Roma, El Shaarawy: «Non vivo la panchina con pressione, devo farmi trovare pronto»

Roma, El Shaarawy: «Non vivo la panchina con pressione, devo farmi trovare pronto»
di Gianluca Lengua
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Mercoledì 15 Settembre 2021, 14:12 - Ultimo aggiornamento: 16:10

Domani contro il Cska Sofia, Stephan El Shaarawy sarà uno dei tre trequartisti giallorossi. Il Faraone ha segnato il gol partita contro il Sassuolo e Mourinho lo ha definito un titolare anche se negli ultimi match è partito dalla panchina: «Non la vivo con pressione, sono un giocatore con tanti anni d’esperienza in Serie A, capisco che ad alti livelli c’è tanta competizione nei reparti e bisogna accettare le decisioni del mister». 

Dopo il gol magico contro il Sassuolo, come si ci cala nella veste di giocatore che deve recuperare posizioni? 

«Non la vivo con pressione, sono un giocatore con tanti anni d’esperienza in Serie A, capisco che ad alti livelli c’è tanta competizione nei reparti e bisogna accettare le decisioni del mister. Come ho detto dopo la partita, l’attesa sicuramente vale il prezzo, il gol che ho fatto è stata una cosa molto importante e bisogna saper aspettare e farsi trovare pronti». 

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Tornasse indietro rifarebbe l’esperienza in Cina?

«È un capitolo chiuso, ho fatto questa esperienza all’estero prendendo questa opportunità. Ringrazio il direttore sportivo e il presidente per avermi riaccolto. Il mio obiettivo è anche riconquistare la Nazionale». 

Si possono colmare le lacune di inesperienza con Mourinho?

«Ho trovato una Roma forte, poi ci siamo persi sul finale di stagione. Siamo ripartiti con un nuovo progetto, c’è stato un investimento sull’allenatore e sicuramente c’è molta aspettativa, ma non dobbiamo caricarci con troppa pressione. Questo entusiasmo va alimentato con le vittorie, con concentrazione e determinazione». 

Quanta competizione sana c’è dentro lo spogliatoio?

«C’è tanta competizione, ma non ci deve spaventare. L’obiettivo di ognuno di noi deve essere lavorare con serenità e impegno. Ci saranno dei momenti in cui le cose non andranno bene, ma dobbiamo mantenere alta l’asticella. Dovremo essere pronti a reagire nella maniera giusta».

Con un attaccante come Abraham come cambia il modo di giocare la squadra?

«È molto giovane anche lui, si è ambientato molto bene, è riuscito ad integrarsi nel migliore dei modi. Ha tecnica, profondità, protegge bene palla e nel nostro sistema di gioco è fondamentale». 

È stato più difficile ritrovare la condizione atletica o mentale?

«Più atletica, perché nell’anno del Covid sono stato fermo sette mesi. Questa è stata la mia prima preparazione dopo tre anni e a livello fisico dovevo carburare. Ho discusso con il procuratore e ho fatto una preparazione idonea, l’obiettivo è continuare in questo modo».

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