Roma, ambulanze a singhiozzo: inviate solo per casi gravi. Pronto il piano salva pronto-soccorso

Sabato sera la centrale 118 intasata di telefonate: «Mancano i mezzi»

Roma, ambulanze a singhiozzo: inviate solo per casi gravi. Pronto il piano salva pronto-soccorso
di Francesco Pacifico e Riccardo Tagliapietra
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Lunedì 23 Maggio 2022, 00:05

Sabato sera, ore 22, dalla polizia del Casilino arriva una richiesta per un’autoambulanza: un semplice codice giallo per un uomo. Ma due ore dopo: il mezzo non è ancora arrivato. E al 118 arriva una telefonata di sollecito, ma i mezzi - per una serie di congiunture - sono destinati soltanto ai casi più urgenti. La ripartizione a Roma delle zone d’intervento dell’Ares, con la collocazione delle stesse macchine, è concentrica: e in quell’area non c’erano disponibilità se non per le emergenze. Questo, almeno, è quello che avviene dopo le 22, quando le autoambulanze nelle strade della Capitale sono in media circa 44 in una città sulla quale gravitano ogni giorno quasi quattro milioni tra residenti, turisti e pendolari. 

Roma, pronto soccorso in tilt: giorni di attesa per un letto. Ambulanze ferme 18 ore

Le proposte

Un episodio che segue il caos dello scorso fine settimana, quando la rete è andata in tilt per un boom di ricoveri, con il risultato che sono state 97 le autoambulanze bloccate. All’ospedale Sant’Andrea, per esempio, un mezzo è rimasto fermo nel piazzale per diciotto ore. Perché spesso, dietro questi blocchi, ci sono le lunghissime attese ai pronto soccorso e la mancanza di posti letto nei reparti per trasferire i pazienti dai Dea alle corsie. Una situazione sulla quale la Regione Lazio è pronta a intervenire nei prossimi giorni.
A breve dovrebbe essere approvata una delibera dell’assessorato alla Sanità, che recepirà i contenuti di un protocollo firmato lo scorso 13 maggio dallo stesso assessore Alessio D’Amato con i vertici del Simeu (la Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza, che raccoglie medici e infermieri impegnati nei Dea) e con l’associazione Cittadinanza attiva.

 

Sempre la Regione ha già inviato le stesse disposizioni ai direttori generali delle Asl e delle aziende ospedaliere. Tra le misure, le principali, guardano al contenimento o al superamento del cosiddetto sovraffollamento in pronto soccorso, soprattutto nelle cosiddette aree di boarding, quelle dove si “parcheggiano” i pazienti in attesa di un posto in corsia: intanto sarà il personale dei reparti di destinazione, e non quelli del Dea, a occuparsi delle attività ordinarie come la somministrazione delle terapie, il monitoraggio o il servire il pasto. Come già realizzato all’ospedale Grassi di Ostia, le direzioni sanitarie dovranno creare apposite aree di transizione, staccate dalle sale dei pronto soccorsi o percorsi specifici per le cosiddette “dimissioni difficili” per aumentare il turnover dei posti letto per acuti. Come si legge sempre nel protocollo tra Lazio, Simeu e Cittadinanza attiva, si guarda «all’organizzazione dei PS/DEA affinché vi sia l’incremento di box specialistici a gestione da parte del personale in organico alle articolazioni organizzative specialistiche (ortopedia, pediatria, ostetrico-ginecologico) e dei percorsi fast-track e ambulatoriali per le prestazioni specialistiche di livello ambulatoriale disponibili presso l’Ospedale o Case della Comunita/Salute presenti sul territorio di competenza. Sempre la Regione chiederà al ministero della Salute di introdurre nuove soluzioni per ovviare alla mancanza di personale per la medicina d’urgenza: si vuole assegnare i sanitari selezionati nei concorsi alle realtà più in difficoltà, organizzare avvisi pubblici per assunzioni a tempo determinato, reclutare con più facilità sanitari anche tra i non specializzati.

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