Roma, alberi a rischio crollo. E metà dei giardinieri è esentato dalla potatura

Roma, alberi a rischio crollo. E metà dei giardinieri è esentato dalla potatura
di Lorenzo De Cicco
4 Minuti di Lettura
Martedì 1 Settembre 2020, 00:38 - Ultimo aggiornamento: 12:22

Dietro piazza del Popolo un tronco ha centrato in pieno due macchine parcheggiate; in via Capodistria, accanto a Villa Torlonia, il fusto di un platano si è «appoggiato», così annotano i vigili del fuoco, sul tetto di una palazzina. La Nomentana, arteria di grande scorrimento, ieri è stata chiusa in un tratto dalla Polizia municipale per colpa degli «alberi pericolanti». Bollettino degli ultimi capitomboli vegetali di Roma, dopo 48 ore di acquazzoni. Ma nella Capitale del verde incolto non serve una scudisciata di pioggia per far sì che fusti e ramaglie vengano giù come birilli sulle strade o sui marciapiedi: a volte non è necessario nemmeno uno sbuffo di vento. Il pino di 18 metri che il 27 luglio è rovinato su una Mercedes che svoltava da piazza Venezia, accanto all’Altare della Patria, per dire, si è spezzato in un pomeriggio di sole, senza neanche un refolo di ponentino.

LEGGI ANCHE Roma Sud resta senza cimitero, stop alle sepolture al Laurentino. Le tumulazioni? A 45 km di distanza

LE ANOMALIE
I crolli in sequenza degli ultimi quattro anni svelano di fatto le falle di una manutenzione che viaggia al rallentatore. Nonostante l’urgenza, gli appalti rimangono impaludati nella motriglia della burocrazia per mesi, a volte per anni, tra errori di calcolo nei fogli excel (è successo anche questo...) e dirigenti in fuga dalle commissioni di gara. Ma alla base dello sfascio c’è anche un altro aspetto: le truppe che dovrebbero andare alla guerra contro i fusti pencolanti sono gonfiate. I giardinieri effettivi, per farla breve, sono molti di meno di quelli annotati negli organici del Campidoglio.

Se n’è accorto Pietro Maria Scaldaferri, ex dirigente della Procura di Roma e fino a Ferragosto, per un mandato-lampo durato cinque mesi, capo del Servizio Giardini di Roma Capitale. In “prestito” dal Ministero della Giustizia per volontà di Virginia Raggi, che poi l’ha riaccompagnato alla porta a ridosso della pausa agostana, Scaldaferri ha iniziato a toccare i nervi scoperti del Servizio Giardini, un settore segnato negli anni da inchieste, scandali, arresti. Ed ha accertato, per esempio, che solo metà dei giardinieri, di fatto, possono considerarsi davvero «operativi». L’altra metà passa il turno senza toccare un albero. 

È tutto annotato in un rapporto interno, commissionato dall’ex direttore alla fine di luglio. Formalmente, si legge nel dossier, gli addetti del Servizio Giardini di Roma sarebbero 395. Ma ecco la prima sforbiciata (al Personale): 97 sono dipendenti di «categoria C», insomma svolgono funzioni di coordinamento o mansioni d’ufficio, al massimo si occupano dei sopralluoghi. Di prendere in mano una cesoia, non se ne parla. Altri 2 dipendenti fanno parte delle «categorie protette», hanno disabilità molto gravi. In 60 invece nel certificato medico hanno prescritti «minori aggravi».

Tradotto: sono «inidonei» ad alcune mansioni. In alcuni casi si tratta di invalidità anche del 50 o 60%, in altri invece la percentuale è molto più bassa: 10%. Tra i dipendenti considerati «non operativi», quindi esentati dagli incarichi più faticosi - ma anche, come dire, propri del mestiere? - c’è chi ha informato i superiori di prendere psicofarmaci e tranquillanti. O di avere un passato da tossicodipendente. Risultato: oltre il 40% dei giardinieri comunali non sale su una gru, non accende una motosega, non sfronda i rami pericolanti. Senza contare altri 23 giardinieri assunti col contratto part-time. Lavorano a metà servizio.

PIANO FLOP
E dire che l’urgenza della manutenzione non solo ordinaria, ma straordinaria, a tutto campo, è nota in Campidoglio: la sindaca Raggi, un anno e mezzo fa, ipotizzò un piano straordinario da oltre 100 milioni per abbattere quasi 50mila alberi secolari, a fine vita, potenzialmente pericolosi. L’operazione avrebbe dovuto essere finanziata dal governo, ma i soldi extra non sono mai arrivati. Nel frattempo si va avanti con gli interventi al risparmio. «Il pino crollato a piazza Venezia? Due anni fa chiedemmo analisi approfondite - ha ricordato l’agronoma che lo esaminò, Sara Sacerdote - ma alla fine l’unico controllo che abbiamo realizzato è stato quello visivo». A occhio.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA