Premio Messaggero per i giovani. «Far scrivere gli studenti è la ricetta anti-bullismo»

Premio Messaggero per i giovani. «Far scrivere gli studenti è la ricetta anti-bullismo»
di Camilla Mozzetti
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 6 Gennaio 2021, 08:12 - Ultimo aggiornamento: 7 Gennaio, 07:37

Della lotta al bullismo e al cyberbullismo la professoressa Patrizia Chelini, che da anni insegna all’istituto comprensivo Corrado Melone di Ladispoli, ha fatto una delle sue missioni. Affezionata per vocazione ai ragazzi insegna ormai da 23 anni e a partire dal 2017 è diventata referente del progetto contro la violenza fisica (e non solo) tra gli studenti della sua scuola. Ma fin da allora ha usato un approccio nuovo e diverso rispetto a quello praticato da altri istituti che punta a far partecipare attivamente i ragazzi nell’equipe di “controllo” da lei diretta insieme ad altri colleghi. In sostanza non sono solo più i prof a raccogliere le denunce o a verificare che nell’istituto non ci siano episodi incresciosi e rischiosi per la salute fisica e mentale degli alunni. Ci sono anche loro che partecipano attivamente al progetto.

«A scuola sono stati eletti 12 ragazzi dai loro compagni che ci aiutano - spiega la professoressa Chelini - e ci avvisano se vengono a conoscenza di qualche episodio di bullismo o cyberbullismo ma non come se fossero delle spie, il loro contributo è fondamentale perché riescono a vedere aspetti che magari a noi adulti sfuggirebbero e poi insieme decidiamo come intervenire. Il contributo dei giovani che aiutano altri giovani è fondamentale: parlano con le vittime e loro si aprono a volte anche con l’aggressore per cercare una mediazione che spesso avviene e una soluzione si trova sempre. La loro di fatto è una vera squadra in supporto al progetto».

Professoressa Chelini lei insegna ormai da 23 anni e di generazioni ne ha viste crescere almeno due. Come sono cambiati i giovani?
«Noto una grande richiesta affettiva diversa dal passato, c’è una costante sensazione di messa alla prova e la voglia di combattere anche più di prima per acquisire una sorta di autorevolezza».

Anche la violenza è strumento praticato di frequente per raggiungere questa autorevolezza?
«Con il team dell’antibullismo ci sono capitate tante storie, leggiamo le chat dei ragazzini e mi creda: a volte viene fuori una violenza verbale inaudita per degli alunni ancora piccoli che però arrivano a minacciare di morte i loro compagni. C’è un vero sdoganamento della violenza fisica e verbale, reso più facile anche dai modelli presi come riferimento. Penso alla musica ad esempio, ritenuta linguaggio universale. Ebbene molti giovani parlano come alcuni rapper ad esempio fanno propri quei linguaggi usandoli poi contro gli altri».

Come si è inserita e che effetti ha prodotto la pandemia del Covid-19 in un contesto così delicato e complicato?
«Tutte le situazione più borderline sono peggiorate sia da un punto di vista di apprendimento che di socialità. I ragazzi più fragili stanno pagando un altissimo prezzo, la didattica a distanza di buono ha fatto emergere la totale necessità di un contatto fisico tra le persone ma ha senz’altro contribuito a rendere più difficili tante situazioni. Molti ragazzi hanno iniziato ad avere problemi di insonnia e in alcuni casi, complice l’assenza di una presenza familiare, questi ragazzi non studiano non si applicano a nulla che non sia il gioco con la playstation anche per tutta la notte. Ma sono giovani che non devono essere persi che hanno bisogno di stimoli».

Ecco gli stimoli. A tal proposito Il Messaggero ha bandito un concorso letterario “Cosa è importante per me” per chiedere ai ragazzi quali siano i valori di riferimento oggi. Come valuta quest’iniziativa?
«È senz’altro molto utile. I ragazzi quando scrivono tirano anche fuori delle cose sorprendenti. Ricordo ad esempio che tempo fa assegnai un tema partendo da Ariosto e dal palazzo di Atlante per capire quali fossero i desideri da realizzare. Un’alunna scrisse che sognava la propria famiglia unita, un altro compagno di poter avere una vita senza fretta. Ecco, questi ragazzi hanno idee, pensieri profondi, che vanno però solleticati e stimolati e quando la richiesta arriva da un soggetto estraneo alla scuola, come in questo caso Il Messaggero, loro si mettono alla prova invogliati dall’importanza dell’iniziativa. Concorsi come questo sono fondamentali per allenare i ragazzi al vivere civile».
 

Ecco le regole per partecipare

Il testo dovrà essere inviato in formato digitale (file Word o Pdf) all’indirizzo email concorso-letterario@ilmessaggero.it. È necessario allegare anche il modulo di partecipazione scaricabile cliccando qui. Gli elaborati dovranno essere inviati entro il giorno 20 del mese e la proclamazione dei tre vincitori (che riceveranno ognuno un tablet con l’edizione digitale del Messaggero) sarà comunicata sull’edizione cartacea e online del giornale. Anche i premi saranno inviati entro la fine di ogni mese. Gli elaborati saranno pubblicati in tutto o in parte sul giornale e sul sito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA