Concorsopoli, i giudici dicono sì alle intercettazioni: «Sistema criminale consolidato e preordinato, legame non occasionale»

Concorsopoli, i giudici dicono sì alle intercettazioni: «Sistema criminale consolidato e preordinato, legame non occasionale»
di Egle Priolo
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Venerdì 25 Febbraio 2022, 08:10

PERUGIA - «Si tratta, all'evidenza, di un medesimo contesto criminale che giustifica un'indagine unitaria, nell'ambito del quale, contrariamente a quanto sostenuto dalle difese, è possibile ravvisare una connessione oggettiva in quanto tutti i reati sono stati commessi in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, in quanto inseriti in un sistema criminale consolidato ed evidentemente preordinato (…), un legame sostanzialmente forte e non meramente occasionale».

Con queste parole il collegio presieduto dal giudice Marco Verola spiega i motivi per cui è stata disposta l'ammissione di tutte le intercettazioni effettuate nell'ambito dell'inchiesta sui presunti concorsi pilotati in sanità, nota come Concorsopoli. Migliaia di conversazioni, registrate con cimici e trojan che adesso la procura diretta da Raffaele Cantone punta contro i 33 imputati, tra politici e manager della sanità. In un'ordinanza lunga quasi venti pagine, infatti, il collegio smonta la valanga di eccezioni presentate dalle difese e rende di fatto più appuntite le armi in mano dei sostituti procuratori Mario Formisano e Paolo Abbritti. I giudici hanno puntato molto sull'ipotesi di associazione per delinquere di cui sono accusati alcuni degli imputati – che l'hanno da sempre contestata con forza – sottolineando ad esempio come «gli imputati Valorosi Maurizio e Duca Emilio (i soggetti sottoposti ad attività tecnica) risultano essere i collanti “forti” per tutte le odierne contestazioni a carico degli altri imputati ai quali vengono contestate condotte sì distinte (come falso in atto pubblico, abuso d'ufficio, rivelazione di segreto) ma commesse, secondo l'assunto accusatorio, per favorire la associazione avente a oggetto la illecita gestione di appalti e concorsi».
E se per il trojan i giudici hanno ricostruito le recenti novità normative per ammettere le captazioni, interessante è anche il richiamo alla giurisprudenza della Corte di cassazione per far entrare nel processo le intercettazioni effettuate dalla guardia di finanza negli uffici degli ex direttori del Santa Maria della misericordia. Il collegio fa propria infatti la lettura per cui «l'ufficio privato di un pubblico dipendente, quantunque fisicamente separato dal resto della struttura, non legittima il titolare dello stesso a far valere il proprio jus excludendi alios al fine di svolgere al suo interno attività del tutto sconnessa e diversa rispetto all'esercizio delle ordinarie mansioni professionali delle quali è investito». Prossimo appuntamento in aula il 7 dicembre per l'incarico delle trascrizioni e i primi testimoni dei pubblici ministeri.

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