Nadal, manca uno Slam per essere come Federer

Martedì 10 Settembre 2019 di Angelo Mancuso
Rafa Nadal
E ora? Nadal nelle sue prime 5 partecipazioni agli US Open aveva raggiunto al massimo i quarti. Avrebbe trionfato due volte sull’erba di Wimbledon, era ed è il padrone e signore della terra rossa, ma secondo vox populi sul cemento non valeva gli altri due fenomeni Federer e Djokovic. Ma ieri Rafa ha conquistato il suo quarto US Open, uno più di Nole. E King Roger, ne vanta appena uno in più, frutto della cinquina 2004-2008. Inoltre nelle ultime 10 stagioni il mancino spagnolo ha saltato per infortunio due edizioni e in una terza è stato costretto al ritiro. Si può ancora considerarlo soltanto il re della terra o gli va dato atto dei suoi straordinari progressi sul veloce? La risposta è ovvia dopo averlo visto battere nella finale newyorkese Daniil Medvedev diventando il primo tennista a conquistare 5 titoli Slam dopo i 30 anni: 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4.
SPETTACOLO
Si temeva che potesse essere una finale scontata. I pronostici si dividevano fra un Nadal in grado di imporsi in tre set e un Medvedev capace di vincerne al massimo uno. Invece il 23enne russo ha accarezzato il sogno di diventare il primo nato negli anni 90 a trionfare in uno Slam. Indietro di due set e di un break, ha rifiutato la sconfitta e nella sua sgraziata ma luccicante corazza da antieroe, l’esatto opposto dei Next Gen Zverev e Tsitsipas, ha confuso l’avversario costringendolo a lottare per quasi 5 ore. Fino ad avere prima la chance di andare avanti per 2-0 nel quinto set e poi quella di riagguantare sul 5-5 il rivale. Una sfida sorprendente: 66 discese a rete per Nadal, 74 per Medvedev, in una finale giocata da quelli che dovevano essere due convinti ribattitori da fondo campo. Con coraggio Medvedev ha annullato due match point sul 5-3 per l’avversario e ha mandato Nadal a servire per chiudere. Due errori gratuiti di diritto dello spagnolo hanno confezionato la palla del 5-5 per il russo, che però Rafa ha annullato con un diritto. Una successiva palla corta gli ha procurato il terzo match point, quello decisivo. Ha vinto Nadal perché è il più grande agonista che il tennis abbia mai conosciuto. Dopo aver paurosamente sbandato nel terzo e quarto set, ha accettato la lotta e alla fine ha sfogato la tensione in un pianto dirotto. «Si invecchia e ci si commuove più facilmente», ha ammesso.
ROGER TI ACCHIAPPO
Il trionfo agli US Open ha portato Nadal a quota 19 Slam. A meno uno da Federer fermo da un po’ e che a 38 anni difficilmente potrà alzare ancora l’asticella. E a più 3 da Djokovic, più giovane (32) di un anno rispetto a Rafa (33) e che non ha mai nascosto di puntare a diventare il recordman. Meno ossessionato lo spagnolo: «Certo mi piacerebbe essere quello che ha vinto più Slam nella storia. Ma dormirò bene lo stesso anche in caso contrario», ha sottolineato. E allora possiamo (dobbiamo?) chiederci se Rafa può effettuare l’aggancio (o magari il sorpasso) sullo svizzero. La domanda delle domande è: quanta benzina c’è ancora nel suo serbatoio? Difficile a dirsi pensando alle ginocchia martoriate. Di certo, il pieno non è lo stesso di 10 anni fa, però quello visto a New York corre e tira ancora come un ragazzino nonostante il tennis dispendioso e violento che lo ha sempre contraddistinto. L’anno prossimo di sicuro sarà il favorito d’obbligo per un clamoroso tredicesimo trionfo a Parigi perché sulla terra non lo batte nessuno. Quel giorno potrebbe esserci l’aggancio. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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