Cybersecurity, l'antropologa Barassi: «Figli dell'algoritmo: i dati dei bambini archiviati prima della nascita»

Cybersecurity, l'antropologa Barassi: «Figli dell'algoritmo: i dati dei bambini archiviati prima della nascita»
di Gabriele Santoro
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Mercoledì 16 Febbraio 2022, 12:48 - Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio, 09:04

Quanti dati concediamo dei nativi digitali?

Che cosa diventano questi dati e profili nelle mani di grosse imprese multinazionali e come vengono usati per rendere i giovani consumatori? Quali sono le implicazioni? Nel saggio I figli dell’algoritmo (Luiss University Press, 18 euro, 180 pagine) Veronica Barassi, antropologa e professoressa ordinaria in Scienze della Comunicazione presso la Scuola di Scienze Umane e Sociali (Shss-Hsg) dell’Università di San Gallo, che da anni studia gli effetti sociali e politici delle tecnologie dei dati e dell’intelligenza artificiale, pone delle questioni fondamentali del nostro tempo. Il primo libro di Barassi Activism on the Web: Lotte quotidiane contro il capitalismo digitale (Routledge, 2015) approfondiva la dimensione della partecipazione politica e i social media. Poi è arrivato Child Data Citizen: How Tech Companies are profiling Us from before Birth pubblicato dal Mit Press. «Il capitalismo della sorveglianza ci sta trasformando tutti in cittadini “datificati” e se davvero vogliamo capire questa trasformazione dobbiamo concentrarci sui bambini nati nell’ultimo decennio: la prima generazione “datificata” fin da prima della nascita», scrive Barassi che indaga la pericolosa assenza di confine tra i dati del consumatore, raccolti per proporre pubblicità personalizzate, e i dati del cittadino, raccolti per decidere se possiamo avere accesso o meno a determinati diritti. La ricerca mostra come le tracce digitali che creiamo e vengono raccolte anche sui bambini diventino un mezzo intrusivo, distorsivo e non obiettivo di giudizio fin dalla nascita. Il punto non è condividere o meno le foto dei propri figli nei social, ma il sistema generale di raccolta e utilizzo dei dati: «Dal momento in cui i bambini vengono concepiti, le loro informazioni mediche sono spesso condivise sulle app di gravidanza o sui social media, e dopo essere venuti al mondo tutti i loro dati sanitari ed educativi vengono digitalizzati, archiviati e molto spesso gestiti da società private. A mano a mano che crescono, ogni istante della loro vita quotidiana viene monitorato e trasformato in un dato digitale».

L’ANALISI

In un intervento di particolare successo a un Ted Talk del novembre 2019, Barassi ha ricordato un’indagine, pubblicata dal British Medical Journal, su 24 applicazioni mediche, che dà la misura della gravità del problema. Diciannove delle applicazioni prese in esame hanno condiviso le informazioni ottenute con parti terze che a loro volta hanno trasferito i dati a 216 organizzazioni totalmente distanti dal settore medico. Non siamo in grado di controllare la nostra profilazione, e le sue distorsioni, ma essa può impattare in modo significativo sulle nostre esistenze: «I dati dei nostri bambini vengono aggregati, scambiati, venduti e trasformati in profili digitali, e verranno sempre più utilizzati per giudicarli e per decidere aspetti fondamentali della loro vita». L’analisi predittiva dei dati viene usata nelle scuole, banche, assicurazioni, agenzie interinali, per la valutazione nei posti di lavoro fino alle istituzioni governative. E la pandemia ha accentuato e accelerato questi processi. Il saggio giunge ad almeno tre conclusioni dalle quali ripartire. Non possiamo fidarci di come vengono utilizzati i dati. Queste tecnologie con l’analisi predittiva non possono diventare lo strumento di scelta sulle persone ed esaurire la complessità della rappresentazione della nostra identità. I figli non possono essere esposti agli errori degli algoritmi e i dati raccolti oggi su un adolescente non devono diventare una base di giudizio nel futuro. Il monitoraggio e il tracciamento dei dati dei bambini è un problema che richiede modelli di controllo diversi e risposte dalla politica nella relazione di potere difficile con le grandi compagnie tecnologiche. 

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