Terni, la vicepresidente Marina Sereni: "Per il Pd sconfitta cocente ma è sbagliato ripartire dai nomi"

Terni, la vicepresidente Marina Sereni: "Per il Pd sconfitta cocente ma è sbagliato ripartire dai nomi"
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Giovedì 29 Settembre 2022, 23:23 - Ultimo aggiornamento: 23:30

«Le prime pagine dei giornali sono piene di riflessioni sulle ragioni della sconfitta del Pd. Una sconfitta dolorosa e cocente che tuttavia credo vada letta prima di tutto nei numeri». Così Marina Sereni,ex viceministra ed ex vice presidente del Partito democratico nell'analisi post voto. Confrontando i dati con le precedenti elezioni politiche del 2018, osserva che  «il Pd – che nel frattempo ha subìto la scissione di Italia Viva – ha di poco migliorato la sua percentuale mentre ha perso voti in assoluto, per la verità molto meno di altre forze – come ad esempio i 5S – che pure passano per essere “vincitori” di questa tornata».

«Avere la precisa consapevolezza di essere il secondo partito italiano e il primo dell’opposizione è indispensabile - dice Sereni - se non altro per rispondere da subito con alcune proposte in Parlamento alla domanda di rappresentanza di quella porzione dell’elettorato che ci ha consegnato la sua fiducia. Ciò non significa però edulcorare la sconfitta: non possiamo essere assolutamente soddisfatti della nostra percentuale perché la lista del Pd comprendeva anche altre forze – Art.1, il Psi, Demos».

Secondo l'ex viceministra «con questo sistema elettorale si vince solo unendosi prima delle elezioni. Un campo largo delle forze progressiste sarebbe stato competitivo e avrebbe potuto fermare la destra. Ciò che ci è riuscito nelle elezioni amministrative non ci è riuscito per l’appuntamento più importante».

«Il risultato e soprattutto la fatica che abbiamo sentito in campagna elettorale - prosegue Sereni - ci dice che ora dobbiamo parlare di noi. La nostra identità è apparsa sfocata, non riconoscibile, e questo ha fatto sì che i 5S potessero accreditarsi a sinistra, soprattutto al Sud, (ma la sinistra può riassumersi in Reddito di Cittadinanza e no ai termovalorizzatori?) mentre Azione/IV, soprattutto nel Centro-Nord, ha attratto nostri potenziali elettori alzando la bandiera del riformismo (ma il riformismo può riassumersi nell’Agenda Draghi?). Qualcuno come Calenda teorizza che il Pd sia destinato a scomparire».

Marina Sereni dice che «per la prima volta un’OPA ostile nei nostri confronti è in campo e noi non siamo sicuri di saperla respingere. Se questa chiave di lettura si avvicina alla realtà del problema che dobbiamo affrontare può un congresso ordinario essere la strada per trovare la risposta? Personalmente penso proprio di no».

«C’è ancora bisogno di un partito della sinistra riformista? La mia risposta è sì - prosegue Sereni -  Per combattere le diseguaglianze sociali, per dare dignità e valore al lavoro, per salvare l’ambiente e ridisegnare il paradigma dello sviluppo nel segno della sostenibilità, per dare nuova linfa alla democrazia nel tempo delle nuove tecnologie, per far avanzare i diritti civili e promuovere un nuovo spirito di comunità, per costruire un’Europa più forte nel mondo inquieto di oggi serve una sinistra democratica, progressista, riformista che sappia unire culture e soggettività diverse e conquistare i cuori e le menti della maggioranza degli italiani. Il Pd era nato con questa ambizione ma oggi siamo ad un bivio: o rilanciamo e rifondiamo una identità forte oppure il rischio di dissoluzione si fa concreto. Per queste ragioni credo sia necessario un percorso di confronto e di dialogo aperto alla società, alle competenze, al mondo del Terzo Settore, al civismo prima di arrivare alla scelta della nuova leadership». 

«Spero - conclude l'ex viceministra - che la riunione della direzione nazionale convocata per il 6 ottobre si soffermi su questo chiedendo al segretario Letta, che ha guidato questa fase difficile con grande dedizione e generosità, di aiutarci a disegnare una traiettoria forse un po’ più lunga e meno scontata ma certo più utile di quella di una mera conta sul nome del prossimo/prossima segretario/segretaria».

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