Francesca, l'addestratrice di delfini: «Sembrano bambini»

Sabato 1 Settembre 2018 di Laura Larcan
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Foto di Fabio Lovino
Un viaggio alle Mauritius, il bagno in mare aperto, un incontro inaspettato, una mamma con il suo cucciolo. «Tutto è iniziato lì, la mia prima nuotata con i delfini, un amore che ha segnato la mia vita». Era piccola, Francesca, cresciuta a pane e acqua, oggi splendida addestratrice di delfini a Zoomarine.
«L'acqua ha sempre fatto parte della mia vita. Il nuoto da piccolissima, poi il sincronizzato, l'agonismo. Sei ore al giorno di allenamento all'Eur. A 16 anni ho cominciato ad insegnare».

Dal liceo classico all'università Scienze Motorie al Foro Italico. Come sei diventata addestratrice?
«Il parco Zoomarine cercava esperti di sincronizzato. Ero titubante a mandare il curriculum. Le amiche hanno insistito. E nel 2011 ce l'ho fatta».

E l'incontro ravvicinato col delfino
«È l'animale perfetto: intelligente, esteticamente elegante, bello. Bisogna instaurare un rapporto di fiducia, quando ci riesci, lui ti dà tutto».

Paura?
«Mai sentita. Vederlo in acqua da vicino è molto grande. Ma trasmette tranquillità, uno stato di benessere. Il mio è un lavoro che fai per passione. Richiede sacrifici: in acqua con loro per 365 giorni l'anno, d'inverno, pioggia. Ma non mi è mai pesata».

Ti ha mai stupito il delfino?
«Tutti i giorni. Non smetti mai di imparare. Ti regalano sorprese. Sono incredula dalla loro memoria sviluppata, alla pari di quella dell'uomo».

Cos'è un'addestratrice per questo animale?
«Una mamma e un'insegnante»

Come con i bambini?
«Gli insegniamo tutti i comportamenti studiando le loro predisposizioni. Loro sono sempre attivi mentalmente. Come i bambini, non tutti ovviamente rispondono allo stesso modo».

Il delfino ride?
«Non ha una mimica facciale, però la sua bocca può portare ad un sorriso. Luna, l'ultima cucciola nata è uno spettacolo».

Dicevi che il delfino emana uno stato di benessere
«I delfini sono speciali per la terapia con bambini particolari. Ho fatto molti interventi assistiti con delfini, una specie di pet therapy con bimbi affetti da autismo, o con la sindrome di Rett, patologia che colpisce principalmente le femmine. È stata la mia tesi di laurea. Per fortuna la legge consente sempre più la pet therapy in acqua con i delfini. A settembre ricominciamo i progetti».

Il delfino in cosa aiuta?
«La sindrome che ho studiato porta ad una paralisi totale del corpo. Il delfino attraverso ultrasuoni stimola onde del cervello e in questa sindrome può aiutare ad avere miglioramenti. Ma il delfino ha un effetto anche calmante, un bambino è attratto dal delfino e si placa».

Hai mai aiutato un bambino?
«Ho lavorato con bimbi quasi del tutto paralizzati a livello motorio, entrando in acqua manifestavano sensazione di gioia negli occhi e accennavano sorrisi. Il delfino provocava un benessere. Ho visti miglioramenti a livello cerebrale. Dopo le sessioni in acqua, si coglievano miglioramenti, seppur minimi, ma per il bimbo era un grande passo in avanti».

Un ricordo particolare?
«Un bimbo aveva perso la sensibilità alla mano. Finita la sessione con il delfino, accennava ad un movimento. Una grande emozione per tutti».

Roma riesce ad essere una città per delfini?
«Mi ha aiutato. Il clima, gli studi, il mare, Zoomarine. Roma dà tanto, anche ai delfini. Il nostro litorale è pieno di delfini. Speriamo che il Comune di Roma e la Regione, facciano dei centri di recupero per delfini che soffrono a causa dell'inquinamento». Ultimo aggiornamento: 10:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA