Perugia, a Fontivegge resiste il covo dei balordi: «Via vai di tossici giovanissimi, venite a vedere»

L'area abbandonata alla stazione (foto Progetto Fontivegge)
di Egle Priolo
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Martedì 17 Maggio 2022, 09:51

PERUGIA - Fontivegge, il disagio infinito. Tra droga, degrado e insicurezza. Con buona pace dello sparuto gruppo di residenti che preferirebbero calasse il silenzio sul quartiere sempre più problematico. Nonostante i controlli, le ordinanze e il mirino puntato sull'ingresso della città. È solo infatti di tre giorni il provvedimento firmato dal sindaco Andrea Romizi che ha imposto alla proprietà dell'area tra via della Ferrovia e via Campo di Marte di mettere in sicurezza la zona diventata da tempo ritrovo di balordi. Nelle ultime settimane sono state almeno due le operazioni che hanno visto l'impegno della polizia (di Stato e locale) per liberare l'area dagli sbandati. Eppure.
Eppure chi su quell'area si affaccia tutte le mattine, dopo aver applaudito a controlli, espulsioni e inizio dei lavori – nonostante «la presenza di ratti che renderanno necessaria una profonda derattizzazione e sanificazione» della zona – si preoccupa di un nuovo via vai, che ha aspettato solo sfumasse la novità di quelle rete volata via e delle potature per riprendere con intensità.

Da due giorni, infatti, raccontano i residenti si vedono «ragazzini, anche molto giovani, tanti italiani, che tornano lì per drogarsi. Un via vai di tossici – insiste un abitante attento che preferisce restare anonimo – che arrivano con i motorini, con le auto, comprano la roba e vanno a casa o “si fanno” direttamente lì. Se e quando la proprietà ripulirà (ma sempre con otto anni di ritardo) quella zona e ripristinerà una recinzione invalicabile, questi disperati troveranno un altro posto qui vicino, che sia l'ex deposito Gesenu o la Verbanella. Per ricostituire un altro centro di distribuzione dell'eroina. E noi non ce la facciamo più».
È chiaro come vivere inseguendo i tossici non sia facile, così come l'impegno di forze dell'ordine e amministrazione vada a cozzare con un mercato sempre troppo florido. In un quartiere che rischia di andare in cancrena nonostante gli sforzi di tutti, residenti compresi. «A tre anni dal primo esposto sulle aree abbandonate e a oltre due e mezzo dal successivo, cominciamo a ragionare almeno su una. Niente non è – spiega Andrea Fais di Progetto Fontivegge -, ma avremmo voluto che anche le altre aree abbandonate e degradate del quartiere fossero prese in considerazione dalle ordinanze. Quali? La palazzina di via Oddi Sforza mai completata per il fallimento della ditta costruttrice), la palazzina in piazza Fonti di Veggio (disabitata da anni e dismessa anche come deposito Gesenu), l'area incompleta dello steccone di piazza del Bacio e la rimessa abbandonata in via Settevalli di fianco al palazzo dell'Astor. C'è soddisfazione per la decisione del Comune, sia chiaro, ma reputiamo l'intervento non solo in estremo e grave ritardo, ma anche limitato».
LA POLEMICA
Agli strali di Progetto Fontivegge si aggiunge poi la domanda retorica e preoccupata di Norma Raggetti, residente da sempre attenta alla vita e al futuro del quartiere. «“Fontivegge c'è più futuro in città”: due striscioni appesi ai cavalcavia di ingresso e uscita dalla città danno il saluto a chi arriva in via Mario Angeloni ed esce da via Cortonese da Perugia», scrive Raggetti, descrivendo i «tanti i cantieri aperti e i palazzi in ristrutturazione da Bonus 110. Lavori di riadattamento degli ex depositi della stazione transennati e con macchinari pronti per i lavori. Altri macchinari all’opera sono stati per molti giorni nell’ex prato di piazza del Bacio di proprietà dell’Inail (ancora?) con trasporto di camion ricolmi di terra, potenti ruspe, nuova recinzione (…). Intanto i lavori sono stati interrotti. Sono tanti i cittadini che si chiedono: che cosa ci faranno? Sperano sempre nella trasparenza dei lavori nella loro città». Raggetti racconta i vari lavori di ristrutturazione, ma anche il pericolo sanitario per i troppi piccioni, i livelli di inquinamento della zona e l'agonia dei lecci stremati dai tanti interventi. In un quadro di chiaroscuri figlio di una penna sempre ispirata. Che chiude così: «Ci sarà veramente più futuro in città a Fontivegge?».

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