Vezzali risponde a Gravina: «Aiuti di Stato al mondo del calcio? Servono riforme»

Vezzali risponde a Gravina: «Aiuti di Stato al mondo del calcio? Servono riforme»
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Sabato 31 Luglio 2021, 10:21 - Ultimo aggiornamento: 28 Agosto, 12:55

L'ultima stoccata, Valentina Vezzali, l'ha tirata a Gabriele Gravina, presidente della Figc. E fuori dalla pedana. Ieri, in una lettera mandata al governo, il numero uno del mondo del calcio chiedeva ancora aiuti per il suo sport, colpito più che mai dalla pandemia. A stretto giro, il sottosegretario allo Sport a "Milano Finanza" ha risposto in maniera netta: «Ristoro e dilazione fiscale per club e Figc? Con tanti settori in difficoltà o proprio in ginocchio, parlare di "aiuti di Stato" al calcio rischia di essere poco comprensibile per i cittadini».

Calcio, Vezzali risponde a Gravina

«Preferisco immaginare ogni sostegno o supporto, anche eventualmente la dilazione fiscale temporanea, legato a riforme strutturali del sistema calcio - prosegue Vezzali -. L'ho detto al presidente Gravina: "Facciamo qualcosa di importante per lo sport". E abbiamo cominciato: in questi giorni é in dirittura di arrivo il decreto con i criteri di acceso al fondo per il professionismo femminile che assegna quasi 4 milioni di euro».

AIUTI INTERNAZIONALI. «Il sistema era in perdita già prima della pandemia, che ha però avuto l'effetto di amplificare il problema. Ovviamente, viviamo in un mercato comune e la questione va affrontata a livello internazionale. Da parte mia, in virtù del mio ruolo di governo, mi rendo disponibile a proporre un tavolo internazionale al presidente Gravina, coinvolgendo i miei colleghi europei, il presidente della Fifa Infantino, il presidente della Uefa Ceferin. I governi, questo ormai è certo, sono più favorevoli a dare aiuti se si è in presenza di riforme strutturali», spiega.

QUESTIONE STADI. Ma le istanze della Federcalcio non si limitavano ad aiuti concreti in termini di soldi: anche la questione stadi aperti al 100% è stata portata all'attenzione dell'esecutivo di Mario Draghi. «La pandemia non è alle spalle, questa è una doverosa premessa. Comprendo molto bene l'esigenza di aiuto espressa dal sistema calcio, ma dobbiamo basarci sui numeri. Con i tecnici ho analizzato i volumi al botteghino degli ultimi anni. Ne è emerso che nel campionato pre-pandemico, quello finito nel giugno 2019, ci sono stati 9.555.000 accessi agli stadi, con una media di 25mila spettatori a partita, mentre la capienza media degli impianti era di 30 mila spettatori», ha iniziato l'ex schermidrice sempre al quotidiano economico. «Sulla base di questi numeri forse parlare di 100% può non essere decisivo». E quindi, niente da fare neanche su quello.

GREEN PASS E RIPARTENZA. «Concentriamoci, piuttosto, sulla promozione del green pass per accedere allo stadio e sull'incentivare i tifosi a vaccinarsi, sempre con l'obiettivo di ampliare quanto più possibile la capienza», conclude. Anche se qualcos'altro da fare è necessario: ripartire dalla finale di Wembley potrebbe essere un'occasione d'oro. E poi, anche la questione dei diritti televisivi, dice ancora Vezzali, è stata gestita in maniera ottimale: «Il calcio sta dimostrando di sapere reagire: si vede dall'ottimo risultato della vendita dei diritti della Serie A, che in parte ha mantenuto il valore del triennio precedente, dalla serie B che ha quasi triplicato gli incassi, dall'apertura della Lega Pro a nuovi mercati e risorse».

 

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