Juve-Roma, Mourinho: «Abraham in bilico, ma viene a Torino. Scordiamoci che la Juve è più forte»

Juve-Roma, Mourinho: «Abraham in bilico, ma viene a Torino. Scordiamoci che la Juve è più forte»
di Gianluca Lengua
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Sabato 16 Ottobre 2021, 16:26 - Ultimo aggiornamento: 16:45

La Roma affronterà la Juventus con il dubbio Abraham. Mourinho non lo scioglie alla vigilia della partita, nonostante l’attaccante abbia svolto l’intero allenamento di oggi: «È molto poco, però, viaggia e domani vediamo». Una sfida non alla pari secondo il tecnico portoghese: «Da una parte c’è una squadra che lotta per vincere la Champions e una per vincere la Conference League, una è una squadra che vince dieci campionati e una che ne vince zero, una cosa è una squadra che ha lavorato con Max 8 anni e un’altra è lavorare con un allenatore che è arrivato tre mesi fa. Una cosa è una squadra con 20 giocatori di esperienza e un’altra è una con una squadra di 13 bravi giocatori. Però, quando comincia la partita e siamo undici contro undici, tutto questo si deve dimenticare e dobbiamo farlo noi». Ecco la conferenza stampa integrale di José Mourinho alla vigilia di Juventus-Roma

Juventus-Roma, Abraham supera il provino: rifinitura con la squadra, sarà convocato

Oggi si è allenato Abraham, in che condizioni è?

«Vediamo, l’allenamento di oggi è molto poco, però, viaggia e domani vediamo. Campo, panchina, tribuna…Sta migliorando giorno dopo giorno. Vedremo domani». 

Come sta Vina?

«Nessun dubbio, sta bene».

La Juventus può lottare per lo scudetto?

«È una domanda per Max, non per me. Se devo rispondere devo dire di sì, è una squadra fortissima che lotta per vincere partite e campionato. Non è una squadra di undici bravi giocatori, ma di 20 bravi e di esperienza con un allenatore di esperienza nel calcio italiano. È una candidata forte».

Perché Villar è fuori dalle convocazioni? C’è qualche problema con il ragazzo?

«È un po’ strano che mi chiede di Villar quando siamo 20 giocatori più i portieri. Perché non mi chiede di un altro giocatore e perché Gonzalo? Magari qualcuno lo ha visto una mezzora fa andare fuori Trigoria e ha fatto delle conclusioni sbagliate. È convocato, non gioca. Sta facendo uno sforzo importante per potersi adattare al mio modo di giocare calcio, si sta sforzando a cambiare il suo modo di giocare. L’anno scorso era più facile giocare con cinque dietro e il suo lavoro a centrocampo era diverso. Sono contento di lui, le opportunità di giocare arriveranno, magari già domani. Ma parte dalla panchina». 

Cosa la stimola del confronto diretto con Allegri?

«Non puoi chiamare risultatista uno che non ha vinto mai. E questo per me è un concetto un po’ sbagliato. Io ho vinto qualcosa e anche Max lo ha fatto e deve essere visto in modo positivo e non negativo. La sfida tra me e Max non è una sfida fra noi due, è Roma-Juve, nel passato Juve-Manchester o Cagliari. Avrò piacere a salutarlo prima e dopo la partita%, c’è rispetto, stima, siamo stati insieme tante volte nelle riunioni della Uefa a pranzo o a cena. Non c’è grande amicizia, però, mi piace come persona e sarà un piacere stare con lui. Sono felice che sia tornato a lavorare perché per un allenatore come lui stare in vacanza tanto tempo è troppo». 

Che accoglienza si aspetta allo stadio della Juventus? Orsato pensa non sia sereno ad arbitrare una partita di Mourinho?

