Roma, torna a casa l'urna di Elena Aubry: «Così si chiude un cerchio»

Domenica 12 Luglio 2020 di Moira Di Mario e Rosalba Emiliozzi
Roma, torna a casa l'urna di Elena Aubry: «Così si chiude un cerchio»

«Elena è tornata a casa. Dopo due anni finalmente oggi si chiude il cerchio. Oggi finisce tutto da dove era iniziato». Così Graziella Viviano ieri ha voluto ricordare la figlia, Elena Aubry, davanti all'albero di via Ostiense dove a maggio del 2018 la motociclista di 26 anni è caduta ed è morta a causa delle radici sull'asfalto. Dopo il furto dell'urna con le ceneri, un paio di mesi fa e il successivo ritrovamento, venerdì Graziella ha avuto la notizia del dissequestro dei resti della figlia.

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«Ho chiamato i suoi amici racconta per avvertirli che sarei andata a riprendere Elena per portarla a casa. Hanno voluto accompagnarmi, lanciando l'idea di fare un giro moto con lei. Per questo oggi siamo a Ostia insieme a Elena. Abbiamo percorso la Colombo e siamo arrivati al curvone da dove i motociclisti vedono il mare, uno dei luoghi molto amati da mia figlia». Graziella estrae dal bauletto l'urna con la foto di Elena, la gira verso la spiaggia come per mostrare il mare alla figlia.

I bikers ripartono in direzione Ostiense dove stanno togliendo le radici e rifacendo l'asfalto. È un cantiere e per entrare hanno avuto l'autorizzazione dal Campidoglio. Con Graziella un piccolo gruppo di motociclisti che hanno messo fiori all'albero di Elena. «Qui si chiude il cerchio iniziato il 6 maggio 2018» dice ancora Graziella con in braccio l'urna della figlia è stata Elena a portarci qui dove è andata via.

E sempre Elena in questi due anni ha vigilato affinché questa strada venisse sistemata affinché nessuno più possa perdere la vita in quel modo. Questa non è una prova di forza, ma una trasmissione di forza e di tenacia. Elena vuole mandare un messaggio a tutti noi: non dimentichiamoci, ma soprattutto non rinunciamo mai a essere vivi». Come se la motociclista ieri avesse voluto verificare che quel tratto dell'Ostiense fosse effettivamente interessato dai lavori. Le radici dei pini sono state rimosse ed è in corso il rifacimento dell'asfalto. Dopo la breve cerimonia, Graziella e i bikers sono andati a Monteverde: sulla piazza della chiesa di Nostro Signora di Coromoto è stata impartita una benedizione. Quindi Graziella ha riportato a casa la figlia. Il giorno prima la Viviano ha ricevuto un regalo: un albero di nome Elena piantato a Gerusalemme.

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Una donna di Siena lo ha voluto donare alla mamma. «In questi due anni Elena non è stata mai così viva ed è diventata il simbolo delle persone che lottano - prosegue Graziella - Da Siena, da una donna speciale, ora è arrivato questo regalo. Per me è stato come ricevere una carezza. L'albero rappresenta la continuazione della vita, piantare un albero significa che quella persona continua la sua esistenza nella natura». Le due donne, che non si conoscevano, si sono parlate al telefono. «È stato molto emozionante - dice Viviano - spero di poter andare in Terra Santa e vedere l'albero di Elena». «Questa meravigliosa signora ha incaricato un'Associazione perché comprasse un albero, lo piantasse sulle colline di Gerusalemme e gli mettesse il nome di Elena. Un gesto meraviglioso che fa parte di una usanza ebraica che ha un significato importante. Un pensiero, ancora più apprezzato perché viene da una tradizione e una religione che non è la mia e di Elena». 
 

 
 

Ultimo aggiornamento: 12:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA