Crisi Aquilanti, sindacati mobilitati: oggi incontro in Prefettura col liquidatore e lavoratori in piazza

Aquilanti a Viterbo
di Federica Lupino
2 Minuti di Lettura
Venerdì 5 Novembre 2021, 07:05 - Ultimo aggiornamento: 14:50

“Vogliamo sapere quale futuro si prospetta per i lavoratori e quando verrà saldata la mensilità di ottobre”. I sindacati pretendono risposte sulle intenzioni del liquidatore Simone De Filippi, nominato per occuparsi della Aquilanti Spa, la storica azienda nel settore Idrotermosanitario, con sede a Viterbo e 11 filiali in Italia. Le chiederanno questa mattina durante l’incontro indetto dal prefetto Giovanni Bruno, mentre i lavoratori manifesteranno in piazza del Comune.

Un passo indietro. Il 1 novembre i sindacati vengono informati dal liquidatore che dal 4 novembre tutte le filiali, tranne Viterbo, chiuderanno. Nella lettera De Filippi ripercorre le ultime tappe della vicenda: innanzitutto, la richiesta di ammissione al concordato a febbraio del 2019 a seguito di una “profonda crisi aziendale” certificata da milioni di euro di debiti. Poi, “nonostante il ricorso agli ammortizzatori sociali, la situazione economica – si legge nella missiva – si è aggravata ulteriormente a causa delle pesanti ripercussioni legate alla pandemia”.

Così il 20 ottobre la società viene messa in liquidazione. In ballo, solo a Viterbo ci sono 25 lavoratori (altrettanti hanno dato le dimissioni nelle scorse settimane) che in questi giorni si stanno occupando della merce residua, fatta confluire sul capoluogo da tutte le filiali. Oltre un centinaio i dipendenti rimasti, in cassa integrazione straordinaria da due anni al 50 o al 40%, fino a ottobre: quando l’azienda ha chiesto al ministero di modificare gli ammortizzatori sociali (cigs a zero ore per l’80% del personale).

Per mancanza di liquidità, l’azienda non è riuscita ad approfittare degli eco-bonus che invece hanno risollevato le sorti di molte concorrenti che ora macinano profitti. “Abbiamo dichiarato una giornata di sciopero per solidarietà nei confronti delle filiali chiuse e pretendiamo chiarezza da parte del liquidatore”, avverte Donatella Ayala (Filcams-Cgil).

Dalla Fisascat Cisl, Guido Calà, rincara: “Vogliamo sapere se ci sono trattative in atto con società del settore interessate all’acquisizione di alcune filiali”. E dalla UilTucs-Uil la segretaria Elvira Fatiganti: “Rischiamo di perdere un pezzo importante dell’economia locale e non possiamo permetterlo. Il piano concordatario non è stato assolto e adesso è l’ora di mettere le carte in tavola per tutelare i lavoratori”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA