Roma, protesta a Casal Bruciato: i residenti bloccano la strada per i termosifoni ghiacciati

La rivolta: «Il problema c’era già l’anno scorso adesso basta, viviamo come le bestie»

Roma, protesta a Casal Bruciato: i residenti bloccano la strada per i termosifoni ghiacciati
di Camilla Mozzetti
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Martedì 22 Novembre 2022, 09:02

Lo scorso marzo l'avevano detto scendendo in strada, esasperati e stufi, per le condizioni in cui furono costretti a trascorrere l'inverno: «qui c'è da fare la rivoluzione». E ieri la rivoluzione è partita di nuovo. Casal Bruciato, eccolo il nuovo inverno che si prospetta per oltre 200 famiglie che vivono tra via Cipriano Facchinetti e via di Casal Bruciato: freddo e gelo nelle case popolari perché i riscaldamenti non funzionano. Altro che ordinanze, rinvi, anticipi e poi accensioni. In questo angolo di Roma - periferia Est - le caldaie non funzionano. E non funzionano non solo da ieri, avvio ufficiale per l'accensione dei riscaldamenti. «Sono anni che va avanti così», sbottano i residenti che ieri pomeriggio sono tornati in strada. Scesi dai palazzi hanno dato via ad una protesta che ha chiamato sul posto anche gli agenti di polizia.

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LA PROTESTA
Cassonetti ribaltati e traffico bloccato sotto il peso di una rabbia incontenibile per una condizione oggettivamente inaccettabile. Proprio perché non è di oggi o di ieri, il problema. Già lo scorso inverno tra questi lotti che contano più di dodici palazzine, gli impianti di riscaldamento non andavano. All'epoca la diagnosi fu questa: caldaie vecchie e pezzi rotti con la difficoltà di trovare adeguati pezzi di ricambio. Si andò avanti mettendoci una toppa «ma nulla in questi mesi è stato fatto», dice Nunzia. «Potevano sfruttare la primavera e poi l'estate e invece zero». Sul posto è arrivata una consigliera del IV Municipio anche se la gestione afferisce all'Enasarco. «Ci hanno detto che la caldaia funziona - continua Nunzia - ma non è vero perché i termosifoni non vanno, sono ghiacciati. Quindi se fosse vero che l'impianto va, lavora a vuoto». Stando a quanto riferiscono i tecnici il problema sarebbe delle condutture: la caldaia va ma non funzionano le tubature e dunque i termosifoni non si riscaldano. Oggi dovrebbe intervenire una squadra ma non è detto, considerata la mole dei palazzi e il numero degli appartamenti, che il malfunzionamento sia risolvibili in tempi brevi. «Vivere qui è peggio di stare in un campo nomade - conclude Nunzia - siamo pieni di topi per una serie di lavori che non hanno ultimato e zone lasciate nel degrado, le buche nei cortili che i residenti anziani ci cadono un giorno si e l'altro pure, è una situazione da terzo mondo e quindi stiamo qui a protestare». Le agitazioni sono state contenute, la rabbia è stata dosata e, traffico a parte nell'ora del rientro, non ci sono stati disordini. Ma è chiaro che una porzione importante di residenti ha ormai perso il controllo. «Paghiamo regolarmente gli affitti - aggiunge Simona - siamo in regola e provvediamo anche da noi a quelle migliorie o piccoli lavori che si rendono necessari, cosa abbiamo in cambio? La sciatteria e l'incuranza, non siamo bestie».

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STESSI PROBLEMI
Lo scorso inverno da quelle case molti anziani furono costretti a uscire, rifugiarsi da amici e parenti proprio perché i riscaldamenti non funzionavano o andavano in blocco costantemente. Persone in difficoltà, molte delle quali vivono nel modo più dignitoso possibile con una magra pensione. «Siamo davvero costernati - diceva ieri sera un'altra residente - perché è assurdo dover scendere in piazza per protestare su un servizio che dovrebbe essere erogato senza esitazioni, perché si tratta di un servizio essenziale che paghiamo e che dunque non ci viene regalato». Ma pare che in questo angolo di Roma, alle spalle della Tiburtina, la normalità sembri un lusso. «Il freddo, la sporcizia, i topi, i vandali e poi ancora le aggressioni. Ogni tanto se sente pure no schioppo de pistola - aggiungeva il signor Bruno - ma tanto ce viviamo noi qua».
 

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