Eutanasia, un caso in Belgio fa discutere: finisce a Strasburgo per non aver rispettato le procedure ma la Corte lo rigetta

la vicenda di Godelieva de Troyer, una donna di 64 anni affetta da una grave forma di depressione

Eutanasia, un caso in Belgio fa discutere: finisce a Strasburgo per non aver rispettato le procedure ma la Corte lo rigetta
di Franca Giansoldati
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Mercoledì 5 Ottobre 2022, 11:13

Città del Vaticano - La battaglia sull'eutanasia continua a dividere. La Corte Europea di Strasburgo – la massima corte europea per i diritti dell'uomo - ha stabilito che la morte per eutanasia di una donna belga gravemente affetta da una forma di depressione nel 2012, non ha violato alcun diritto internazionale anche se ha criticato Bruxelles per non aver condotto un'adeguata ispezione del caso. Così la morte di Godelieva de Troyer, una donna di 64 anni affetta da una grave forma di depressione, per la legge belga sull'eutanasia era conforme al diritto alla vita previsto anche se è stata messa in discussione tutta l'indagine successiva. La donna pienamente cosciente, infatti, è morta circondata da amici e parenti e dal figlio, Tom Mortier che successivamente ha presentato un reclamo al tribunale dei diritti, sostenendo che la procedura per l'eutanasia della madre non era stata seguita in modo lineare e che sua madre era stata vittima di un medico troppo zelante. Mortier, un professore universitario, ha prima presentato una denuncia penale contro il medico che a suo dire aveva un conflitto di interessi e non aveva seguito la procedura corretta: Poco prima della sua morte, la signora aveva donato 2.500 euro a un'associazione no-profit fondata dal medico Distelmans che sosteneva l'eutanasia e che non sarebbe stato consultato prima della morte della madre.

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Il Belgio ha legalizzato l'eutanasia nel 2002, consentendo ai pazienti che soffrono di sofferenze fisiche o psicologiche non curabili e insopportabili di scegliere di porre fine alla propria vita. In Belgio un giudice ha inizialmente respinto la denuncia di Mortier, ma le autorità hanno riaperto il caso nel 2019 dopo aver scoperto che diversi documenti mancavano nel fascicolo di de Troyer. Tuttavia, nel 2020 un'altra revisione ha concluso che la morte della madre era avvenuta in conformità con la legge belga. Ora il collegio di sette giudici della Corte europea dei diritti dell'uomo ha concordato, ritenendo che non vi sia stata alcuna violazione del diritto alla vita di de Troyer nel processo di eutanasia («Il diritto del ricorrente al rispetto della vita privata e familiare non è stato violato solo perché sua madre è stata sottoposta a eutanasia») tuttavia, i giudici hanno riscontrato un errore nel modo in cui è stata effettuata la necessaria revisione della morte della signora visto che Distelmans faceva parte del Consiglio federale per la revisione e di conseguenza non poteva garantire che la valutazione fosse indipendente. Il tribunale ha anche criticato le autorità belghe per la "mancanza di diligenza" nelle indagini.

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In ogni caso la signora De Troyer aveva scritto a entrambi i figli un'email in cui diceva di aver richiesto l'eutanasia. La sorella di Mortier ha risposto all'e-mail dicendo che era triste ma che avrebbe sostenuto la madre. Il fascicolo mostra che i medici della de Troyer l'hanno incoraggiata a coinvolgere ulteriormente i figli, ma lei ha rifiutato.

Secondo le autorità belghe, circa 27.000 persone sono morte per eutanasia da quando la pratica è stata legalizzata 20 anni fa. L'eutanasia è ora legale in cinque Paesi europei: Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Germania e Spagna. La Svizzera consente il suicidio assistito dal 1942 e altri tre Paesi - Austria, Finlandia e Norvegia - permettono ai pazienti di interrompere i trattamenti che prolungano la vita in caso di malattie incurabili. 

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