LUIGI DI MAIO

Attanasio e Iacovacci, atterrato a Ciampino l'aereo con le salme: ad accoglierle Draghi, Di Maio e Guerini

Martedì 23 Febbraio 2021 di Alessia Marani
Attanasio e Iacovacci, le salme a Roma alle 23: saranno accolte da Draghi, Di Maio e Guerini. Domani le autopsie

L'aereo militare che trasporta le salme di Luca Attanasio e di Vittorio Iacovacci, l'ambasciatore e il carabiniere italiani morti durante l'attacco a un convoglio Onu del World Food programme (Wfp), nella Repubblica Democratica del Congo, è atterrato alle 23.10 all'aeroporto di Ciampino. Nello scalo romano, oltre ai parenti delle vittime, ci sono il premier Mario Draghi e i ministri della Difesa e degli Esteri, Lorenzo Guerini e Luigi Di Maio e il comandante generale dell'Arma Teo Luzi. Assente per una lieve indisposizione il presidente Sergio Mattarella che con un messaggio ha comunque garantito la sua vicinanza.  familiari delle due vittime sono arrivati a Ciampino alle 22.20. A portare in spalla le due bare sono i carabinieri, commilitoni di Iacovacci arrivati da Gorizia.

 

 

 

Dopo la benedizione delle salme da parte dell'ordinario militare, il presidente del Consiglio Draghi ha reso gli onori ad Attanasio e Iacovacci: si è soffermato davanti ai feretri e ha toccato le bare. È seguito un momento molto commovente di raccoglimento. È stato suonato il silenzio e poi le bare avvolte dal tricolore sono state portate via dai carri funebri. I familiari si sono poi trattenuti con il premier che ha rivolto loro parole di conforto.

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Nel frattempo si attende l'avvio delle indagini. in particolare, saranno i pm di Roma Sergio Colaiocco e Alberto Pioletti ad indagare sulla morte dei due funzionari. Che al momento ipotizzano un sequestro di persona con finalità di terrorismo e hanno disposto l'autopsia dei due corpi, che verrà effettuato domani presso l'istituto di medicina legale del Policlinico Gemelli di Roma.

 

 

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Le indagini sulle armi

 

I carabinieri del Ros svolgeranno in Congo, su delega della Procura di Roma, un'accurata ricognizione delle armi utilizzate dai ranger intervenuti nel luogo dell'agguato. I Ros acquisiranno informazioni sulle armi in dotazione al corpo che si occupa di vigilare il Parco del Virunga. Secondo una ricostruzione, vi sarebbe stato uno scontro a fuoco tra i ranger e i rapitori ed è in questa fase che avrebbero perso la vita i due italiani. Oggi la presidenza congolese ha sottolineato che sono stati gli aggressori a sparare a bruciapelo a entrambi. Nel frattempo il Ministero degli Esteri, si legge in una nota della Farnesina, ha annunciato che tenterà ogni via per ricostruire l'intera vicenda in cui hanno perso la vita Attanasio e Iacovacci. Nelle prossime ore è prevista inoltre un'informativa del ministro degli Esteri: «Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio interverrà nelle prossime ore o domani», lo ha dichiarato alla Camera il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà, rispondendo a una nuova richiesta del gruppo di Fdi che ha sollecitato il ministro a ricostruire l'attacco.​

 

 

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Il giallo

 

Gli aggressori erano armati di machete e cinque fucili automatici modello Kalashnikov. L'agonia dell'ambasciatore italiano, colpito all'addome, è durata un'ora, si legge nel comunicato. Al momento, tuttavia, le Fdlr Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr) hanno negato qualsiasi coinvolgimento nell'attacco. Nella giornata di ieri, infatti, erano emersi subito dei dubbi a proposito della scorta: in particolare, le autorità del Congo avevano dichiarato di non essere a conoscenza della presenza dell'ambasciatore italiano nel convoglio. Questo il motivo per cui non sarebbe stata fornita una scorta adeguata. Inoltre, la pista era già stata perlustrata ed era considerata fino a quel momento sicura.

 

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Il rapporto dell'intelligence

Il primo rapporto dell'intelligence riporta che nella mattinata di ieri, in prossimità di Kibumba (la Nord di Goma, nella provincia di Nord Kivu), Attanasio e Iacovacci sono rimasti uccisi insieme al loro autista mentre, «a bordo di un autoveicolo che faceva parte di un convoglio di due automezzi non blindati del Wfp dell'Onu, stavano percorrendo il tratto di strada che collega Goma a Rutshuru (dove era prevista una visita ad un programma di alimentazione scolastica del Wfp)», si legge. Stando ai servizi segreti era presente anche Rocco Leone, vice Capo del World Food Programme nella Repubblica democratica del Congo, che è rimasto illeso.

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Secondo la ricostruzione degli 007 «a circa 25 chilometri dalla città di Goma, la prima autovettura, sulla quale viaggiavano le vittime, è stata oggetto di colpi di arma da fuoco esplosi da un gruppo armato che avrebbe agito per rapinare il convoglio e/o sequestrare personale dell'Onu». Dopo aver ucciso l'autista gli assalitori «hanno aperto il fuoco sugli altri occupanti del veicolo; subito dopo hanno prelevato dal mezzo l'ambasciatore Attanasio e il carabiniere Iacovacci (probabilmente già feriti), presumibilmente al fine di rapirli e chiedere poi un riscatto in denaro».