«Partiamo dall’arbitro: prima della partita io sono sempre contento dell’arbitro. Non mi interessa il passato, prima della partita tante volte nemmeno so chi arbitrerà. Mi fido di tutti, parto dal principio che tutti vogliono fare bene. Un uomo con la sua esperienza mi fa felice. Dopo la partita, ogni tanto loro sbagliano e io non sono felice e la critica esce. Ma prima della partita sono sempre contento e domani non sarà diverso anche perché ha tanti anni di esperienza. L’accoglienza? Magari sarà la stessa di sempre, magari diversa. Quando l'ultima volta, alla fine della partita, ho avuto una reazione un po' criticata, l'ho trovato un po' strano: la gente è rimasta con una reazione emozionale di 10 secondi e ha dimenticato 90 minuti di partita. Oggi si parla tanto di un certo tipo di atteggiamento e di rispetto con la gente, ma si sono scordati tutti i 90 minuti. Sono nel calcio da tanti anni e non è un dramma».

Come stanno gli altri due centravanti della Roma?

«Stanno bene e se devono giocare giocheranno, non è un dramma. Abbiamo qualche posizione in rosa che quando manca il titolare siamo in grande difficoltà, un tipo di difficoltà che le grandi squadre non hanno. Nel nostro caso se non gioca Tammy abbiamo due giocatori in condizione di giocare».

La sfida con la Juventus è una partita come tutte le altre o la sente di più? Le fa piacere che i tifosi del Newcastle l’abbiamo definita come l’uomo del futuro?

«Non ho nulla da dire sul Newcastle, l’unica cosa che posso dire è che dopo tanti anni che ho lavorato ho lavorato con uno delle più grandi persone nella storia del Newcastle e ho avuto una connessione emozionale con quella città che conosco molto bene. Sono molto felice di essere qui con il progetto Roma dei Friedkin. È una partita che mi piace giocare, ma non ho sentimenti negativi. Piace a tutti giocare le partite più grandi, sono sempre tre punti, però, giocare contro squadre con giocatori di più qualità è una sfida che piace a tutti». 

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Ha la sensazione di aver ridotto il gap con le prime classificate?

«Abbiamo cominciato il campionato qualche settimana fa. È difficile rispondere, perché sembra che ripeta sempre le stesse cose. Da una parte c’è una squadra che lotta per vincere la Champions e una per vincere la Conference League, una è una squadra che vince dieci campionati e una che ne vince zero, una cosa è una squadra che ha lavorato con Max 8 anni e un’altra è lavorare con un allenatore che è arrivato tre mesi fa. Una cosa è una squadra con 20 giocatori di esperienza e un’altra è una con una squadra di 13 bravi giocatori. Però, quando comincia la partita e siamo undici contro undici, tutto questo si deve dimenticare e dobbiamo farlo noi. Dobbiamo avere personalità e coraggio di fare la nostra partita e vincere». 

Come ha modificato l’approccio alla squadra per affrontare queste partite?

«L’unica cosa che si può paragonare col passato è il pragmatismo del risultato rispetto all’anno scorso. Il modo di far crescere la squadra è un concetto diverso di cui non posso parlare. Abbiamo un piano di gioco, è difficile lavorare con tutti perché oggi era il primo giorno. Sappiamo con chi giochiamo e sicuramente in questo momento Max conosce la nostra squadra, l’unico dubbio è Tammy. Per noi, invece, è impossibile capire chi giocherà, anche senza Dybala o Rabiot è impossibile da dire. Ne hanno tanti di qualità. Per noi è importante crescere e avere identità, non voglio andare a giocare contro la Juve e pensare in maniera diversa. Se non dovessimo vincere voglio che sia per colpa della Juve e non per colpa nostra. Tutte queste differenze di storia e status saranno dimenticate al fischio d’inizio». 

Il modo di giocare della Juve cambierà lo sviluppo offensivo della Roma?

«È normale, è la dialettica del gioco. Loro vogliono avere delle dinamiche, noi dobbiamo pensarci. Quando dico che non voglio perdere l’identità di gioco non voglio essere naif, dovremo dare all’avversario cose che non gli piacciono. Durante la partita a me piace leggere e adattarmi, ma è più difficile farlo per me che per lui».

 

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