Premio Messaggero per i giovani. «I nostri ragazzi di periferia maturi e fuori dagli schemi»

Premio Messaggero per i giovani. «I nostri ragazzi di periferia maturi e fuori dagli schemi»
di Camilla Mozzetti
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Mercoledì 30 Dicembre 2020, 00:22 - Ultimo aggiornamento: 31 Dicembre, 00:41

Dall’istituto superiore che dirige ormai da due anni sono arrivati decine e decine di elaborati scritti dagli studenti per partecipare al concorso de Il Messaggero “Cosa è importante per me”. Per lei, la preside dell’istituto tecnico-professionale Giorgio Ambrosoli di Roma, Anna Messinese, è la dimostrazione che «i ragazzi hanno sempre molto da dire e da tirar fuori soprattutto in momenti complicati come quello che stiamo vivendo». E sì, sono giovani di “periferia” perché l’istituto si trova nel cuore di Centocelle «ma sa - aggiunge la preside - è anche arrivato il momento di sfatare delle posizioni anacronistiche per nulla corrispondenti alla realtà».

Professoressa Messinese, partiamo da qui, dall’alta partecipazione degli studenti al concorso de Il Messaggero. Cosa significa per lei?
«È arrivato il momento di sfatare una sorta di mito: nella scuola superiore che non sia un liceo ma un istituto tecnico-professionale come nel nostro caso l’impegno non è diverso, i ragazzi studiano le stesse materie, certo, con le dovute differenze come Filosofia, Latino o Greco ma la preparazione è molto buona specialmente nell’indirizzo del Tecnico “Amministrazione, finanzia e marketing” dove ci sono ragazzi che si impegnano, sanno presentarsi, elaborare, che fanno un’ottima riuscita poi all’università».

Lei è fiera dei suoi studenti?
«Assolutamente e devo dire che lo sono anche di tutti i docenti compresa l’insegnante di Italiano Francesca Lardaruccio che li ha coinvolti per partecipare al concorso».

Che gioventù è quella dell’Ambrosoli? Ma più in generale, da dirigente scolastico, come valuta i ragazzi di oggi?
«La nostra è una gioventù molto impegnata, seria ed educata. Molto responsabile. Poi certamente in una comunità di oltre mille alunni non mancano le difficoltà ma quelle ci sono e fanno parte del nostro quotidiano collettivo. Le faccio un esempio, ai tempi delle proteste quando ancora il Covid era lontano, i nostri studenti hanno sempre avuto un atteggiamento maturo e le devo dire che è uno spaccato interessante anche per raccontare l’evoluzione - e non l’involuzione - del quartiere». 

Da dove nasce l’alta partecipazione al concorso letterario?
«Seguono molto e con interesse il tema dell’inclusione in maniera le confesso che a noi dirigenti e professori ci colpisce particolarmente. Vengono perseguiti i valori di relazione, di benessere sociale».

Come hanno vissuto i giovani questi mesi, scanditi dalla pandemia, dalla scuola a distanza e anche dall’alienazione? 
«Nella nostra scuola ci siamo organizzati quasi subito anche se come tutti gli altri siamo stati travolti a marzo dalla pandemia, abbiamo cercato di proseguire con la didattica mettendo a disposizione supporti tecnici oltre che logistici. Non è stato semplice naturalmente perché da un momento all’altro ci siamo ritrovati a dover modificare sensibilmente non solo un percorso didattico ma tutto ciò che ruota intorno e che fa parte dell’apprendimento, del vivere insieme. Siamo però rimasti sorpresi: i ragazzi che erano bravi in classe lo sono stati anche da casa ma alcuni studenti particolarmente timidi con la didattica a distanza hanno fatto un exploit cioè hanno superato le proprie paure. Ci sono risvolti positivi ma anche quelli negativi. La questione dell’isolamento ha inciso su tutti quanti, i problemi comportamentali, soprattutto in una generazione se vogliamo ancora fragile, in alcuni casi si sono acuiti ma siamo convinti, e lo sono anche moltissimi giovani, che c’è modo di far tesoro delle difficoltà». 

Il Messaggero ha lanciato questo concorso in memoria di Willy Monteiro ed Emanuele Morganti per cercare anche di stimolare i giovani di oggi sull’importanza di fermarsi a riflettere e provare a dare così corpo a pensieri racchiusi solo nella mente o nel cuore. 
«È importantissimo, il concorso è uno strumento utile per tirar fuori una creatività espressiva necessaria a raggiungere l’autonomia critica delle scelte quando saranno adulti. Più strumenti a disposizione per essere poi maggiormente consapevoli della propria vita e di quella degli altri». 
 

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