Papa Francesco, il complotto per farlo dimettere: «C'è una strategia»

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«Il Papa è il Papa e guida la Chiesa in questo momento. Personalmente non sono a conoscenza di altro. E poi sono cose affiorate anche in altri periodi storici». Il cardinale Lorenzo Baldisseri, l'uomo che Francesco ha voluto a capo del Sinodo dei Vescovi (e che sta preparando l'assemblea dedicata al tema dell'Amazzonia) interviene per sminuire di importanza la lettura di chi vede nei continui attacchi a Papa Bergoglio un piano elaborato negli Usa per sfiancarlo e farlo dimettere. Baldisseri rispolvera la storia e alza le spalle, come dire che non c'è nulla di nuovo. Assicura di non avere letto niente a proposito. È però praticamente sicuro che si tratti di un deja vu sul quale, in questo scorcio ferragostano, non vale la pena soffermarsi o prestarvi troppa importanza. Del resto la storia delle dimissioni papali risale al Medio Evo, anche se all'epoca i papi non si dimettevano liberamente ma vi erano costretti da concili, da correnti rivali della nobiltà romana, a volte persino da congiure ordite da potenze europee. Certo a quel tempo il papato si faceva notare più per il ruolo politico che per l'impegno pastorale, mentre oggi Papa Francesco si concentra soprattutto su quest'ultimo terreno. Ma se il cardinale Baldisseri allontana la vicenda senza indugiare probabilmente abituato dalla sua lunga carriera in diplomazia - il venezuelano padre Arturo Sosa il Preposito Generale della Compagnia di Gesù - un altro personaggio chiave del pontificato di Papa Francesco, sembra pensarla in diverso modo. Il messaggio che lancia dal Meeting di Rimini è piuttosto chiaro: «Francesco non ci pensa proprio alle dimissioni».

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