Il sovrintendente del Teatro dell'Opera Fuortes: «Con 500 persone in sala, la stagione è a rischio»

Il teatro dell'Opera di Roma
di Simona Antonucci
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Mercoledì 14 Ottobre 2020, 19:52

«Il ministro Franceschini ha appena annunciato che le limitazioni sul numero degli spettatori rimarranno le stesse. E per noi è stata una notizia straordinaria. Con 200 ingressi a sera sarebbe stato un disastro. Ma anche così, con un pubblico di 500 o 600 persone, l’intera stagione lirica e di balletto è a rischio». Il sovrintendente del Teatro dell’Opera Carlo Fuortes lancia l’allarme: il cartellone del 2021 è pronto, ma congelato, gli abbonamenti impossibili.

AI WEIWEI

E prestigiose produzioni come la Turandot di Ai Weiwei, che sarebbe dovuta andare in scena a marzo, lo Schiaccianoci natalizio, il ritorno di Damiano Michieletto dopo il successo di Rigoletto al Circo Massimo e persino l’inaugurazione di dicembre con il Don Giovanni, firmato dal Maestro Gatti e dal regista Martone, potrebbero slittare di un anno intero.

GLI INCASSI

«Faremo un Consiglio a breve per valutare la situazione. Abbiamo chiuso il 2019 con un record d’incassi di più di 15 milioni di euro. Nel 2021 con le limitazioni attualmente in vigore potremmo arrivare a non più di 4 milioni. La conseguente riduzione di risorse di 11 milioni non consentirà la realizzazione del cartellone che avevamo già preparato: dieci titoli di opera, sei di balletto, più la stagione estiva a Caracalla. Tutte proposte di respiro internazionale», spiega.

Con la vertiginosa impennata dei casi Covid che sta nuovamente facendo tremare l’Italia, si è temuto che venisse ridotto a 200 il numero degli spettatori per gli spettacoli al chiuso. Ieri, la rassicurazione del governo. «Il dpcm che si sta ultimando», ha annunciato il ministro, «non conterrà nuove limitazioni per il mondo dello spettacolo già così provato dalla pandemia e dalla crisi economica che ne è seguita». E verranno fatte salve le deroghe concesse dalle Regioni che quasi in tutta Italia hanno consentito un maggior numero di spettatori.

GIAMBRONE

Un’iniezione di speranza, ma non una soluzione definitiva. Francesco Giambrone, soprintendente del Massimo di Palermo e presidente dell’Anfols, l’associazione che raccoglie le 14 fondazioni liriche italiane commenta: «Siamo contenti che la capienza delle sale non verrà toccata, anzi contentissimi, solo che purtroppo per noi non basta. Da quando abbiamo riaperto, la nostra è una condizione di non sostenibilità, anche 500 spettatori sono troppo pochi». I dati, continua, sono allarmanti: «Oggi nessun teatro lirico italiano è in condizioni di presentare un bilancio di previsione 2021 né di annunciare una stagione, abbiamo bisogno di risorse».

«Negli ultimi anni, grazie alla risposta del pubblico, il nostro teatro è stato risanato con grandi sforzi. E i conti sono in attivo. Ora, noi, come gli altri teatri lirici, rischiamo di perdere questo equilibrio tra qualità e compatibilità economica e finanziaria», conclude il sovrintendente Fuortes. 

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