Karl Lagerfeld confessa: «Gli altri stilisti mi odiano»

Mercoledì 18 Aprile 2018 di Gustavo Marco Cipolla
Karl Lagerfeld, credits Ansa.it

In una pepata intervista pubblicata dal magazine francese Numéro, Karl Lagerfeld non le manda a dire. Dopo la stoccata contro il movimento #MeToo, che a seguito del caso Weinstein si batte contro la violenza e gli abusi sulle donne, e l'affermazione poco gradita dal web «se non vuoi che qualcuno ti tocchi non fai la modella e ti chiudi in convento», il Kaiser della moda, alla veneranda età di 84 anni e non sentirli, si lascia andare senza veli (e peli sulla lingua) a confessioni e frecciatine sui suoi colleghi stilisti.

E alla domanda del giornalista Philip Utz «Quando Raf Simons ha lasciato Dior, si è parlato molto di come i designer siano oberati di lavoro. Cosa ne pensa?», il direttore creativo di Fendi e Chanel, nonché del brand omonimo che ha da poco inaugurato un monomarca a New York, non ha alcun dubbio sulla risposta. «Personalmente, non mi sono mai lamentato. E questo è esattamente il motivo per cui tutti gli altri designer mi odiano. Sono interessati solo alle loro dannate "ispirazioni", possono passare ore a decidere (...), o scegliere gli schizzi fatti dai loro assistenti», afferma deciso Lagerfeld, che aggiunge «ciò mi fa pensare alla distrazione. Sono una macchina».
 

 

«La cosa peggiore di tutto questo è che cercano di incolparmi per i loro problemi con gli straordinari. Azzedine (Alaïa ndr.), ad esempio, affermava che i ritmi presumibilmente insostenibili della moda di oggi erano interamente colpa mia, il che è assurdo. Quando gestisci un'attività da miliardi di dollari, devi stare al passo. E se non ti va bene, allora potresti anche andare in giro nella tua camera da letto. Mi dispiace ma l'anno scorso ho perso i miei due migliori nemici, Pierre Bergé e l'altro, Azzedine, che mi odiava, vai a capire».

«Per il funerale di Pierre, il mio fioraio mi ha chiesto: "Vuoi che mandiamo un cactus?"». Su Alaïa, nessuno sconto: secondo Lagerfeld uno stilista di talento che ha sempre ammirato ma «alla fine della sua carriera tutto ciò che ha fatto è stato realizzare scarpette da ballo per le fashion victim in menopausa». Nell'intervista il couturier non conferma di preferire gli uomini alle donne e sul suo possibile erede al trono per la direzione creativa della maison Chanel ribadisce di aver fatto il nome, nell'ormai lontano 2010, di Haider Ackermann,«ma era molto tempo fa». Mentre svela che Marc Jacobs sognava di prendere il suo posto. E all'interrogativo sui suoi funerali, che non saranno in pompa magna ma senza sepoltura, ha dichiarato di voler essere cremato e disperdere le ceneri accanto a quelle di sua madre e del suo gatto Choupette. Se quest'ultimo dovesse morire prima di lui.

 

Ultimo aggiornamento: 18:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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