Marco Cappato fa ricorso al tribunale di Milano: «Vinceremo la battaglia sulla firma digitale»

Il presidente dell'associazione Luca Coscioni spiega la decisione di non arrendersi alla bocciatura della sua lista

Marco Cappato fa ricorso al tribunale di Milano: «Vinceremo la battaglia sulla firma digitale»
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Venerdì 2 Settembre 2022, 18:43 - Ultimo aggiornamento: 19:35

«Se non ci darà ragione il giudice italiano abbiamo buone speranza lo faccia la Corte di Giustizia dell'Unione Europea». Con queste parole Marco Cappato spiega al Messaggero la decisione di presentare un nuovo ricorso d'urgenza per l'ammissione della sua lista "Referendum e Giustizia" alle prossime elezioni. Precedenti ricorsi sono già stati rigettati perché le firme digitali raccolte da Cappato e i suoi collaboratori non sono state ritenute valide. «È normale che la norma elettorale del 1957 non preveda la firma digitale», spiega il Presidente dell'associazione Luca Coscioni, «ma il regolamento dell'Unione Europea obbliga a riconoscerne la validità e la stessa Costituzione Italiana all'articolo 2 prevede che vengano rimossi tutti gli ostacoli all'esercizio dei diritti politici», spiega Cappato.

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Cappato vuole il dibattimento

«La speranza con questo nuovo ricorso è che venga aperto un dibattimento in cui far valere le nostre argomentazioni, mentre finora il gudice della Cassazione si è limitato a un ruolo notarile». L'obiettivo di Cappato è vedere superato un vero e proprio paradosso legislativo dal momento che l'utilizzo della firma digitale è stata ritenuta valida per la promozione dei referendum - tra cui quelli promossi dall'associazione Luca Coscioni sulla legalizzazione della cannabis e dell'eutanasia legale, poi bocciato dalla Corte Costituzionale. «Vorrei far notare», dichiara Cappato, «che per i referendum la raccolta firme è prevista dalla Costituzione, per le elezioni invece si tratta di una legge ordinaria. Quindi la firma digitale viene ritenuta idonea per adempiere a un obbligo costituzionale, ma non altri».

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Le firme raccolte dalla lista Referendum e Democrazia erano più di 60mila, di cui oltre la metà tramite il sistema di identità digitale SPID. «Si tratta di oltre 30mila persone che hanno pagato per sostenerci, cosa che in un periodo in cui si parla tanto di disaffezione alla politica mi sembra giusto sottolineare». «Il problema della mancata autenticazione della firma digitale è un falso problema», ha aggiunto nel corso della conferenza stampa Giovanni Guzzetta, il legale che ha curato il ricorso. «L'autenticazione serve a dare validità legale alla sottoscrizione di un atto, ma questo processo è già insito nella firma stessa quando viene utilizzato lo SPID, il sistema pubblico di identità digitale. La firma digitale dà maggiori garanzie di sicurezza, non minori».

L'altra richiesta è appunto che il governo realizzi la piattaforma pubblica per la raccolta delle firme referendarie, «promessa da un anno e non ancora realizzata», e la renda gratuita.

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Oltre le elezioni

La battaglia di Cappato va ora al di là della sua ammissione o meno a queste elezioni. «Non si organizza una campagna elettorale in tre settimane. La nostra riammissione significherebbe soprattutto ottenere dalla giustizia o dal Governo Draghi una riforma che poi varrebbe per tutte le altre elezioni, comprese le prossime regionali, e tutte le altre iniziative di raccolta firme».

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L'attivista si dice pronto a ripresentare il tema a tutte le prossime tornate elettorali, pur sperando che non sia necessario. «Questa è una battaglia che vinceremo, non si tratta di sé, ma di quando». Poi chiude con un monito: «L'Italia è già stata condannata dall'ONU per il mancato riconoscimento della firma digitale, cerchiamo di non fare altre brutte figure».

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