Sciopero, i sindacati a Raggi: «Niente tregua» E lei sabato vede Conte

Sciopero, i sindacati a Raggi: «Niente tregua» E lei sabato vede Conte
di Lorenzo De Cicco
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Giovedì 24 Ottobre 2019, 12:11

I sindacati rispondono picche all'ultimo appello di Virginia Raggi, che martedì sera ha tentato in extremis di scongiurare il primo sciopero generale di tutte le municipalizzate di Roma. La serrata, in programma per domani, ci sarà e mette a rischio la raccolta dell'immondizia, le pulizie nelle scuole, le mense, le corse di bus e metro (solo in questo caso lo stop sarà dalle 20 alla mezzanotte, anziché di 24 ore). «Nessuna revoca, la città non funziona», è la risposta, ruvida, spedita ieri alla sindaca dai confederali. Anche il Garante degli scioperi ha escluso la possibilità di precettazioni, ma come ha fatto capire in un'intervista al Messaggero vigilerà sui disservizi. Soffia sulla mobilitazione il Pd, che di accordi giallorossi intorno al Marc'Aurelio non ha proprio voglia: «Questa giunta blocca la città, anche noi parteciperemo allo sciopero», ha detto il capogruppo dem, Giulio Pelonzi. Con la manifestazione sotto al Campidoglio sembra compattarsi un fronte che travalica l'asse sindacale, trasformandosi in un'adunata anti-Raggi in grado di aggregare mondi diversi.
Sullo sciopero romano è intervento il leader nazionale della Cgil, Maurizio Landini: «Ma quale sciopero politico! La città vede che le cose non funzionano e le responsabilità del Comune». E ancora: «Più che chiedere il ritiro degli scioperi sarebbe utile che accettassero di discutere con i sindacati i problemi». Replica pentastellata: sono stati i confederali a rifiutare il confronto.

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LE «PRESSIONI»
Altro che ricucitura. Lo strappo fra la giunta grillina e le corporazioni si fa sempre più marcato, certificando il fallimento del consociativismo 2.0 riproposto da Raggi all'inizio dell'avventura in Campidoglio. Non è solo il mondo sindacale a rivoltarsi. I cittadini del comitato Tutti per Roma, che proprio un anno fa avevano protestato a migliaia davanti al Comune, sabato mattina si danno appuntamento lungo le banchine del Tevere. «Si parte alle 11 da Ponte Sant'Angelo - raccontano - per camminare fino a Ponte Cestio». Due chilometri di marcia, per «una protesta pacifica ma irrimandabile, per dare voce alla profonda indignazione dei romani». Sempre sabato la sindaca dovrebbe vedere il premier Giuseppe Conte, il grande alleato interno al Movimento - così almeno sperano in Campidoglio - per portare a dama le battaglie cruciali dell'ultimo anno e mezzo di mandato, dai fondi extra per Roma ai poteri speciali. Si incontreranno a margine della Giornata delle tradizioni popolari e del folklore, a piazza di Spagna. Raggi conta poi di rivedere il premier, faccia a faccia, a Palazzo Chigi.

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Nel mezzo, c'è lo scoglio dello sciopero. I grillini sperano nel flop, «i sindacati devono prendersi le loro responsabilità», dicono. Il presidente della Commissione Trasparenza del Campidoglio, Marco Palumbo (Pd), intanto parla di «pressioni» dei dirigenti di alcune municipalizzate nei confronti dei lavoratori. «Presenterò un'interrogazione - ha detto ieri - per fare chiarezza sulle presunte pressioni dei dirigenti Ama sui lavoratori per limitare la partecipazione alle manifestazioni e limitarne i diritti».

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