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Claudio, malato mentale dopo 40 anni di vita
trasferito da Piediluco. Turisti e residenti: «Vogliamo che ritorni»

Claudio, malato mentale dopo 40 anni di vita trasferito da Piediluco. Turisti e residenti: «Vogliamo che ritorni»
di Umberto Giangiuli
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 17 Agosto 2022, 08:50 - Ultimo aggiornamento: 12:42

TERNI L’intero paese reclama a gran voce che rivuole Claudio,  non ci sta che sia stato trasferito  dalla “Casa del Giovane” di Piediluco in una residenza di Montecastrilli dopo 40 anni vissuti tra i residenti e i turisti. «Per lui, Claudio, è stato come decidere la sua eutanasia», sostengono all’unisono. L’uomo, con problemi psichici, per 4 decenni è stato curato e reinserito nel tessuto sociale del paese dalla Cooperativa “Tabor” che gestisce la Casa del Giovane. A Piediluco era arrivato quando ancora la Casa era gestita da don Mario Baciarelli. Tutti lo conoscevano e tutti si fermavano a dialogare con lui che rimaneva ore e ore fermo davanti al portone della cooperativa o faceva quattro passi per chiedere, con garbo «me la dai una sigaretta!», che ce fai? «me la fumo» Un personaggio semplice, umile, fragile, non in grado di avere voce. Così raggiunto il limite di età, Claudio è dovuto sottostare alle legge, a volte, assurda. L’hanno trasferito in un'altra Casa che si trova a Montecastrilli, sradicandolo, praticamente dal suo ambiente, dalle sue cose, dai volti che conosceva e di cui si fidava. «Sradicare dal suo ambiente una persona dove ha costruito tutto il suo mondo - spiega Roberta De Ciantis psicoterapeuta- rappresenta quando di più male si possa fare ad un essere umano con problemi psichici». E fa un esempio: «Per  una persona normale cambiare abitazione diventa già un piccolo trauma, figuriamoci per Claudio che ha costruito tutto il suo vivere in quella realtà. Leggi sbagliate che, a volte, azzerano tutto il lavoro fatto a monte e che, tutto di un botto, riportano la persona che subisce questa violenza a ricominciare tutto daccapo. Nuova casa, nuove amicizie, nuovi incontri. Un vero trauma». Ma così è, Claudio da qualche giorno sta affrontando una nuova vita, lontano da quei volti amici che incontrava lungo la via, forse sta rimpiangendo i 40 anni passati nella comunità di Piediluco. Il paese vuole che ritorni. Tutto è pronto per accoglierlo. Si moltiplicano gli appelli per Claudio, ma  sembrerebbe che non ci sia nulla da fare per farlo ritornare. Il regolamento regionale sui malati mentali non lascia alternative: raggiunto il limite dei 75 anni questi soggetti devono essere accuditi in modo diverso. La legge è legge anche se, nel caso di Claudio, non ha fatto altro che mortificare il lavoro fatto precedentemente dalla “Tabor” che lo aveva portato ad avere un certa autonomia e un diretto contatto con la gente. Sul web Laura scrive:  «Piediluco è il suo paese, ha vissuto lì da sempre, per queste persone fragili l’”equilibrio” è fondamentale, ormai ha tutti i suoi punti di riferimento nel paese». Fiorella: «La trovo una cattiveria assurda. Qualunque sia la regola va cambiata». «L’idea che quando passerò non lo incontrerò più – afferma Simonetta - non ci scambieremo opinioni sulle papere che mi facevi morire dal ridere. La cosa mi rende veramente triste». E molti altri affezionati a Claudio esternano la loro condanna per il trasferimento. La popolazione si sta mobilitando anche per una sottoscrizione per fare in modo che Claudio ritorni ad incontrare persone che conosceva da 40 anni, a cui chiedeva soltanto una sigaretta.

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