Lazio-Inter, Sarri contro Inzaghi, ma in quale versione?

Lazio-Inter, Sarri contro Inzaghi, ma in quale versione?
di Andrea Sorrentino
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Giovedì 14 Ottobre 2021, 00:17 - Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre, 10:10

A Sarri difficilmente la si fa. Non sono molti, in assoluto, gli allenatori che ad alti livelli vantino un bilancio positivo contro di lui. Tutta gente per niente scarsa: Pep Guardiola, Rudi Garcia, Roberto Mancini, Rino Gattuso. In questa serie A, solo Max Allegri, nettamente (7 vittorie a 3), e Luciano Spalletti, di poco (2-1). Tutti gli altri, perdono più spesso di quanto vincano. Compreso Simone Inzaghi, il quale a lungo avrebbe preferito una seduta intensiva dal dentista piuttosto che incontrare Sarri, suo avversario in Lazio-Inter. Di sicuro nei loro incroci, sette, con 4 vittorie a 2 per l’attuale tecnico laziale, si è segnato con entusiasmo: 26 gol, magari anche sabato ci divertiremo. 
In principio
All’inizio Inzaghi soffriva di brutto, strategicamente e tecnicamente. Subiva l’iniziativa e perdeva spesso, a volte in modo schiacciante. Nonostante il fatto che nel suo staff ci fossero, e ci sono tuttora, due assistenti di formazione sarriana: lo stratega della difesa di Inzaghi, Massimiliano Farris, è stato giocatore di Sarri ai tempi della Sangiovannese; quello dell’attacco, Mario Cecchi, allenava le giovanili e la Primavera dell’Empoli quando la prima squadra era guidata da Mau. Ma col pressing alto, e muovendo velocemente i suoi centrocampisti alle spalle di Milinkovic, Luis Alberto e Leiva, all’epoca avversari, Sarri prevaleva sempre. Nei confronti tra Napoli e Lazio, tra il 2016 e il 2018, la supremazia fu netta. Era il Napoli che arrivava secondo e la Lazio che arrivava quinta, eppure dopo un primo 1-1 al San Paolo, ci furono tre vittorie chiare dei sarriani: 3-0, 4-1 e 4-1, delle bambole mica male. Era il Napoli migliore e più compiuto del Comandante, che in quelle partite schierava sempre Allan-Jorginho-Hamsik a metà campo e Callejon-Mertens-Insigne in attacco; la Lazio subiva le trame e i tagli alle spalle, il possesso palla del Napoli tra il 57 e il 66%, i risultati larghi, inequivocabili. Inzaghi guardava Sarri da sotto in su, anche nella qualità degli interpreti, che conta sempre parecchio. 
La rivincita
Poi le cose si sono ribaltate di colpo. Sarri va alla Juventus, e pur avendo anche lì giocatori migliori, gli si para davanti la migliore Lazio dell’avventura di Inzaghi, quella imbattibile dell’inverno 2019-2020, poi crollata dopo la sospensione del campionato. Il possesso palla rimane a vantaggio di Sarri ma di colpo arrivano due vittorie di Inzaghi in 15 giorni (poi perderà di nuovo nella partita di ritorno): un 3-1 all’Olimpico, con la Juve a prevalere nel gioco ma piegata nel finale, dopo un’espulsione di Cuadrado; e un altro 3-1 in Supercoppa a Riad, vittoria ancor più nitida di Inzaghi. Con la costruzione dal basso gli riesce di allungare la Juve, meno disposta al pressing del Napoli di Sarri, e va a dama. La stessa strategia gli tornerà buona sabato all’Olimpico. Quando per la prima volta guarderà Sarri dall’alto in basso sul piano della qualità dell’organico. Per la prima volta sarà più forte lui, per i pronostici, per gli scommettitori. Ma sarà tutto un surreale gioco di specchi. Inzaghi si tufferà nel suo passato e gli sembrerà strano giocare contro i suoi giocatori-amici, tranne Felipe Anderson s’intende. E stavolta, il problema della lentezza di Milinkovic-Leiva-Luis Alberto ce l’avrà Sarri. Chi meglio farà tesoro del passato, prevarrà.

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