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Restaurato a Montalto l'antico palazzo a strisce, la storia dell’elemento più simbolico della Marina

Restaurato a Montalto l'antico palazzo a strisce, la storia dell’elemento più simbolico della Marina
di Marco Feliziani
4 Minuti di Lettura
Giovedì 28 Luglio 2022, 06:20 - Ultimo aggiornamento: 15:35

Dopo oltre 45 anni è tornato a splendere in tutta la sua bellezza il Palazzo a strisce, storica struttura situata all’entrata di Montalto Marina. Ieri gli operai della ditta hanno smontato gli ultimi ponteggi dopo una importante ristrutturazione che ha visto il palazzo ritornare alla sua storica facciata con le sue caratteristiche strisce di colore bordeaux e bianco.

La struttura, che un tempo fungeva da granaio, negli anni è diventata una immagine simbolo del litorale. Un punto di riferimento per turisti e cittadini. «Ricordo il palazzo a strisce - dice un turista - quando ero bambino e venivo in vacanza nella casa al mare dei miei genitori. Ogni tanto veniva riverniciato. Continuando a tornare a Montalto Marina oggi riscopro il palazzo come me lo ricordavo, anzi è ancora più bello nella sua particolarità; è stato fatto un bel lavoro». Tantissimi sui social i commenti di apprezzamento per la nuova ristrutturazione: «Bellissimo il palazzo rimesso a nuovo - scrive Claudia -. Sono proprio contenta che l'abbiamo mantenuto con i suoi colori originari».

Per restaurare l’opera sono stati utilizzati i bonus edilizi. «Sono stati fatti dei sopralluoghi programmati con la Soprintendenza e con il responsabile del reparto paesaggistico del Comune di Montalto - spiega Fabrizio Mezzoprete, l’ingegnere che con l'architetto Pierpaolo Perazzetti si è occupato del progetto e della direzione lavori - per poi realizzare una progettazione dedicata sulla base delle indicazioni della Soprintendenza stessa. Tra gli interventi principali sono state rimosse piccoli porzioni di intonaco in via di stacco con la reintegrazione dello stesso a base di calce idraulica. Successivamente - conclude l’ingegnere - è stato rasato con un rasante sempre a base di calce a elevata traspirabilità. Per quanto riguarda la tinteggiatura finale, sono state effettuate delle prove di colore cercando di mantenere le stesse tonalità il più possibile vicine a quelle originarie ed è stata completata l’opera». 

LA STORIA

L’incontro tra il mar Tirreno e il fiume Fiora ha rappresentato fin dagli albori della storia la chiave di volta del territorio. Le antiche epoche in cui commerci e produzione generavano ricchezza e bellezza sono legate alla cura con cui i popoli del passato hanno saputo gestire il rapporto tra terra e acqua. «Questo il segreto che anni di ricerche ci hanno svelato - spiega Daniele Mattei, che si è occupato della ricerca storica per Fondazione Vulci -. Durante il Medioevo fu nuovamente la feracità del territorio sposata alla felice posizione strategica sul mare a garantire uno sviluppo rilevante a Montalto. Pensate, i montaltesi ottennero difesa militare e piena cittadinanza viterbese in cambio di una porzione dei proventi del porto. Stiamo parlando del porto canale alla foce del Fiora». 

In età moderna e fino alla caduta del Ducato di Castro tutta l’area dello scalo portuale mantenne una certa rilevanza. «Unico sbocco al mare - continua Mattei - fu dotato di una nuova torre difensiva dai Farnese in sostituzione della precedente voluta da Leone IV. Quando l’intero territorio ritornò a far parte dello Stato della Chiesa si rese necessario un magazzino per lo stoccaggio del bene più prezioso per la Capitale: il grano. Venne così edificato il noto “palazzo a strisce” che è l’elemento più simbolico della Marina. Marinai, personale portuale collegato con il più grande scalo di Civitavecchia, feluche, tartane, chiatte, misuratori, soldati e sensali si muovevano attorno a questo edificio per la maggior parte dell’anno.

Erano così tanti che un priore del Comune inviò lamentele direttamente a Roma per ottenere ragione dai pescatori che erano soliti smerciare il pescato direttamente alla Marina senza portarlo mai in paese. Neppure per il giorno destinato al “magro”, ovvero il venerdì. Questa vivacità - conclude lo storico - continuò per buona parte dell’Ottocento subendo una seria battuta d’arresto con l’annessione dello Stato Pontificio al Regno d’Italia: la perdita d’importanza dello scalo portuale, l’arretratezza dei sistemi agricoli, il perdurare di malaria e latifondismo posero tutta l’area in una profonda depressione».

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