Peppe Giannini: «Roma, porti il bello in giro per l'Europa. Mourinho? Si è calato nel suo popolo»

«Dopo il derby è cambiato tutto. L’Olimpico da brividi è stato uno spot per la Conference»

Peppe Giannini: «Roma, portil bello in giro per l'Europa. Mourinho? Si è calato nel suo popolo»
di Alessandro Angeloni
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Lunedì 9 Maggio 2022, 12:04 - Ultimo aggiornamento: 16:28

Ora parla di Roma, al grande pubblico. Lui che la Roma l'ha amata, vissuta, anche per lunghi anni di sofferenze. Peppe Giannini di Sky: si può dire? «Sono contento di questa opportunità, è una bella esperienza. Era un po' che non mi facevo vedere in televisione».
Beh, ha portato bene, no?
«A quanto pare sì, sono felice».
Le sue finali da giocatore della Roma, invece, non sono state fortunate.
«Nel 91, in Coppa Uefa, abbiamo perso contro una squadra, l'Inter, che aveva tre campioni del mondo, ma ce la siamo incartata noi all'andata; con il Torino, in Coppa Italia, nel 93, una grande vittoria che non è servita, con tre gol miei inutili».
Quale rigiocherebbe?
«Quella col Toro. Ripeto: non si fanno tre reti senza portare nulla a casa. E' un mio grande rimpianto che mi porto dietro».
Se le diciamo Firenze, che le viene in mente?
«Un'altra giornata particolare. Successo contro la Fiorentina al Franchi, 5 maggio del 1996, io faccio tre assist, la Roma vince 4-1. Poi, l'ammonizione mi fa saltare l'ultima all'Olimpico. E quella a Firenze fu la mia ultima con la maglia della Roma».

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Pellegrini, il capitano, ha giocato tre semifinali europee, gente come lei, come Totti, non c'è riuscita.
«Ecco, appunto. Lorenzo è capitato nel posto giusto al momento giusto. Io sono arrivato alla Roma e gente come Falcao se ne stava andando, poi sono andato via io e sono tornati altri campioni. E' così, ma sono fiero di quello che ho vissuto indossando quella maglia».
Vedrà, magari un giorno si toglierà certe soddisfazioni in un'altra veste.
«Mai dire mai...».
In passato c'era stata la possibilità di entrare nella Roma?
«Sì ma me la giocai male. Il presidente Sensi mi mandò a parlare con Baldini. Era il periodo in cui io collaboravo con Vincenzo Morabito, che in società non era apprezzato. Mi venne rinfacciato e io, invece di pensarci su, per orgoglio ho mollato e ci ho rinunciato. Se tornassi indietro reagirei in maniera diverso, sono stato troppo impulsivo».
Le piace la Roma?
«Tantissimo. È diventata una squadra vera, che può vincere un trofeo. Lo meriterebbe».
È così scarsa la Conference?
«No. Intanto, è la prima edizione e comunque ha un valore. E poi, la partita dell'Olimpico contro il Leicester è stata uno spot incredibile. Il mondo ha visto e vedrete, questo trofeo, pian piano assumerà un valore diverso».
Uno stadio incredibile, no?
«Una giornata surreale, meravigliosa. Le dico solo che dall'aeroporto allo stadio ci ho impiegato due ore. I colori, le bandiere, mi sono ricordato di un vecchio Roma-Juve, con Eriksson, e Roma-Parma dello scudetto. Siamo a quei livelli, non scherzo. Io da casa ho visto la partita con la Salernitata, era un sabato, stadio stracolmo. Cavolo, mi sono detto».

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Mou è l'artefice di tutto?
«Ha dato un bel contributo. E' un uomo schietto, diretto, a Roma piace uno così. Un trascinatore, si è calato nel popolo, ha saputo prenderlo. Così come ha fatto con la squadra, rischiando: l'ha maltrattata cercando la reazione e alla fine ce l'ha avuta».
Qual è stato il punto di svolta?
«Il derby. A Roma quella partita ha un significato particolare. Se la vinci, e in quel modo, cambi direzione. I giocatori prendono fiducia, l'ambiente si carica. E' sempre stato così, non è mai una partita normale».
Anche tatticamente ha dato un impulso. Pensiamo a Zalewski.
«Una mossa che mi ricorda quella di Eto'o con l'Inter. Mourinho è capace di portare i calciatori dalla sua parte. E oggi vediamo un trequartista che, con umiltà, fa il terzino e lo fa alla grande, come Samuel all'epoca del triplete».
Come si gestiscono le forze per la finale. A Firenze è giusto preservare qualcuno?
«Abraham e Pellegrini dovrebbero riposare, ma è complicato, sono due leader. Magari tieni fuori Zalewski e Zaniolo. Ci sono calciatori come Veretout e Kumbulla che possono dare garanzie. Anche Oliveira».
Poi c'è uno Smalling in versione Aldair.
«Secondo me deve prendersi più responsabilità, non tanto da un punto di vista tecnico ma come leadership, come guida. Lui deve tenere alta la squadra, che a volte si abbassa troppo e soffre. Deve parlare di più, comandare. Sarebbe perfetto».
Che squadra è il Feyenoord.
«Una formazione senza fenomeni, ma gli olandesi sono all'avanguardia. Tatticamente intelligenti, con tradizione. Sono una scuola di tutto rispetto. La Roma è favorita, ma deve stare molto attenta».
Mkhitaryan a tutti i costi?
«Se sarà al cinquanta per cento lo porterei in panchina. Ma non rischierei di farlo giocare se non è in condizione».

 

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