ROMA

Scioperi, M5S attacca la Raggi: «Roma è un problema». E lei si appella ai sindacati

Mercoledì 23 Ottobre 2019 di Simone Canettieri
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ROMA E nel bel mezzo di una settimana complicata per non dire da incubo - con il primo sciopero generale alle porte previsto per venerdì - Virginia Raggi si trova sola. Mollata dai sindacati confederali che la sostennero nel 2016 e soprattutto attaccata frontalmente dai vertici del M5S. Fuoco amico. Ma questa volta, attenzione, non è un retroscena o una frase fatta filtrare.
La frustata al Campidoglio grillino - la prima così chiara - arriva dal ministro Vincenzo Spadafora, braccio destro di Luigi Di Maio, da sempre uomo di mediazione e di raccordo con tanti mondi della Capitale. Chiesa compresa. «Roma e l'amministrazione restano un problema. È un'esperienza dalla quale sicuramente potevamo e dovevamo aspettarci molto di più», dice Spadafora intervistato a Omnibus, su La7.

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L'affondo lascia il Campidoglio interdetto. Alle corde. Raggi chiede spiegazioni, appena le girano le agenzie di stampa sul cellulare, i suoi collaboratori visionano il video della trasmissione. «Davvero?» Possibile che Spadafora abbia detto in chiaro una roba del genere, così violenta?» La risposta è: sì. Continua il ministro: «Non è un problema personale della Raggi. È un progetto politico guidato dalla Raggi ma in qualche modo siamo tutti corresponsabili come Movimento 5 Stelle. Ma è stata un'esperienza difficile e faticosa che non ha dato tutto quello che si aspettavano i cittadini».

LA REAZIONE
Per la sindaca è un messaggio chiaro, soprattutto perché a pronunciarlo è colui che quest'estate ha lavorato dietro le quinte per la nascita del governo giallorosso Pd-M5S. La riflessione che gira è semplice: non solo i vertici pentastellati hanno scaricato la sindaca, e va bene ci siamo, ma le hanno mandato un segnale a futura memoria. Ovvero: cara Virginia, non ti ricandidare nel 2021, sei un problema. Anzi, il problema. Non è un segreto, infatti, che l'unico scoglio di un futuro accordo giallorosso nella Capitale risieda proprio nella volontà della sindaca di ricandidarsi. «Con lei in campo è impossibile qualsiasi tipo di intesa quando ci saranno le elezioni, anche al doppio turno», ripetono da tempo i colonnelli di Dario Franceschini. Perché «i suoi anni in Comune sono troppo controversi e divisivi». Dunque dopo il gelo che di fatto c'è sempre stato, adesso tra la sindaca e i vertici del Movimento si registra un passo in avanti: la separazione dei destini. E tutto avviene molto alla luce del sole, a favor di telecamera. In Comune per tutta la giornata - fagocitata dalla sentenza su Mafia Capitale, altra nota stonata - hanno provato a darsi una spiegazione. E se la sono data, forse, con l'asse che Raggi sta cercando di instaurare con il premier Giuseppe Conte, che più di un problema interno sta dando alla leadership parlamentare di Luigi Di Maio.

Ma sono supposizioni, sul tavolo rimane la campagna elettorale che timidamente inizia a bussare alle porte di Roma. E se anche Salvini inizia a «riflettere su un candidato civico che sia espressione delle professioni» significa che timidamente il grande valzer è già iniziato. Ma in mezzo c'è un anno e mezzo di passione (o di tentato rilancio) per Raggi. Che venerdì rischia di trovarsi i servizi della città paralizzati per via dello sciopero indetto dai sindacati. Un fatto inedito perché gli ex amici di Cgil, Cisl e Uil collegano la vertenza sulle società municipalizzate allo stato di degrado in cui versa la città. E quindi la critica diventa politica. Ma a preoccupare la sindaca sono gli effetti di questa manifestazione e le ricadute sulla Capitale. Ecco perché ieri sera ha provato a lanciare un ultimo, disperato amo ai confederali. Una richiesta di revoca dello sciopero «per il bene della città e dei cittadini». L'obiettivo di «bloccare la città», continua la grillina nel suo appello, «non ha alcuna giustificazione oggettiva». Perché? «I romani non lo meritano e di fronte a loro dovrete assumervene la responsabilità. Io ribadisco l'appello ad agire in modo responsabile e ad aprirvi al dialogo». L'appello è stato pubblicato su Facebook da Raggi alle 20.15. Fino alle 23 nessuno le aveva risposto. Un giornata di chiaroscuri: da una parte la loquacità di Spadafora, dall'altra il silenzio dei sindacati davanti all'ultimo appello del Campidoglio.

 

Ultimo aggiornamento: 14:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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