Roma, alberi killer: la mappa del rischio. Da Caracalla a San Saba 500 da abbattere

Roma, alberi killer: la mappa del rischio. Da Caracalla a San Saba 500 da abbattere
di Camilla Mozzetti
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Il canovaccio è sempre lo stesso: le potature arrivano solo quando il danno si è palesato. Nel caso specifico, a piazza Venezia ieri oltre alla messa in sicurezza del pino crollato su un’auto lunedì pomeriggio -che ha rischiato di uccidere una donna poi fortunatamente dimessa dall’ospedale San Giovanni - sono stati effettuati dei tagli ai fusti limitrofi che erano stati danneggiati. E il resto? Solo nel centro storico ci sono più di 500 piante - tra pini, lecci, platani - che dal 2017 (anno in cui l’amministrazione di Roma Capitale avviò il monitoraggio su una parte del patrimonio arboreo della città) aspettano non di essere potate ma di essere abbattute.

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Alberi morti o malati, con radici arrivate a fine vita, che potrebbero venire giù in qualsiasi istante, senza necessariamente che nella Capitale si abbatti un uragano. Proprio come è successo ai piedi dell’Altare della Patria due giorni fa dove il pino è caduto senza essere aiutato da venti o temporali. Si tratta di piante di cui l’amministrazione conosce perfettamente la condizione, alberi segnalati in alcuni casi con delle “x” sui tronchi o circondati da nastri sui quali però gli interventi di sradicamento sono ancora fermi. E dove si trovano questi fusti? 

I QUARTIERI
Cinque i quadranti del Centro più a rischio secondo un report che negli uffici del dipartimento Ambiente hanno ormai imparato a memoria. L’area di Caracalla, nella parte dove si celebrano i matrimoni civili, la zona intorno a piazza Mazzini con piante schedate e classificate come “da abbattere” tanto in via Sabotino quanto in viale delle Milizie. E poi ancora il quartiere di San Saba che guarda l’Aventino con una fila di fusti da abbattere in via Baccelli, i lungotevere nei tratti ricadenti nel I Municipio. Queste zone e i relativi alberi - oltre 500 - furono segnalate alla fine del monitoraggio di tre anni fa che portò a galla delle criticità, in questo caso da “codice rosso”, che tuttora non sono state completamente risolte. 

I LAVORI
Alberi da abbattere ci sono poi anche in via dei Cerchi per non contare quelli dentro a Villa Borghese. Per procedere con l’abbattimento di queste piante erano stati anche recuperati dei fondi giubilari; gli interventi sarebbero dovuti arrivare tra la fine del 2018 e il 2019, poi è subentrata anche l’emergenza sanitaria da Covid-19 e benché il problema non riguardi solo Roma (ieri è crollato su un’auto un fusto a Fiano Romano) la macchina si è fermata.

IL REPORT 
Al fianco di queste reali emergenze ci sono poi le alberature pericolanti che rischiano di cadere se nessuno interviene. E anche qui, seppur a macchia di leopardo, ci sono tante zone che coprono per intero la Capitale. Dall’ultimo tratto per chi viene dal mare di via Cristoforo Colombo a via Pigafetta (zona Garbatella), dal Gianicolo (compresa anche l’area del Belvedere e di via Dandolo) a viale Maresciallo Pilsudski fino al Villaggio Olimpico.
 

Monitoraggio a parte, c’è poi tutta una carrellata di numeri e strade segnalate dai vigili del fuoco all’amministrazione di Roma Capitale dopo gli interventi svolti su essenze arboree che costituiscono un pericolo. Solo in città da gennaio ad oggi le squadre partite da via Genova hanno prodotto un elenco di ben 714 situazioni inerenti ad alberi che avevano rami pericolanti o delle criticità strutturali tali da minarne la tenuta. Si va dagli interventi compiuti dal primo gennaio al 30 giugno all’Eur (78 alberi segnalati a Roma Capitale), a La Rustica (57), a Monte Mario (84). E poi ancora Ostia: 88 criticità spedite a Palazzo Senatorio e al dipartimento Ambiente, Ostiense (57), Prati (73) Tuscolana (124). La sfilza più numerosa di segnalazioni si concentra sulla zona del Nomentano che ha visto i vigili del fuoco redigere 177 schede di rischio per interventi di messa in sicurezza compiuti negli ultimi sei mesi.

Mercoledì 29 Luglio 2020, 00:55 - Ultimo aggiornamento: 00:59
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