Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Sabaudia, soldi e favori: arrestata la sindaca Giada Gervasi. «Ci ha salvato il Covid»

Privilegi per i balneari morosi. «Il virus coprirà il flop dei mondiali di canottaggio»

«Grazie a Dio e al Covid non scopriranno il nostro fallimento sulla coppa del mondo di canottaggio»
di Vittorio Buongiorno e Camilla Mozzetti
5 Minuti di Lettura
Martedì 22 Febbraio 2022, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 20:25

SABAUDIA «Grazie a Dio, grazie al Coronavirus»: la pandemia copre gli affari loschi che il Comune di Sabaudia aveva firmato nell’organizzazione della Coppa del mondo di Canottaggio. 
Sulla sabbia si inizia ad indagare dopo il tentativo incendiario di un uomo che se la prende con le istituzioni, ree a suo dire di non controllare accuratamente la gestione delle concessioni balneari su uno dei tratti più noti del litorale laziale. I soldi dovuti da chi, per anni, con gli stabilimenti di Sabaudia ha fatto fortuna e quelli realmente pagati all’amministrazione. Poi però il faro degli inquirenti dalla “sabbia” si sposta su qualcos’altro e stavolta l’incendio divampa per davvero ma su un altro fronte: quello della gestione degli appalti e delle gare per l’organizzazione dei mondiali di canottaggio. E il Comune della località a sud di Roma prende fuoco. 

Sistema "Sabaudia", favori e privilegi: ecco tutti gli stabilimenti che non pagavano il demanio. La lista

È finita ai domiciliari la sindaca di Sabaudia, Giada Gervasi (ieri sera si è dimessa dall’incarico) insieme ad altre 11 persone, (per altre quattro è stata disposto il divieto di dimora e la sospensione dai pubblici uffici) con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta proprio per quel grande appuntamento sportivo previsto per il 2020 e rimandato al 2021 a causa della pandemia. I carabinieri del Nucleo investigativo di Latina coordinati dalla Procura hanno fatto luce su un sistema che partendo dal Municipio aveva favorito ditte amiche per la realizzazione dell’impianto di gara. Ed è così, dunque, che dall’indagine avviata per controllare il sistema di gestione delle autorizzazioni degli stabilimenti balneari - su cui sono in corso delle verifiche perché tante sarebbero le realtà morose - si è scoperto il “sistema” Coppa del mondo. 

IL SISTEMA
È il 2018 quando si pensa al lago Paola di Sabaudia come epicentro della gara mondiale di canottaggio. Il Comune istituisce un comitato organizzatore e avvia le gare per l’assegnazione degli appalti necessari alla realizzazione del campo di gara e non solo per un giro di affari di circa un milione di euro. I procedimenti sono regolari ma su questi - è l’accusa - sia la sindaca che il direttore generale del Comitato, Luigi Manzo (ai domiciliari), con l’ausilio di diversi dipendenti dell’amministrazione, assessori compresi, lavoreranno per revocare gli incarichi alla ditte regolarmente vincitrici, al fine di favorirne altre, tra cui quella di Giuseppe Pellegrino, anche lui finito ai domiciliari. Nel novero delle accuse anche quella della turbativa sulla gara di un altro appalto per la realizzazione di un impianto di cablaggio del campo di gara stesso. Ma per far questo, revocare e far risultare vincitrici altre ditte, serve tempo che viene sottratto all’organizzazione dell’evento con il rischio di farlo saltare.

Si arriva al 2020 manca pochissimo ed è ancora tutto in alto mare ma a “salvare” il sistema arriva la pandemia da Covid-19 su cui gli odierni indagati festeggeranno perché il virus farà saltare l’appuntamento coprendo i ritardi dovuti alle magagne sugli appalti. Gli indagati fanno credere alla Fisa, la Federazione internazionale degli sport acquatici di aver ultimato i lavori per lo svolgimento della Coppa del mondo e tacciono la realtà anche alla Prefettura e alla Questura, coinvolte per la preparazione del piano di sicurezza. Poi arriva “salvifica” la pandemia di cui sindaca e collaboratori gioiscono: «La fortuna - dice Manzo intercettato - se così si può dire, ci sta salvando la pelle e le pa...». Gli indagati «arrivarono persino a sperare - si legge nell’ordinanza del gip Giorgia Castriota - in una diffusione del Coronavirus che avrebbe così costretto le autorità sportive all’annullamento delle manifestazioni, per poter così coprire mediaticamente quello che altrimenti sarebbe stato un clamoroso fallimento organizzativo della Gervasi e del Manzo». Non solo, entrambi «toccavano ferro» affinché il Covid-19 costringesse poi la Fisa a decidere il trasferimento della seconda prova della Coppa del mondo da Varese a Sabaudia «facendo presagire un ulteriore guadagno per gli indagati» è scritto ancora nel provvedimento.

LE CONCESSIONI
Al fianco c’è poi tutta l’attività messa in essere dalla sindaca a favore di Mario Ganci, un imprenditore nonché segretario del sindacato balneari, che chiede alla Gervasi il ritiro dei provvedimenti di revoca delle concessioni per gli stabilimenti morosi ma non solo. Ma gli irregolari sono anche altri. I responsabili dell’Ufficio Demanio Marittimo e Suap avviano anche il procedimento di revoca dell’autorizzazione del chiosco “Polidoro” riconducibile al segretario dello staff della sindaca. «Le conseguenze di tale “affronto” - si legge ancora nell’ordinanza - sono state il trasferimento» della dipendente «che aveva avviato il procedimento e poi le minacce al capo settore che aveva disposto la revoca dell’autorizzazione». 
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA