Bomba a Santa Rosa, il mondo di Illarionov ricostruito al processo tra file e messaggi

Giovedì 29 Novembre 2018 di Maria Letizia Riganelli
«Fanno la diretta, puoi vedere la bomba da casa». Denis Illarionovs avverte i suoi amici con un sms prima di lanciare il fumogeno contro la macchina di Santa Rosa. E poi: «Visto? Il mattone ha preso bene. Per lanciarlo ho quasi staccato la testa a uno». Descrive la sua azione e cerca consenso tra la sua stretta cerchia di ammiratori. Lo scambio di messaggi tra il lettone e tre amici è stato letto ieri davanti alla Corte d'Assise dall'ispettore Corinti che ha illustrato tutta l'indagine sul 24enne arrestato lo scorso marzo. Illarinovs è imputato per strage perché, secondo la pubblica accusa, ha posto in essere atti idonei a mettere in pericolo la vita e l'integrità fisica dei bambini e dei ragazzi di tre scuole elementari di Viterbo. E di attentato alla pubblica sicurezza. A portare gli inquirenti a questa conclusione sono stati i tre chili di nitrato di potassio trovati in casa il giorno dell'arresto e le parole del detenuto, suo compagno di stanza a Mammagialla. «Abbiamo ricevuto due manoscritti. Uno interamente del detenuto, l'altro scritto a quattro mani con l'avvocato. In uno c'erano le indicazioni di un luogo e il nome di un ragazzo. Nell'altro l'elenco delle scuole di Viterbo». Obiettivi sensibili del ragazzo. «Dall'analisi dei supporti informatici sequestrati in casa ha spiegato in aula Alessandro Maurizi della Digos è emerso che il ragazzo trascorreva le sue giornate su internet. Io lo definisco un internauta. Ci sono migliaia di dati che lo collegano a Second life, la piattaforma dove con un avatar ci si può inventare un'altra vita. E poi sapeva lavorare con programmi grafici, montava video e costruiva montature». Anche canzoni rap. Tra i file, testi scrittu di suo pugno. «Che me ne fotte se sei stato al ginnasio io me so stuprato Yara Gambirasio. Rendiamo lo stupro legale, liberiamo Bossetti». La lettura delle barre è affidata alla voce dell'ispettore Maurizi, sotto gli occhi sbarrati dei giudici popolari. Lo stupro legale non è l'unico pallino di Denis che nei suoi viaggi nell'etere spesso si divertiva a dissacrare papi e santi. «La dissacrazione religiosa ha detto ancora la Digos - e la blasfemia sono il carattere predominante».
L'attentato alla macchina di Santa Rosa rientra a pieno in questo magma di odio. E lo racconta poco prima di farlo a tre suoi amici sparsi in Italia. La bomba sfiora la macchina e si infrange su una saracinesca sprigionando denso fumo nero. «E' grazie ai vigili del fuoco ha sottolineato il procuratore capo Auriemma che non è successo niente di più grave. Ma questi messaggi, questi comportamenti chiariscono l'intenzione di creare scompiglio del ragazzo». Denis in aula è una lastra di ghiaccio. Non scuote la testa, non parla col difensore. Non muove un muscolo nemmeno quando si parla della mamma. «Aveva problemi con l'alcolismo ha raccontato l'ispettore è stata anche ricoverata. E nel 2016 ha tentato il suicidio. Di lei si è occupata il Sert e il Servizi sociali che avevano avviato un percorso nell'Spdc di Belcolle dove anche Denis avrebbe dovuto partecipare». Un passato critico. Emerso ieri mattina per la prima volta. Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 19:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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