Pnrr, beffa al Centro-Sud: scende la quota riservata per i progetti di ricerca

Il ministero dell’Università riscrive il bando che assegna 742 milioni

Pnrr, beffa al Centro-Sud: scende la quota riservata per i progetti di ricerca
di Marco Esposito
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Sabato 5 Febbraio 2022, 00:30 - Ultimo aggiornamento: 10:22

Se non è un gioco delle tre carte, ci va molto vicino. Con tre versioni del medesimo bando, firmate e pubblicate in rapida successione, il ministero dell’Università e della ricerca è riuscito a cambiare tre volte le carte in tavola sul Centro-Sud. Il risultato finale è che il 40% riservato per legge al Sud vale il 29%. Leggere per credere. Il bando uno e trino fa parte della Missione 4 del Pnrr dedicata all’Istruzione e Ricerca e riguarda il finanziamento dei cosiddetti Prin, sigla che sta per Progetti di rilevante interesse nazionale in campi come le Scienze della vita, le Scienze fisiche, chimiche e ingegneristiche e le Scienze sociali e umanistiche. Il Pnrr assegna ai Prin 1.800 milioni con l’obiettivo di finanziare 5.350 progetti entro il 2025. Ma sono soldi potenziali, per ora.

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Per cui il bando Prin 2022 messo a punto dal ministero guidato da Maria Cristina Massa mette insieme un po’ di risorse già in cassa (in particolare il First, Fondo investimenti ricerca scientifica e tecnologica) e parte con 741,8 milioni. Nel bando versione 25 gennaio è spiegato con chiarezza che vanno perseguiti gli obiettivi del Pnrr e che la rendicontazione delle spese va effettuata con una contabilità separata «ai fini della tracciabilità delle risorse del Pnrr». C’è anche una quota del 30% riservata a progetti presentati da coordinatori scientifici con meno di 40 anni d’età: (222,5 milioni su 741,8). Tutto bene tranne una cosa: nel bando del Mur si sono dimenticati che il 40% delle risorse del Pnrr va riservato al Mezzogiorno. E così il direttore Vincenzo Di Felice, in carica da sei mesi, si rimette al computer e riscrive il bando, stavolta prevedendo due linee di intervento chiamate «Principale» e «Sud», con quest’ultima che si vede assegnare 296,7 milioni, cioè il 40. Resta la quota giovani, suddivisa a sua volta in Principale (60%) e Sud (40%). Questo secondo bando è pronto il 31 gennaio.

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Pnrr: il meccanismo

Appena viene pubblicato però, qualcosa va storto. Il meccanismo con doppia linea d’intervento appare troppo complicato. Di Felice riaccende il computer e alle 15:23 del 2 febbraio completa la terza versione del bando in nove giorni. Una faticaccia. La graduatoria torna unica. Resta la quota per i ricercatori giovani pari al 30% e cioè 222 milioni. E resta quella per il Sud pari al 40% e cioè 218 milioni. Attenzione: com’è possibile che il 40% per il Sud valga meno del 30% per i giovani? Quando di mezzo c’è qualcosa per il Centro-Sud, la matematica non è un’opinione, ma una concessione. Il 40%, secondo quanto provano a spiegare al ministero, non si applica a tutta la cifra alla parte del bando «finanziata dal Pnrr», cioè 545 milioni. Ma in nessuna parte del bando si ricava tale cifra. Il bando non si presta a equivoci: «ciascun progetto», si legge, deve «realizzare gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr)».

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E quindi dovrebbe rispettare la riserva del 40% al Mezzogiorno che fa parte dell’obiettivo trasversale della coesione. Il 40% solo su 545 milioni vale appunto 218 milioni, ovvero meno del 30% riservato ai giovani. In effetti il 40% è stato tradotto nel terzo bando nel 29%. Con spregio dell’aritmetica e della giustizia. E i rettori degli atenei del Sud si preparano alla battaglia. L’offesa al diritto non finisce qui perché, se pure fosse vero che solo a 545 milioni si applichi il 40% del Pnrr, sulla somma rimanente comunque per legge si deve garantire il 34%, cioè un valore pari alla popolazione residente. Quindi, ammesso che il bando da 741,8 milioni attinga per 545 milioni al Pnrr e per il resto a fondi ordinari del ministero, in ogni caso si deve riservare il 34% al Mezzogiorno, cioè altri 67 milioni di euro. Dal ministero si autodifendono così: «Il Prin è escluso dal 34%». Il punto è che le quote Sud non sono lì per caso: servono a ridurre storiche diseguaglianze. E, come ha detto il presidente Sergio Mattarella, «le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita. Sono piuttosto il freno per ogni prospettiva reale di crescita». 

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