o distruggono» documenti governativi rischiano il carcere fino a tre anni. Si potrebbe pensare che questo sia sufficiente a impedire a un candidato di diventare presidente, ma secondo esperti legali, pare non sia così. Nella costituzione degli Usa, gli unici requisiti richiesti ai candidati sono essere cittadino statunitense non naturalizzato da almeno 35 anni e aver vissuto nel Paese per almeno 14 anni. Se dovesse trovarsi in carcere al momento delle prossime elezioni, questo non gli impedirebbe di correre per la presidenza, ha spiegato a Insider Michael Gerhardt, professore di legge costituzionale dell’Università della Carolina del Nord. Ci sono anche dei precedenti. Eugene Debs nel 1920 e Lyndon LaRouche nel 1992 si candidarono e ottennero milioni di voti – anche se non abbastanza per vincere – pur trovandosi in cella.

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