Roma, Mourinho ad alta fedeltà: «Il Newcastle? Non esiste, non mollo i miei ragazzi»

Roma, Mourinho ad alta fedeltà: «Il Newcastle? Non esiste, non mollo i miei ragazzi»
di Alessandro Angeloni
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Giovedì 21 Ottobre 2021, 00:15 - Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre, 09:48

«Non esiste, sto qui tre anni». José Mourinho lascia cadere la connessione con il Newcastle, di cui aveva parlato - creando un po’ di ansie ai tifosi giallorossi - alla vigilia di Juve-Roma. Stavolta è deciso, non lascia dubbi sul suo futuro. I nuovi e ricchissimi proprietari del Newcastle possono, e devono per forza attendere, almeno tre anni, il tempo che lo lega alla Roma e ai Friedkin, dei quali ha sposato idee e progetti. E’ un Mourinho romanista, a tutti gli effetti. Un Mourinho ad alta fedeltà. E magari, a Newcastle (o altrove), andrà, chissà, prendendo ancora una volta il posto di Paulo Fonseca, proprio come accaduto a Roma. Del resto la Premier gli ha strappato il cuore e lì prima o poi tornerà. «Non lascio i miei ragazzi, ho firmato per tre anni e non mi muovo da Roma». Ci voleva questo attestato di amore per scaldare i 400 tifosi (eroi) presenti in Norvegia, a un passo dal Polo Nord, dove la Roma oggi pomeriggio affronterà il Bodo Glimt per la terza di Conference League. Il tempo è da lupi, vento e bufera di neve: si gioca sul sintetico, se non altro non ci sarà nulla da obiettare. Però Mou da saggio qual è stavolta non rischia le gambe dei big, che manda quasi tutti in panchina. Ha lasciato a Roma gente come Zaniolo (che conta di recuperare già con il Napoli: «rispettando le sue paure e le fragilità post infortuni») e Karsdorp, oltre ai lungodegenti Smalling e Spinazzola. 

Mourinho, legame con la Capitale

Ma stasera la partita diventa un solo un passaggio obbligato, una specie di intralcio, nella sua testa c’è il Napoli e oltre. C’è il futuro, il progetto triennale, la riconquista di quel “tempo” che gli servirà per organizzare una squadra che abbia la forza, di lottare per traguardi importanti. Per vincere non basta Mourinho e lui sa bene che serviranno investimenti veri, calciatori pronti e non - come dice spesso - una serie di ragazzi di belle speranze. La Roma che ha in testa prevede la presenza degli attuali titolari, o gran parte di loro, e la rinuncia a tutti quelli - alcuni li vedremo stasera - che fino a ora ha sempre utilizzato poco, in cambio di qualche giocatore dello stesso livello dei titolari. Una rosa più corta ma di qualità: così da avere alternative valide, per poterle gestire, senza dover puntare sempre sugli stessi, stressandoli. Il suo futuro, e quello della sua Roma, è in questo concetto, espresso proprio ieri pomeriggio in Norvegia. «Abbiamo cinque sostituzioni in panchina che qualche volta in Serie A altri allenatori possono sfruttare per cambiare la partita. Un privilegio che in campionato io non ho, ma che ho qui in Conference League». Come a dire, solo avendo una panchina forte, posso cambiare l’esito di una gara. E questo privilegio, quest’anno non ce l’ha, almeno per il campionato, che non è la Conference. Concetto espresso più volte, i Friedkin ormai lo hanno capito e a gennaio dovranno accontentarlo, almeno in buona parte. La squadra che vuole lui si costruirà in estate. 

Il tempo di attesa

In sostanza, Mourinho per ora deve stringere i denti e accontentarsi, facendo il fuoco con la legna che ha. Ma da uomo d’onore non scappa, nemmeno davanti ai milioni (e investimenti) del fondo sovrano del principe saudita Bin Salman, che ha non da molto rilevato il club di Newcastle. Oggi gli tocca giocare la Conference League ma questo non è l’ambiente in cui vuole stare a lungo. «L’obiettivo è tornare in Champions, che è la coppa più importante. Poi c’è l’Europa League e quindi la Conference. Non c’è da piangere, ma da giocare anche in queste circostanze che sono difficili. Ho già giocato in condizioni simili, ma così è nuovo anche per me. Mi sembra impossibile giocare bene, non tanto per il campo artificiale, ma perché c’è un vento impossibile per fare calcio. Ma dobbiamo giocare, lottare e portare a casa qualcosa. Questa squadra è diventata una famiglia indistruttibile: non c’è sconfitta, non c’è risultato, non c’è gioco io o gioca tu. Inizio a sentire qualche tipo di commento, c’è gente preoccupata. Noi non siamo preoccupati, ma siamo anche felici di quello che stiamo costruendo». Non c’è da piangere, c’è solo da aspettare. Tempo. Quello che serve per costruire una grande Roma, con Mourinho in panchina. Tre anni, almeno. Tre anni possibilmente speciali. 

 

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