Aquilanti, i sindacati chiamano il prefetto: «Garanzie dalla Paolini su stipendi e posti di lavoro»

Sindacati in sciopero per la Aquilanti
di Federica Lupino
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Martedì 4 Gennaio 2022, 07:10 - Ultimo aggiornamento: 21:44

Una convocazione per fare chiarezza sul futuro della Aquilanti. È quella che hanno chiesto ieri al prefetto Giovanni Bruno Donatella Ayala (Filcams Cgil), Guido Calà  (Fisascat Cisl) ed Elvira Fatiganti (Uiltucs Uil) dopo le notizie sul rientro in campo della Paolini srl, società che già nelle settimane scorse si era proposta come acquirente dell’azienda, salvo poi fare un passo indietro. Uno stop alla prospettiva di salvare dal fallimento la Aquilanti che aveva spinto i circa 65 lavoratori rimasti a indire uno sciopero a oltranza.

Alla fine dell’anno, però, il colpo di scena: la trattativa è ripresa con revoca dello stato di liquidazione. Il 30 dicembre i sindacati vengono informati dall’ex liquidatore della Aquilanti che “la Paolini S.r.l. è entrata nel capitale sociale dell’azienda del settore idrotermosanitario con l’obiettivo - riportano - di acquisirne la maggioranza, supportare la ripresa dell’attività aziendale (anche tramite una immediata e assai cospicua dotazione di magazzino) e raggiungere gli obiettivi di business del piano concordatario omologato”.

Ma le categorie, dopo lo scotto del precedente accordo naufragato all’improvviso, ora chiedono certezze: “Ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali – scrivono Filcams. Fisascat e UilTucs al prefetto -  non sono state date rassicurazioni concrete in merito agli aspetti per i quali è in atto uno sciopero permanente (ancora in corso, ndr): pagamento degli stipendi, fermo ad ottobre e mantenimento dei posti di lavoro”.

Insomma, prima di cantare vittoria Ayala, Calà e Fatiganti voglio impegni ufficiali da parte della Paolini. Nella lettera ai lavoratori inviata il 31 dicembre l’amministratore delegato Marco Cosimetti parla di “risanamento aziendale” e di “irripetibile opportunità offerta da un fiorente mercato per il nostro settore”. Ma i dipendenti rimasti nelle filiali e nella sede di Viterbo non vedono un euro da metà ottobre: per loro il Natale è stato davvero amaro. Ora la prospettiva di rilancio c’è ed è concreta, tanto che dopo l’ingresso da parte della Paolini nel capitale sociale lo spettro del fallimento è scacciato.

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