Case e classe energetica, Testa (Confedilizia): «Decisione devastante per il settore»

Case e classe energetica, Testa (Confedilizia): «Decisione devastante per il settore»
di Andrea Bassi
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Venerdì 10 Dicembre 2021, 07:29

Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, non usa mezzi termini. La notizia della nuova direttiva europea sull'efficienza energetica degli immobili, la svolta verde sul mattone voluta da Bruxelles, è «devastante» per gli impatti che rischia di avere sul settore. Una misura in grado di «ridurre in cenere» il mercato immobiliare italiano.
Presidente, avevate sentore che da Bruxelles stesse arrivando una tegola tanto pesante, che arriva a vietare la vendita e l'affitto delle case energeticamente inefficienti?
«Guardi, noi ci troviamo sicuramente di fronte a un caso eclatante. Ma non posso dire che siamo rimasti sorpresi. A Bruxelles, anche tramite la nostra associazione europea, vediamo continuamente misure in danno del settore immobiliare, anche quando si tratta di adempimenti minori».
L'Europa ce l'ha con la casa?
«Non dico questo. Quando però si tratta di regolamentare questo settore è evidente che la trasposizione nazionale ha impatti diversi nei diversi Paesi, perché diversi sono i mercati. Stabilire regole uguali per tutti è un concetto sbagliato».


Per esempio?
«Per esempio quando qualche anno fa è stato deciso da Bruxelles di obbligare a inserire dei contatori di contabilizzazione del calore: una misura adatta per il Nord Europa, ma che in Sicilia fa ridere».
Torniamo al divieto di vendita per le case inefficienti da un punto di vista energetico.
«L'impatto è immenso. Da stamattina siamo sommersi di mail di persone che hanno paura che i loro immobili perdano valore. E non mi riferisco a chi ha un immobile nuovo, ma a quei milioni di persone che magari hanno ereditato case in piccoli centri e che non hanno le risorse economiche per sobbarcarsi costose ristrutturazioni».
Non è colpa anche di un patrimonio immobiliare probabilmente troppo vetusto?
«Vetusto è un aggettivo che non mi piace».
Ne suggerisca lei un altro.
«Vetusto io lo traduco con bello, antico e magari di pregio».
Ma questo patrimonio di pregio, come lei lo definisce, non avrebbe comunque bisogno di essere efficientato?
«Certo, ma ci sono interventi che non si possono fare per una serie di vincoli esistenti e doverosi. Questo rende di fatto già inattuabile la nuova norma europea».
Come definirebbe la richiesta europea?
«Ambiziosissima. Ma al di là della lettera E, della lettera G o della lettera F, è inaccettabile e credo anche inapplicabile pure dal punto di vista costituzionale, il principio del divieto di vendita o di affitto di alcuni immobili. Va comunque fermato questo crescendo di interventi di legge sul mercato immobiliare».
Un crescendo di interventi?
«Prima che arrivasse questa bomba sull'efficientamento degli immobili, era già evidente - e sarà sempre così d'ora in poi - la continua rincorsa a rendere più efficienti le abitazioni, ma non sempre per scopi nobili».
La rincorsa non avviene perché c'è da migliorare l'impatto di ogni settore sul cambiamento climatico?
«Certo. E questo nessuno lo contesta. La nostra proposta è però di utilizzare gli incentivi, senza nessun obbligo su questo o su altri temi. Ma a Bruxelles, inutile nasconderlo, c'è una spinta lobbistica spaventosa e vergognosa da parte dei produttori di vari beni e servizi che riguardano gli immobili, e ognuno spinge perché sia imposto il suo pezzettino, e la prestazione attraverso il suo lavoro o sul suo prodotto sia ancora maggiore. La casa è oggetto di mire pesantissime».
Che tipo di mire?
«Gli italiani hanno una buona quota del loro risparmio investita in immobili. Qualcuno sostiene che ci sia interesse a spostarla sui mercati finanziari».
 

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