Solo una scrittrice nell'elenco degli autori per la preparazione del concorso da insegnante

Giovedì 13 Febbraio 2020 di Vanna Ugolini
Enrico Galiano, professore e scrittore

Solo una scrittrice, Elsa Morante, su 42 nell'elenco degli autori da studiare per superare il concorso da insegnante. Niente Grazia Deledda, che pure ha vinto il Nobel, nè Matilde Serao, Dacia Maraini, Anna Maria Ortese, Sibilla Aleramo. Nemmeno la molto conosciuta Alda Merini o la giornalista Oriana Fallaci a cui si intestano piazze ma di cui non si leggono i libri.

Il ministero
E nemmeno la più popolare a livello planetario, quell'Elena Ferrante che ormai, nel mondo, è più conosciuta di Dante Alighieri quando si parla di letteratura italiana. In Italia il ministero continua a consigliare gli autori uomini da studiare a chi insegnerà nelle scuole, con un effetto a catena che rischia di andare a rinsaldare, se non cementificare, gli stereotipi di genere. Se pensa che anche la programmazione del web, al novanta per cento, è fatta da uomini bianchi, rischiamo di essere di fronte al "delitto perfetto". Insomma, si parla tanto di parità e di violenza contro le donne ma quando si deve mettere in atto il cambiamento culturale tanto auspicato ecco che, invece, si ripropongono gli stessi schemi. 

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La lista
Ad accorgersi della lista di autori da studiare al maschile è stato un prof e scrittore, Enrico Galiano, di Pordenone. «In realtà la notizia l'ho letta sul blog di Carolina Capria, che è una scrittrice che, invece, recensisce solo libri di donne. Questa lista di autori è uno specchio molto preciso di quello che siamo nonostante tutto. Di quanto ancora siamo fermi lì, abbiamo fatto il salto dall’universo geocentrico a quello eliocentrico, ma proprio non ce la facciamo ad andarcene da quello maschiocentrico».

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In sostanza: il reclutamento degli insegnanti prevede il concorso. Nei giorni scorsi è stata pubblicata una circolare che prevede delle linee guida da seguire se si vuole superare la prova. «Non esiste più il programma ma il fatto che vengano stabiliti questi autori detta una linea precisa a chi vuole superarlo. E salta subito all'occhio che su quarantadue nomi di autori da studiare ci siano solo un nome di donna, Elsa Morante e quarantuno di uomini». «Eppure - prosegue Galiano - la scuola dovrebbe essere il punto di partenza per il cambiamento. Invece, così sparisce la voce delle donne.  Inoltre, uno dei temi più importanti che si affrontano a scuola è il tema dell’amore, e con questo quadro di autori quello che i ragazzi leggeranno e impareranno è solo l’amore visto con gli occhi degli uomini». 

I libri di testo
Il problema si ripropone e si amplifica anche con i libri di testo.
«Se noi guardiamo le antologie, troveremo pochissimi testi di autrici femminili. Se un insegnante vuol far sentire la voce delle donne, deve portarsi i libri da casa».Il punto di osservazione dei sentimenti, della bellezza, dell'ideale della famiglia, del lavoro, che si insegna a scuola, dunque, rischia di restare quello maschile. 
«Si parla tanto di quote rosa, di parità. E anche di violenza contro le donne. Ma non lo si dovrebbe fare solo l'8 marzo e il 25 novembre. Bisognerebbe farlo tutti i giorni. Io, per esempio, che insegno nella scuola media di un piccolo paese in provincia di Pordenone,  Pravisdomini, leggo sempre in classe gli articoli che riguardano i femminicidi, che, purtroppo, sono così frequenti. Con i ragazzi e le ragazze giochiamo a scovare dov'è la frase che indicherà, in qualche modo, che la responsabilità di quanto è successo è anche della vittima. Troviamo sempre una parola che, in qualche modo, va a giustificare l'assassino, il "raptus", la "gelosia", il "tradimento". E ragazzi e ragazze lo capiscono subito. Sono molto sensibili a questi temi, anche perchè la violenza contro le donne è così diffusa che magari la vivono in famiglia o conoscono parenti o amici che sono in quella situazione».

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Gli stereotipi
Eppure, la presenza delle donne, delle loro parole e del loro pensiero «non è solo una questione di parità di genere. La voce delle donne ci serve. Ci serve conoscere il loro mondo e il loro pensiero».
Le prigioni dalle sbarre più forti sono quelle che non vediamo, sono quegli abiti invisibili e resistenti che ci vengono cuciti addosso senza che ce rendiamo conto, quando siamo bambine. «E' così. Perchè poi va detto che le donne sono la maggioranza nel campo dell'insegnamento, le ministre dell'Istruzione sono sempre state quasi tutte donne e anche tra chi scrive programmi come quello in cui è comparsa la lista di autori uomini, ci sono molte donne. Gli stereotipi sono difficili da modificare. Spesso il cambiamento è relegato al coraggio di poche e non è ancora condiviso».
Galiano, oltre ad essere professore e scrittore è anche autore e attore di uno spettacolo teatrale che porta in giro con  Pablo Perissinotto e che si chiama "Prima le donne" «in cui cerchiamo di parlare proprio di questi temi, usando la chiave dell'ironia e mostrando i lati belli dell'universo femminile, della femminilità e del valore e della forza delle donne. Abbiamo voluto che fossero proprio gli uomini a parlarne, perchè il cambiamento deve partire anche da noi».

 

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