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Putin, sì all'export di grano dai porti sottratti a Kiev. Richiesta anche dall’Africa

Il senegalese Sall incontra Putin a Sochi: «Il nostro Continente rischia la carestia». Il Cremlino: faremo partire il cereale ucraino da Mariupol e Berdyansk

Grano russo chiesto dall'Africa. Putin: sì all export dai porti sottratti a Kiev
di Gabriele Rosana
5 Minuti di Lettura
Sabato 4 Giugno 2022, 00:46 - Ultimo aggiornamento: 07:54

«Siamo lontani dal teatro di guerra, ma siamo anche noi vittime della crisi economica prodotta dal conflitto». Mentre l’Onu continua a tessere la tela di un negoziato «molto complesso» per arrivare allo sblocco dei porti del Mar Nero, ieri, nel 100esimo giorno di guerra, l’Africa si è presentata alla corte di Vladimir Putin, nella residenza di Sochi, con un solo punto in agenda: scongiurare l’emergenza alimentare. «Se qualcuno vuole risolvere il problema dell’esportazione del grano, il modo più semplice è attraverso la Bielorussia. Nessuno lo sta impedendo. Ma per questo bisogna revocare le sanzioni alla Bielorussia», ha precisato ieri Putin in un’intervista con la tv Rossiya-1. L’offerta per sbloccare l’export è quella di sfruttare gli scali di Mariupol e Berdyansk, cioè quelli sottratti all’Ucraina. «Garantiremo un passaggio pacifico e la sicurezza dei porti, l’ingresso di navi straniere e il loro movimento lungo il Mar d’Azov e il Mar Nero in qualsiasi direzione».

I passaggi

Il suo piano Putin lo spiega così, durante l’intervista: «L’esportazione di grano ucraino noi non la impediamo. Ci sono diversi modi per organizzare le spedizioni. Il primo: utilizzare i porti che sono sotto il controllo dell’Ucraina, a iniziare da quello di Odessa e poi quelli vicini. Non siamo stati noi a sbarrare gli accessi al porto: è stata l’Ucraina a farlo. Loro ora devono far sparire le mine e fare in modo che le navi cariche di grano vadano al largo. La seconda strada è quella dei porti del Mar d’Azov che sono sotto il nostro controllo; noi siamo pronti a garantire l’esportazione regolare. Abbiamo già avviato, anzi stiamo finendo, i lavori di sminamento». Per non far marcire il grano nei depositi, Putin immagina anche complesse esportazioni via terra e sembra un modo per respingere l’accusa di aver fermato la partenza dei cereali con l’assedio dei mari e degli scali marittimi. «Si può fare anche attraverso il Danubio e attraverso la Romania e l’Ungheria - dice il presidente russo - Infine è possibile trasportare il grano passando dalla Polonia. Sì, ci sono alcuni problemi tecnici lì, perché lo scartamento è diverso e i carrelli dei vagoni devono essere cambiati. Ma è solo questione di poche ore, tutto qui». Nel frattempo tutto resta in sospeso. 

Le conseguenze

Nel corso della sua visita russa, ieri, il presidente di turno dell’Unione africana, il leader senegalese Macky Sall, ha chiesto alla Russia «di prendere contezza delle conseguenze della guerra» che, a vario titolo, stanno mettendo in ginocchio le economie in via di sviluppo del sud del mondo, dipendenti dalle forniture ucraine e russe per circa la metà del loro fabbisogno. Parlando da Ginevra, il vicesegretario generale delle Nazioni Unite Amin Awad ieri s’è detto «ottimista che la diplomazia possa fare qualche passo avanti», in particolare grazie alle pressioni dei Paesi africani vicini a Mosca. «Rimuovere il blocco dei porti del Mar Nero è l’unica opzione per evitare una carestia planetaria», hanno spiegato dal World Food Programme dell’Onu. Il conflitto sta limitando, da una parte, l’accesso a mais, grano e semi di girasole (sono almeno 22 milioni le tonnellate bloccate nelle navi commerciali nei porti del Mar Nero) e, dall’altra, complici stavolta le misure occidentali, restringendo le possibilità di acquisto dei fertilizzanti, necessari per «la difficile situazione dell’agricoltura africana. Dobbiamo lavorare insieme per risolvere questi due problemi», ha aggiunto Sall, che si è detto «rassicurato» dopo i colloqui di Sochi: «Putin è consapevole che la crisi e le sanzioni stanno creando seri problemi per le economie più deboli, come le nostre». Per l’Unione africana, l’organizzazione che mette insieme tutti i Paesi del continente, si rischia «una catastrofe» per la sicurezza alimentare: nel 2020 erano quasi 300 milioni gli africani a rischio fame e con difficoltà di accesso ai beni primari: numeri destinati a crescere come conseguenza dell’aumento dei prezzi dei prodotti agroalimentari (che hanno già superato quelli delle cosiddette Primavere arabe del 2011), aggravati anche dalle imponenti siccità nel continente. 

La reazione

L’Africa ha finora mantenuto una certa terzietà fra Occidente e Mosca nella reazione all’invasione dell’Ucraina, con 17 Paesi che si sono astenuti alle Nazioni Unite al momento del voto sulla risoluzione di condanna dell’operazione militare, a marzo. Intervenendo al Vertice dei capi di Stato e di governo dell’Ue, martedì scorso, Macky Sall aveva spiegato che l’esclusione di gran parte delle banche russe dal circuito internazionale Swift sta complicando le cose per l’Africa nelle catene di approvvigionamento globali.

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