Mercati, è allarme web 3.0. Micheli: «Sono diventati un casinò, finanza impazzita»

Nel giorno di avvio dei lavori del Festival la scossa di Micheli: «Finanza impazzita»

Mercati, è allarme web 3.0. «Sono diventati un casinò»
di Jacopo Orsini
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Venerdì 3 Giugno 2022, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 00:13

Lo sviluppo tecnologico e il web hanno portato un progresso formidabile, ma anche creato un oligopolio e trasformato il mercato in un casinò. Ne è convinto il finanziere Francesco Micheli, considerato da sempre tra i maggiori esperti, intervenuto al Festival dell’Economia che si è aperto ieri a Trento. «In pochi decenni - ha detto - ci sono state una serie di rivoluzioni impressionanti, alle quali né la classe politica né quella dirigente sono state in grado di provvedere. Questa triplice rivoluzione (globalizzazione, web e sviluppo delle tecniche di tlc) ha fatto sì che sia partito un progresso formidabile. Per la finanza internet è stato qualcosa di pervasivo, ma ha avuto un effetto regressivo», ha sottolineato Micheli. «Prima - ha osservato - c’erano i mercati con una pluralità di attori, da cui venivano dinamiche di crescita importanti. Il web, viceversa, ha creato una concentrazione in un pugno di entità, potenze assolute che controllano tutti i mercati e che hanno, di fatto, trasformato un mercato con una pluralità di attori in un mercato unico, in cui si forma pensiero unico. Hanno creato un oligopolio». 

LA MONETA
In campo finanziario, invece oggi siamo al web 3.0 formato da Bitcoin, Nft e blockchain «e questo sta facendo impazzire la finanza - ha avvertito Micheli, protagonista in passato di grandi battaglie in Piazza Affari - I Bitcoin non sono monete ma un asset finanziario». Insomma, «viviamo in un casinò in cui tutti giochiamo in continuazione, finite le fiches andiamo alla cassa e ce ne danno altre. L’unico che si salva, alla fine, sarà quello che porterà le fiches alla cassa e prenderà moneta vera, non Bitcoin, e quindi scenderà da questa giostra infernale».

Alla quattro giorni del Festival di Trento, da ieri a domenica, sono attesi premi Nobel, economisti, manager, imprenditori e una decina di ministri per discutere degli effetti della pandemia e della guerra in Ucraina, delle politiche per fronteggiare l’emergenza, di nuovi equilibri geopolitici e, per quanto riguarda l’Italia, dell’occasione creata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Edmund Phelps, premio Nobel per l’economia nel 2006 e director del Center on Capitalism and Society della Columbia University, ha accusato a chiare lettere il calo del tasso di innovazione in economia negli ultimi decenni. All’Occidente e ai suoi governi, ha detto, è «richiesta una nuova visione, è necessario riconcepire l’economia, per far sì che le persone possano riconcepire anche la loro vita lavorativa». «Dal 1970 in poi - ha spiegato l’economista - l’innovazione è diminuita, prima in Germania, poi in Gran Bretagna e, successivamente, in Italia, Usa e Francia. E come risultato il tasso di crescita della produttività ha rallentato fortemente a partire dal 1995. Alla base delle crisi c’è stata soprattutto mancanza di innovazione» e «il costo economico provocato da questa perdita è la nuova stagnazione che colpisce i lavoratori che avevano messo in conto una retribuzione in costante aumento nel corso del tempo». Dunque, secondo Phelps, «abbiamo bisogno di una società migliore per avere un’economia migliore». Infine: «L’individualismo è un valore moderno - ha precisato il premio Nobel - e non va confuso con l’egoismo. L’individualismo è l’orgoglio per il proprio sviluppo personale. L’individualismo è essere indipendenti, seguire la propria strada». 

LE ASPETTATIVE
Da segnalare anche l’intervento dell’ex ministro dell’Economia, Giovanni Tria. «Esiste il rischio che alcuni fenomeni si incastrino tra Europa, Stati Uniti e Cina, portando ad una stagnazione dell’economia globale», ha rilevato l’economista. «Le correzioni sulle previsioni - ha proseguito - ci indicano che l’economia sta peggiorando ma, per il momento, le aspettative non sono per una recessione». 
Particolarmente intenso e applaudito il dibattito tra il giurista Natalino Irti e il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, moderati dal giornalista Paolo Mieli, sul «mondo che verrà».

Infine, aprendo il Festival, il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha spostato l’attenzione su etica e spiritualità. «Viviamo in un’epoca in cui alla bulimia dei mezzi corrisponde l’atrofia dei fini», ha messo in guardia Ravasi. «Pensiamo alla tecnologia, all’informatica, alla scienza. Dall’altra però quanto poco ci si interroga sul senso della vita», sono state ancora le parole del cardinale.

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