Il sovrintendente Fuortes presenta il Barbiere di Siviglia che inaugura la stagione: «Rossini tra cinema e tv, nelle crisi si sperimenta»

Martedì 17 Novembre 2020 di Simona Antonucci
Il sovrintendente del Teatro dell'Opera di Roma 
Carlo Fuortes

Ciak... si gira l’inaugurazione di stagione 2020/21 del Teatro dell’Opera. Con una produzione “cinematografica” dentro il Teatro Costanzi trasformato in un set, il lirico romano presenta il suo nuovo progetto anti-Covid: un allestimento in forma scenica, il terzo da quando è scoppiata la pandemia, del Barbiere di Siviglia di Rossini.

 

Sul podio, il direttore musicale Daniele Gatti. Mario Martone firma regia e scene. A porte chiuse, ma con gli artisti in presenza, sarà trasmesso da Rai Cultura su Rai 3, canale generalista, sabato 5 dicembre, due giorni prima dell’apertura della Scala. E la notte di Capodanno.

 

«Macchine da presa che si muoveranno in una sala vuota, sul palco, ma anche nel foyer e nelle balconate, dove, grazie a una scenografia visionaria, verranno reinventate la casa di Don Bartolo, la piazza di Siviglia», racconta il sovrintendente Carlo Fuortes, «abbiamo scelto un linguaggio cinematografico per superare le limitazioni e riuscire comunque a produrre un vero spettacolo. Un modo per coinvolgere non soltanto il nostro il pubblico, che non può partecipare dal vivo, ma anche, grazie alla preziosa collaborazione con Rai Cultura, gli spettatori tv del sabato».

 

L’illuminazione (di Pasquale Mari) sarà parte integrante della narrazione così come i costumi a cura di Anna Biagiotti. Protagonisti, Andrzej Filończyk (Figaro), Ruzil Gatin (Conte d’Almaviva), Vasilisa Berzhanskaya (Rosina), Alessandro Corbelli (Don Bartolo), Alex Esposito (Don Basilio). Dirige il Coro il maestro Gabbiani.

 

Da Roma parte la nuova sfida, la terza, dopo il Rigoletto e Zaide: il risultato di quale percorso?

«Un teatro d’opera deve essere in sintonia con la società. E una sala vuota è la rappresentazione emblematica di ciò che viviamo. Negli anni passati abbiamo sempre cercato di proporre allestimenti che aprissero un dialogo con temi d’attualità. Oggi ci confrontiamo con una pandemia. E quindi, nell’ambito delle condizioni imposte, cerchiamo soluzioni che portino a un risultato artistico, mantenendo il progetto culturale sulla stessa linea».

Un Rigoletto proiettato su un maxi schermo e ora un Barbiere di Siviglia “girato” per la tv. In un momento di contaminazioni da Covid, si contamina anche la lirica?

«Cinema e lirica possono dialogare. Le riprese, in questo momento, sono addirittura essenziali. Un Barbiere così, in un qualsiasi altro periodo, non sarebbe stato possibile. Diciamo che questo stato d’emergenza consente sperimentazioni».

 

La tv, considerata “nemica” delle sale, oggi è la prima alleata. Si traccia un nuovo percorso?

«Lo streaming non sostituirà mai lo spettacolo dal vivo. Ma da questa nuova collaborazione possono nascere progetti per il futuro. Tutti i teatri si stanno dotando di piattaforme digitali. E sicuramente, d’ora in poi, tutti i nostri spettacoli verranno registrati».

 

Il ministro Franceschini ha lanciato l’idea di una Netflix della cultura. Si pensa anche a una piattaforma per la lirica?

«Si dovrà fare, anche per salvare un enorme patrimonio che altrimenti andrebbe disperso. Collaboriamo con OperaVision, una rete dei teatri europei, che trasmette molte produzioni. Ed esistono altre piattaforme. Ma nessuno dei tentativi finora sperimentati ha raggiunto una redditività economica».

 

Durante le prove del Rigoletto è stato girato un documentario e si è parlato anche di un film, sempre su Rigoletto, firmato dal regista Michieletto. A che punto siamo?

«Stiamo lavorando con Indigo alla produzione del film. Andrà nei cinema».

 

Il Rigoletto è andato in scena al Circo Massimo. La prossima estate si torna a Caracalla?

«Caracalla è la nostra sede estiva. Se ci saranno le condizioni sanitarie, andremo in scena alle Terme. Confermando il calendario dello scorso anno. Altrimenti, chiederemo di tornare al Circo Massimo dove gli spazi per la scena sono più ampi».

 

Dopo il Barbiere come continua la stagione? La Turandot di Ai Weiwei?

«Tre concerti in streaming, a dicembre, uno a settimana, e due saranno diretti da Gatti. La stagione 2021 è pronta. Ai Weiwei è previsto a marzo. Più avanti vedremo se si può annunciare. Se non si può tornare in scena, troveremo soluzioni alternative, come stiamo facendo ora».

A ottobre scorso aveva lanciato un allarme. Ora?

«La settimana scorsa c’è stato il Consiglio d’Indirizzo ed è stato approvato il bilancio preconsuntivo in pareggio dell’anno in corso. Stato, Comune e Regione hanno confermato i contributi. Così come Acea, Camera di Commercio, Banca del Fucino. Il futuro è tutto da costruire, ma il teatro troverà la strada per continuare a vivere. E dalle difficoltà attuali potremo immaginare il Teatro d’Opera di domani». 

Ultimo aggiornamento: 19:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA