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Tasse, in 15 anni la pressione fiscale in Italia è cresciuta del 4%: siamo al quarto posto in Ue

L'analisi del centro studi Unimpresa: più tartassati di noi solo i cittadini di Danimarca, Francia e Belgio

Tasse, in 15 anni la pressione fiscale in Italia è cresciuta del 4%: siamo al quarto posto in Ue
3 Minuti di Lettura
Giovedì 18 Agosto 2022, 21:29 - Ultimo aggiornamento: 19 Agosto, 00:08

Un salto di 4 punti. Particolarmente oneroso per le tasche dei contribuenti. È quello fatto dall’Italia per la pressione fiscale negli ultimi quindici anni, passando dal 39% del 2005 al 42,9% del 2021. Una crescita «senza precedenti» denuncia il centro studi di Unimpresa. Un aumento delle tasse ancora più indigesto, dato che non si è percepito un miglioramento dei servizi pubblici offerti a cittadini e imprese. Anzi, in molti casi e situazioni, le cose sono peggiorate. 

In Europa la pressione fiscale (intesa come rapporto tra le entrate complessive nelle casse dello Stato e Pil), è più alta solo in Danimarca (46,5%), in Francia (45,4%) e in Belgio (43,1%). Siamo quindi a un passo dal podio, ma si tratta di un trofeo che alletta davvero poco.
 

I cittadini italiani - denuncia ancora Unimpresa - pagano più tasse anche rispetto ai paesi dove i servizi pubblici e il welfare sono di alto livello come Svezia (42,6%), Austria (42,1%) e Finlandia (41,9%).
«Il problema è che in Italia lo Stato prende molto in termini di tasse, ma restituisce pochissimo in termini di servizi e welfare. Questo vale tanto per i lavoratori, tanto per le aziende», commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

 

LA RIFORMA
Il governo Draghi ha avviato la riforma dell’Irpef con un percorso di riduzione. E già quest’anno la pressione fiscale dovrebbe risultare più bassa rispetto al 2021. Secondo Unimpresa però è insufficiente: «Le nuove aliquote fiscali assicurano piccoli vantaggi, ma non riducono le difficoltà di chi ha sofferto di più durante la crisi». Nel frattempo la ripresa dell’economia da una parte, ma anche il rialzo dei prezzi dall’altra, spingono gli incassi del fisco. Nel primo semestre dell’anno - ha calcolato Bankitalia - le entrate tributarie sono state pari a 218,1 miliardi, in aumento dell’11,9 per cento (23,2 miliardi) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un tesoretto che arriverà in dote al nuovo governo. Non è un caso quindi che il fisco ancora una volta sia uno dei temi più caldi della campagna elettorale.

Intanto il prossimo lunedì ritornano i versamenti fiscali, dopo la pausa agostana: in calendario - ricordano i commercialisti - ci sono ben 179 adempimenti, di cui 168 sono versamenti. Tra i principali appuntamenti c’è il pagamento del saldo e acconto Irpef per i ritardatari che non lo hanno fatto entro il termine del 30 giugno. I contribuenti dovranno versare l’imposta dei Redditi persone fisiche, a titolo di saldo 2021 e primo acconto per il 2022 con gli interessi agevolati dello 0,40%, per il ritardo pagamento. Lunedì sarà l’ultimo giorno anche per il versamento Iva del mese di luglio 2022 per i contribuenti mensili e del secondo trimestre 2022, per i contribuenti trimestrali. Termine ultimo anche per l’esterometro, con la trasmissione dei dati delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi da e verso soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato. 

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