Corso Francia, dal semaforo alla velocità del suv: iniziata la battaglia delle perizie

Venerdì 3 Gennaio 2020 di Giuseppe Scarpa
Corso Francia, dal semaforo alla velocità del suv: iniziata la battaglia delle perizie

Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli avrebbero attraversato con il verde. È questo ciò che ritiene il legale della famiglia Romagnoli, l’avvocato Cesare Piraino. Il penalista, per avvalorare la sua tesi, ha prodotto due video che riprendono il funzionamento dell’impianto semaforico della zona in cui è avvenuto l’incidente. Questo materiale adesso è stato acquisito dalla procura, ed è entrato a far parte del fascicolo del pubblico ministero. 
Si tratta dei primi risultati dell’attività di indagine difensiva svolta sul teatro della tragedia avvenuta poco dopo la mezzanotte tra il 21 e il 22 dicembre a Roma, nella zona di Corso Francia

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Gaia e Camilla, la procura adesso acquisisce i video sul funzionamento del semaforo

FILMATI
I due filmati, uno di cinquanta secondi e l’altro di un minuto e 26 secondi, riprendono il funzionamento del semaforo pedonale dove è avvenuto l’investimento da parte di Pietro Genovese alla guida del suo Suv.

Nell’atto messo a disposizione del pm, l’avvocato Piraino sostiene che quell’impianto non prevede il giallo per chi attraversa e che le ragazze avrebbero iniziato l’attraversamento con il verde per i pedoni. 
 

«Il semaforo per l’attraversamento pedonale - scrive il penalista nell’atto finito sulla scrivania del sostituto Roberto Felici - ha una peculiarità obiettiva: non prevede, per avvertire i pedoni dell’imminente sopraggiungere del verde per le automobili, il caratteristico “giallo per i pedoni”, ma prevede che al “verde per i pedoni”, che dura 26 secondi e mezzo, segua soltanto un “verde lampeggiante” che dura appena tre secondi e 40 centesimi, cui segue repentinamente e immediatamente il “rosso”, sempre per i pedoni e contestualmente dopo un secondo circa, sopraggiunge il verde, cioè il via libera, per le automobili della carreggiata».
 

 

Per i legali, che hanno nominato periti in vista di esami tecnici irripetibili anche sulla velocità con cui viaggiava il suv, «la circostanza appare determinante sul profilo probatorio poiché se è vero che Genovese è sopraggiunto su quelle strisce pedonali col verde e la macchina a fianco, nel frattempo, si è fermata per far passare le ragazze, è certo che le stesse hanno iniziato l’attraversamento pedonale con il verde e che si sono imbattute, subito dopo, nel “verde lampeggiante” e quindi, dopo appena tre secondi e mezzo, nel “rosso”, senza poter fare, loro sì, null’altro che subire la morte».

Un punto fondamentale per sostenere l’accusa di duplice omicidio stradale a carico di Genovese è stabilire, senza alcun margine di errore a quale velocità stava viaggiando il suv. Per questo gli investigatori attendono l’esito della perizia cinematica. Ma anche la difesa del ragazzo ha nominato un consulente di parte, così come le famiglie delle sedicenni. 

“NON CORREVA”
Un testimone importante è un ragazzo (amico di Genovese), che viaggiava nel sedile anteriore del suv che ha travolto le due studentesse del Liceo Gaetano De Sanctis. Il ragazzo ha spiegato «che anche volendo non avremmo potuto correre. Su Corso Francia era appena scattato il semaforo verde e l’auto era ripartita da poco». È questa una dichiarazione acquisita dai pm. 

Ma dovranno essere effettuate indagini più approfondite anche su un altro punto. Il ventenne aveva bevuto - il suo tasso alcolemico era di 1,4 - ma le analisi hanno rilevato nel suo corpo anche la presenza di cocaina e oppiacei, circostanza che ha spinto la procura a contestare un’aggravante specifica. 
Aggravante che, invece, non è stata riconosciuta dal gip: nell’ordinanza si legge che non è stato possibile stabilire quando fossero state assunte le sostanze e, quindi, non è assolutamente certo che il ventenne le avesse consumate prima di mettersi al volante.

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