«Uova, farina e olio di gomito». Le fettuccine di nonna Nerina le conoscono anche alle Hawaii

Sabato 14 Luglio 2018 di Maria Lombardi
Nonna Nerina (foto di Fabio Lovino)
«Uova, farina e olio di gomito». Le fettuccine di nonna Nerina le conoscono anche alle Hawaii. Aveva dieci anni quando ha imparato a tirare la sfoglia, non arrivava al tavolo e il papà le costruì un banchetto. «La pasta a volte mi veniva dura e mio sorella mi strillava». Adesso che di anni ne ha 82 insegna ai turisti stranieri come si fa, «trecento grammi di farina, 3 uova. Mi raccomando l'uovo deve restare nella farina, non fatelo uscire. Bravi, così. Adesso guardate come impasto io. Più forza nelle braccia, ci vogliono i muscoli per fare le fettuccine. Guardate che muscoli ha ancora nonna Nerina». Lei non sa una parola d'inglese, «so dire solo ok, ma c'è mia nipote Chiara sempre accanto a me che traduce. A volte ci capiamo con i gesti». Nerina Tamanti tiene le lezioni di pasta fatta in casa nella sua cucina di Palombara, accoglie i turisti di tutto il mondo, «benvenuti nella mia famiglia», svela i segreti della sua sfoglia e poi cucina per loro fettuccine, cannelloni e ravioli.

Ci vuole una bella energia per fare la maestra di cucina alla sua età. Come le è venuta l'idea?
«L'idea è stata di mia nipote Chiara. Un giorno è venuta a casa mentre io stavo stendendo le fettuccine. Nonna, sono proprio belle oggi, mi fa. Posso fotografarle? Poi ha messo la foto su facebook: chi vuole cucinare con nonna? Sono arrivate tantissime richieste, siamo finite in vari circuiti, da AirBnb a Tripadvisor. Alcuni mi hanno conosciuta grazie al nostro sito Nonna's. Ma è Chiara che gestisce tutto».

Da dove vengono i suoi allievi?
«Dagli Stati Uniti, soprattutto. Ho avuti alcuni turisti che arrivavano dalle Hawaii. Ho ricevuto anche famiglie arabe, ho insegnato a fare le fettuccine a donne musulmane con il velo. È un bell'impegno, capita anche di avere quattro corsi a settimana. Ma le soddisfazioni sono tante. C'è chi scrive: è una bella esperienza, ve la consiglio. Un signore di San Diego ha detto a mia nipote: quanto costa portarmi via tua nonna? E un altro mi ha abbracciata: ho girato tutto il mondo, ma non ho mai trovato un'accoglienza simile, mi ricorda mia nonna. Si è messo a piangere e ho pianto pure io».

Prima di diventare la nonna delle fettuccine, cosa faceva?
«Ho sempre lavorato in campagna. La mattina mi svegliavo che era buio, lasciavo i miei tre figli piccoli che dormivano e andavo nei campi a raccogliere le cerase, a curare la vigna. Poi alle 9,30 tornavo a casa e mi dedicavo alla famiglia. Ringrazio Dio per la vita che ho fatto. La rifarei. Sono vissuta con le cose semplici. Mi hanno insegnato da piccola che se a casa c'è farina e uovo si mangia. E così ho imparato prestissimo a fare la sfoglia e ho continuato a farla anche quando sono arrivati i tortellini confezionati e la pasta all'uovo potevi comprarla al supermercato. È un piacere per me, mi libera dai pensieri».

Come si svolge una lezione?
«Io mostro come si fa l'impasto e loro provano a stendere la sfoglia per i cannoli e i ravioli. Le fettuccine le faccio io perché bisogna essere bravi a tagliarle, se no vengono o troppo strette o troppo larghe. Lasciamo asciugare la pasta e poi la mettiamo a cuocere. La condisco o con il sugo di pomodoro semplice, senza carne perché alcuni sono vegetariani, o con i carciofi o soltanto con olio e parmigiano. Ma l'olio della mia campagna».

Ha ricevuto anche un premio in Campidoglio.
«È stato bellissimo, il 4 giugno mi hanno dato il premio Simpatia, una rosa. A nonna Nerina, c'è scritto. L'ho esposta in vetrina. Durante la premiazione mi facevano delle domande e io non capivo bene. Ho detto: dovete urlare, nonna Nerina è vecchia e non sente. E tutti a ridere». Ultimo aggiornamento: 17 Luglio, 21:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA