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Ruffini (Fisco): «Regole semplici per ridurre il prelievo: un fisco complicato scoraggia gli onesti»

Il direttore delle Entrate: abbiamo 800 norme tributarie e un testo unico cambiato 1.200 volte, serve una riforma

Ruffini (Fisco): «Regole semplici per ridurre il prelievo: un fisco complicato scoraggia gli onesti»
di Luca Cifoni
4 Minuti di Lettura
Domenica 5 Giugno 2022, 00:01 - Ultimo aggiornamento: 10:59

Per Ernesto Maria Ruffini lotta all’evasione fa rima con semplificazione. Intervenuto al Festival dell’Economia di Trento, il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha ribadito la propria contrarietà al carcere come strumento di contrasto all’infedeltà di una quota di contribuenti. In un colloquio con il Messaggero, approfondisce l’urgenza di un intervento di razionalizzazione: il tema è presente nella legge delega di riforma, che all’articolo 9 prevede un’opera di codificazione, ma non sembra in questa fase quello più al centro dell’attenzione.

«Abbiamo circa 800 norme tributarie, stratificate nel tempo e un Testo unico, che dalla sua approvazione nel 1986 è stato modificato più di 1.200 volte: in media 1 ogni 10 giorni».

Un paradosso ben noto a chi professionalmente si occupa di fisco (lo stesso Ruffini ha fatto per anni l’avvocato tributarista, prima di approdare all’amministrazione) ma anche un fenomeno che condiziona negativamente le entrate dello Stato. «In un contesto simile il rischio è duplice: il contribuente onesto fatica a raccapezzarsi, il disonesto invece, proprio grazie alla confusione, ha la possibilità di riuscire a nascondersi. Ecco perché organizzare la normativa attraverso codici suddivisi per materia è fondamentale. Prima di ristrutturare una casa, occorre fare ordine».

In questi anni la macchina del fisco qualche progresso lo ha fatto, sul fronte dell’innovazione tecnologica e del rapporto con i contribuenti. Ma l’anomalia legislativa resta lì, insieme ad un tax gap (differenza tra le imposte teoricamente dovute e quelle incassate) maggiore di quello di altri Paesi. «Un fisco semplice, in cui sia chiaro quanto dover pagare, non solo rappresenta un principio di civiltà, ma aiuta anche i versamenti spontanei dei contribuenti» argomenta il direttore dell’Agenzia delle Entrate. Anche i numeri sembrano dare la stessa indicazione. «Secondo le ultime cifre diffuse dal Mef e relative al 2019, l’evasione strettamente fiscale è scesa del 15% rispetto al 2014: siamo passati da 88 a 74 miliardi e mezzo. È ancora tantissimo, ma è comunque il dato più basso di sempre, dobbiamo riconoscere che negli ultimi anni molta strada è stata fatta». 

Però anche un’amministrazione che mette a segno dei progressi, fa fatica a scrollarsi di dosso un’immagine negativa che si proietta sull’intero Paese. «L’incertezza normativa, i rischi di contenzioso e la relativa tempistica limitano la capacità di attrazione dell’Italia in termini di investimenti, anche esteri ma non solo: non c’è spinta a investire se c’è la percezione di un sistema-Paese poco razionale nel suo insieme - ricorda Ruffini - disboscare la normativa è importante anche per questo» aggiungendo però che «per le aziende più grandi c’è la possibilità di aderire al regime di “adempimento collaborativo”, una sorta di tutoraggio dell’Agenzia delle entrate che garantisce un livello di certezza sulle questioni fiscali più rilevanti attraverso una interlocuzione costante e preventiva». 

Per i contribuenti, cittadini è imprese, l’attenzione alla riforma va di pari passo con l’attesa di una riduzione del prelievo fiscale. Che almeno sulla carta da qualche anno è collegato proprio ai successi della lotta all’evasione. «La Legge di Bilancio 2021 è intervenuta nuovamente sul tema prevedendo una serie di parametri. In linea generale, rendere evidente il nesso fra maggior recupero dell’evasione e riduzione del prelievo è il miglior modo per incentivare la lealtà fiscale». Ma resta l’eredità del passato, sotto forma di “magazzino della riscossione” che ha toccato quota 1.100 miliardi, di cui solo poche decine hanno la possibilità di essere recuperate.

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate ne ha parlato spesso, pur lasciando alla politica la scelta delle soluzioni da adottare: «A noi spetta indicare il problema, però è evidente che un magazzino con circa 150 milioni di cartelle accumulate diventa sempre più difficile da gestire. Ecco perché una riforma della riscossione che consenta di assicurare maggiore efficienza nel suo insieme è tanto importante. E non è un caso che sia un altro tema oggetto della delega».
 

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