Roma, stop di bar e ristoranti per protesta: «Abbassiamo le serrande, non riusciamo ad andare avanti»

Roma, stop di bar e ristoranti per protesta: «Abbassiamo le serrande, non riusciamo ad andare avanti»
di Francesco Pacifico
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Giovedì 14 Gennaio 2021, 08:28

Nel resto del Paese impazza la campagna “Io apro”, con ristoranti e bar in funzione la sera di sabato prossimo, nonostante il Dpcm preveda la chiusura a quell'ora. Roma, a riprova della sfiducia degli esercenti, risponde con un'altra campagna, ma in chiave opposta: Abbasso e chiudo. Cioè serrande calate e nessun servizio a pranzo, quando pure sarebbe permesso.

 


Domenica prossima, con il Lazio sempre più prossimo alla fascia arancione e il governo pronto ad ridurre l'orario dell'asporto, rischia di essere l'ultima per mangiare fuori o per fare un aperitivo. E le nuove restrizioni spaventano molto la categoria, che per la pandemia lamenta perdite complessive vicine ai 2 miliardi di euro. Spiega al riguardo Luciano Sbraga, direttore della Fipe Confcommercio di Roma: «Prima del Covid tutto il comparto di bar e ristoranti incassava in media al giorno 13 milioni. Oggi, con le restrizioni di sera, siamo tra i 6 o 7 milioni al giorno. Se da lunedì prossimo resterà solo la possibilità di fare l'asporto - e credo che soltanto un 20 per cento continuerà a farlo - gli incassi scenderanno a un milione. È inutile dire che restare aperti a questo punto davvero non avrebbe più senso per molti».

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Aggiunge Claudio Pica, presidente della Fiapet-Confesercenti: «In questo modo almeno 30mila posti di lavoro saranno persi e chiuderanno, ma stavolta per sempre, 10mila imprese». Daniele Giorgi, titolare del Duke's, sottolinea: «Ormai restiamo aperti soltanto per mantenere un contatto con la clientela. Ma è difficile farlo se gli incassi del delivery si sono dimezzati rispetto al primo lockdown, quelli del pranzo sono briciole e i nostri dipendenti hanno ricevuto la cassa integrazione di agosto ora, cioè a gennaio!».
FAVOREVOLI E CONTRARI
Su spinta di un ristoratore di Modena che ha lanciato la campagna di protesta Io apro, molti esercenti a livello nazionale terranno aperti i loro locali sabato sera. A Roma saranno un centinaio e non soltanto perché tutte le associazioni di categorie hanno presto le distanze dalla mobilitazione. Nella Capitale, a guidare la campagna, c'è Adriana Perugini, titolare della pizzeria Cuore di Napoli: «Io non solo apro, ma servo anche i clienti, voglio lavorare! Se ho paura delle multe? E me la facessero la contravvenzione, tanto non ho più nulla da perdere: faccio le pizze, servo ai tavoli e pulisco da sola, perché non ho più i soldi per pagare i dipendenti».

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Non tutti la pensano come la signora Perugini. A Roma l'associazione Italian hospitality network ha lanciato invece la campagna Abbasso e chiudo: anche se il Dpcm prevede il contrario, si resterà chiusi anche a pranzo. Spiega Giulio Ambrosetti, titolare di 5 bar tra Talenti e Testaccio: «Ci siamo battuti in tutti i modi per riaprire, ma a questo punto, visti i contagi, l'unica soluzione è chiudere tutte le attività per un breve periodo e far rientrare la situazione. A Roma siamo già in duecento. Eppoi alzare la saracinesca di sabato servirebbe soltanto a farsi multare».
Intanto Confcommercio chiede lumi al Comune sulla Ztl. «Domani - nota il direttore della sede capitolina, Romolo Guasco - scadrà l'ordinanza che prevede l'apertura dei varchi Ztl nel centro di Roma. Ad oggi non abbiamo avuto nessuna rassicurazione su una proroga. Chiudere la Ztl sarebbe una scelta scellerata».

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