Congo, morto Luca Attanasio, l'amico prete: «Pareva un ragazzo, amava questa gente più di noi»

Congo, morto Luca Attanasio, l'amico prete: «Pareva un ragazzo, amava questa gente più di noi»
di Camilla De Mori
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Martedì 23 Febbraio 2021, 07:47 - Ultimo aggiornamento: 08:37

«Ci vedremo fra poco. Adesso devo proprio partire. Ma tornerò». Padre Pierfrancesco Agostinis, 51 anni, missionario saveriano in Congo, originario di Ovaro in provincia di Udine, non poteva immaginare che quelle sarebbero state le ultime parole che avrebbe ascoltato dal suo amico Luca. «Per noi l'ambasciatore Attanasio era Luca, senza protocolli», racconta. «Luca era un uomo che ce la metteva tutta per fare del bene e amava questo Paese come noi missionari. Forse di più. Era in visita in Sud Kivu per incontrare gli italiani che vivono qui. È partito domenica mattina per Goma. Ci siamo incontrati sabato sera a Bukavu ed è stato un incontro molto bello».

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Il saveriano ne parla come di una persona di famiglia. Attanasio «non era il classico diplomatico. Quando veniva qui in visita dormiva da noi, nella casa regionale dei Missionari saveriani. Non andava a cercarsi un hotel. Condivideva gli spazi con noi». Indimenticabile il primissimo incontro: «Mi dicono: È arrivato il nuovo ambasciatore. Io sento una pacca sulle spalle e vedo un ragazzo giovane che si presenta dicendo: Ciao, sono l'ambasciatore».
Il missionario friulano, arrivato per la prima volta in Congo 25 anni fa, da studente, per poi tornare nel 2004 a Kinshasa, dove ha trascorso una decina d'anni e approdare a Bukavu tre anni fa dopo una breve parentesi a Parigi per studio. Nell'incontro di sabato padre Agostinis aveva conosciuto anche il carabiniere Vittorio Iacovacci. «Credo gli mancasse solo un mese per terminare il servizio in Congo e rientrare a casa. Aveva tutta la vita davanti». Il luogo dove è avvenuto l'agguato al convoglio «è una zona molto pericolosa - racconta padre Pier, che nel 2008 si salvò per miracolo da uno spaventoso incidente aereo -. Il Congo è un Paese difficile. Attraversare quel parco è pericoloso. Dove siamo noi c'è molta violenza, si spara anche in pieno giorno, ma nella gran parte dei casi si tratta di intimidazioni per furti, difficilmente le persone muoiono. Quella dove è stato ucciso Luca, invece, è una zona in cui ci sono diversi gruppi armati».

In viaggio

Nonostante l'atmosfera esplosiva, ieri padre Agostinis si stava preparando a partire per Goma: «Non abbiamo paura. Partiremo con il primo battello in quattro missionari, per essere presenti e testimoniare che Luca era una persona che ha amato il Congo. Era anche un papà: voleva tornare da noi con la sua sposa fra un mese per fermarsi più a lungo».
 

 
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