La ricostruzione

A quel punto un addetto alla sicurezza dell'Onu che viaggiava sulla seconda vettura - che non è stata coinvolta dallo scontro - avrebbe intavolato «una trattativa con gli assalitori, chiarendo lo status dei connazionali». Tuttavia vi sarebbe stato uno scontro a fuoco tra gli assalitori ed elementi appartenenti alle forze Rangers ed all'Esercito congolese. «A seguito della sparatoria sarebbe rimasto ferito anche un agente della Sicurezza del Parco Virunga, di scorta al convoglio», sottolinea una prima ricostruzione.

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Attanasio e Iacovacci sarebbero stati successivamente abbandonati, anche se non è chiaro se a quel punto l'ambasciatore e il carabiniere fossero già morti. Tale ricostruzione trova elementi di riscontro in quanto affermato subito dopo l'accaduto dal governatore della Regione del Nord Kivu, Carly Nzanzu Kasivita, secondo il quale l'ambasciatore ed il militare sarebbero stati uccisi, successivamente al loro prelevamento dalla vettura, dopo che il commando armato era stato ingaggiato da una pattuglia dei Rangers del Parco Nazionale del Virunga. Il luogo dell'agguato è ricompreso in un'area, denominata "Zona delle tre antenne".

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Si tratta di una zona ad alto rischio per la sicurezza: nel maggio del 2018 sono stati rapiti due cittadini britannici, poi rilasciati. Il territorio è contiguo al Parco di Virunga all'interno del quale operano diverse milizie armate che si sono formate a seguito di guerre civili ufficialmente terminate nel 2003. Uno dei gruppi più pericolosi e più attivo dell'area è quello delle Forze Democratiche Alleate (Allied Democratic Forces - Adf) che il 10 gennaio hanno ucciso 6 ranger proprio nello stesso Parco. L'attacco, secondo le valutazioni della nostra intelligence, si inserisce in un contesto securitario di estrema fragilità, che caratterizza l'area del Kivu del Nord negli ultimi 20 anni.

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I possibili aggressori

Una delle principali cause di instabilità risiede nell'arrivo delle milizie Hutu rwandesi in territorio congolese (1994) e negli interessi economici derivanti dallo sfruttamento delle enormi risorse minerarie dell'area, che hanno ostacolato il disarmo di tali milizie. Nell'area sono attive circa 100 milizie armate che, operando su base etnica, agiscono spesso in cooperazione tra di loro, a scopi di autofinanziamento. La zona a Nord di Goma (capoluogo del Nord Kivu) è principalmente occupata da una vasta area forestale (Parco nazionale del Virunga) che offre protezione alle attività delle varie milizie (traffici illeciti di materie prime, contrabbando, racketing).

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Nell'area adiacente al luogo dell'attacco operano storicamente diversi gruppi armati tra cui i principali risultano essere: Fdlr-Foca (Forze democratiche per la llberazione del Ruanda, braccio politico delle Forze combattenti Abacunguzi), Nyatura Cmc (Collectif des Mouvements pour le Changement) Mai Mai, Charles alias Afrc alias Afarpm (Alliance des Forces Armees de Resistants Patriotes Mai Mai). Il gruppo delle Allied Democratic Forces (Adf), di origine ugandese, recentemente sospettato di adesione al jihadismo, opera di norma in una zona molto più a Nord di Rutshuru (Beni), nel parco di Virunga.

 

Le dinamiche dell'evento sembrano evidenziare che gli assalitori fossero a conoscenza del passaggio del convoglio lungo la viaria RN2. Appare probabile che l'evento sia da ricondurre a una delle tre milizie sopracitate e/o forze affini (Hutu ruandesi), che potrebbero aver condotto l'azione a scopo di rapina. Il personale e i mezzi della missione Monusco sono un target generalmente pagante. Allo stato, tuttavia, non si può escludere che l'azione sia riconducibile ad elementi Adf, anche in relazione alla presenza di una cellula logistica del gruppo in Goma. Dal 2017, nella parte meridionale del Parco di Virunga (Provincia del Nord Kivu) sono stati registrati circa 1300 incidenti di sicurezza con vittime, oltre 1.280 scontri e quasi 1.000 casi fra sequestri e rapimento ai fini di riscatto.

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L'instabilità

Nel Paese, inoltre, è recentemente emerso un crescente dinamismo terroristico dell'Islamic State Central Africa Province (Iscap), la locale affiliazione del Daesh. Il gruppo avrebbe guadagnato il controllo di alcune zone, stabilendo delle basi operative nelle aree di Rwenzori e Irumu dalle quali lanciare operazioni terroristiche effettuate, sia mediante l'utilizzo di armi e munizioni sequestrate dai militanti a seguito di attacchi realizzati contro le forze militari e di sicurezza congolesi, sia attraverso Ied e granate. Un team della presidenza della Repubblica democratica del Congo partirà oggi per Goma per seguire l'inchiesta sull'agguato costato la vita ieri all'ambasciatore italiano Luca Attanasio, al carabiniere Vittorio Iacovacci e all'autista alla guida del loro mezzo. Lo rende noto il sito Cas-Info.

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I servizi competenti, si legge, sono stati istruiti a fare in modo «che sia fatta luce su questo crimine odioso nei migliori tempi possibili» e i responsabili siano «identificati e portati davanti alla giustizia». Un comitato di crisi si è riunito ieri e ha esaminato il rapporto del governatore del Nord Kivu Carly Nzanzu Kasivita. Due decisioni importanti sono state prese, oltre alla partenza di un inviato della presidenza per Roma, con una lettera per il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi, «l'invio di un team della presidenza a Goma, oggi, per seguire l'inchiesta e riferire regolarmente al capo dello stato»

 
 

Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio, 07:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA