Morricone e Verdone: sinfonia per il Natale di Roma. "Restiamo per ribellarci al declino"

Domenica 21 Aprile 2019
Carlo Verdone: Maestro Ennio Morricone, che bello ritrovarti. Non me lo posso dimenticare quel giorno

CARLO VERDONE: Maestro, che bello ritrovarti. Non me lo posso dimenticare quel giorno in cui Sergio Leone mi portò da te. Diceva: Carlo hai tutto per fare il film? E io: Sì. E invece no mi disse lui: ti manca il musicista. Mi portò da te e io non ci credevo.
ENNIO MORRICONE: E io ti dissi subito: bene il successo dei primi film a episodi, ma adesso basta.
VERDONE E io ho seguito il consiglio. Il Messaggero, Ennio, ci chiede di dialogare su Roma, sulle sue origini, sul suo carattere. Con te si può parlare per ore. È il Natale di Roma e coincide con la Pasqua di Resurrezione.
MORRICONE Il Messaggero è il mio giornale, le cose di oggi le leggo tutti i giorni. Ma se lo sforzo è quello di guardare alle origini, alla qualità dei cittadini di Roma a 2772 anni da Romolo e Remo io ci sto. Vedi, Carlo, le nostre storie e quelle di molti altri, da sempre forse, lo testimoniano: individualmente, questa città siamo in grado di salvarla tutti, di riedificarla. È nella dimensione collettiva che dovremmo ritrovare la forza di tempi passati. E ritrovarla, anche in scelte personali, che ci è capitato di fare: se vai in giro la decadenza l'avverti. Com'è oggi e com'era fino a qualche tempo fa: negli occhi ce l'abbiamo chiara. Io, qui, mi trovo bene: rifiutai Los Angeles perché a questa bellezza e orgoglio della storia non ho voluto rinunciare. E i grandi del cinema internazionale io li ho fatti venire qui, a Cinecittà, la nostra Cinecittà. Tutti, fino a Tarantino.
VERDONE Ennio, io come te mi sento figlio di Roma. Questa città mi ha dato tutto. E di tradirla non me la sono mai sentito: vai lontano e vedi le differenze, il presente è duro da accettare. Poi stai una settimana a Zurigo e non vedi l'ora di rientrare. Riflettendo sulla fondazione e sul nostro passato, però, sono costretto a dire che per parlare dell'importanza di Roma devo tornare a tempi migliori. Che hai vissuto, magari, più te che io. E ti dico la fine degli anni '50, l'inizio dei '60: avevo dieci anni e la città era diversa, funzionava. Qui, intorno a casa tua, prendeva vita il progetto visionario dell'Eur. Con le Olimpiadi. La cultura allora lo snobbava: era un'idea razionalista nata durante il Fascismo, ma quel Colosseo quadrato (lo indica dalla finestra, ndr) non era mica male. Ora lo riscopriamo, ma per primo a scoprire questa parte di città fu Fellini con la sua visione metafisica. Era l'Italia dell'Autostrada del Sole. E Roma, come nell'antichità, era al centro di un fenomeno espansivo, dell'Italia unita stavolta. Noi romani contemporanei non ci siamo indignati abbastanza in questi decenni, come facevano i Romani dopo una sconfitta militare, dopo un sacco. Un muro lo puliscono, i romani di oggi, ma il giorno dopo qualche altro romano lo imbratta di nuovo. Ennio, io penso che qui c'è troppa gente, parlo dei romani, che di Roma si riempie la bocca e fa post sui social ma che non la ama più. Avremmo avuto tutti una reazione diversa. Ma fammi pensare alle cose belle, Ennio: lì c'è un pianoforte, che musica ha questa città?
MORRICONE Quando dico che mi sento completamente romano, penso proprio alla musica: ho anche scritto una partitura per due pianoforti e archi, ispirata alla sua storia. Ma la mia formazione musicale è romana: mi sento erede della tradizione che va da Monteverdi e Palestrina, fino al mio maestro Petrassi, a Nuova Consonanza. Anche se il suono e l'immagine di Roma per come la vogliamo ricordare, celebrare e alla quale vogliamo ispirarci per una ripartenza è quella di Ottorino Respighi. Lui romano non era, ma tu ascolti i Pini di Roma, le Fontane di Roma e le Feste romane e hai chiare le immagini, i luoghi: la fontana del Tritone, i pini dell'Appia Antica.
VERDONE Respighi, certo. Io ti dico però, proprio a te che sei quello che nel cinema ha portato come strumenti d'assolo in orchestra lo scacciapensieri che la musica di Roma è il suono delle campane al vespro. Di pomeriggio. In certi momenti, quando col set giri al mattino prestissimo che è quasi alba, puoi ancora sentire il suono delle fontane, quelle di Respighi. Una cosa che non puoi più sentire è il suono delle rondini a primavera. E' tutto pieno di gabbiani, pappagalli, gazze adesso. E comunque anche il tuo fischio, suono di Roma, dei mestieri e quartieri, delle maestranze di Cinecittà. Quello del finale di Un Sacco Bello l'hai scritto con una malinconia dolce, che accompagna il film all'addio su uno sguardo su via Garibaldi, salendo da Trastevere al Gianicolo. Maestro, ma hai idea di quante migliaia di persone ce l'hanno come suoneria del telefonino? In tutto il mondo.
MORRICONE Ho scritto tante musiche complicate, Carlo, poi alla fine mi ricordano per cose semplici. La colonna sonora di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, del mio amico e grandissimo romano Elio Petri invece
VERDONE Ma come Lo scacciapensieri che apriva il pezzo e quel motivetto: ta-tata-tata-taTa-ta-ta Ta-ta (Verdone lo canticchia e Morricone chiude la quartina, ndr). Quelle scelte per la musica da film nascevano da una conoscenza a 360° della musica: le tue eresie sono geniali. E quel fischio alla fine di Un Sacco Bello era la poesia chapliniana di quei personaggi. Hai pure musicato un documentario monumentale, Imago Urbis, 15 puntate di un'ora dalle origini ai fasti della Roma Classica.
MORRICONE Fu un'avventura particolare, il produttore voleva le mie musiche ma io non ero convintissimo. Poi vedo: supervisione di Portoghesi, fotografia di Storaro. Gli diedi alcuni brani e consigli su come assortire le altre musiche. D'altronde per certi affreschi sulla Roma classica, Respighi è davvero un autore di riferimento.
VERDONE Vedi Ennio, quella musica descrive perfettamente una Roma che abbiamo mitizzato, conosciuto dai libri di storia. Poi ce n'è un'altra: penso a quella popolare e nelle orecchie ho la voce di Claudio Villa. Raccontava la vita comune dei cittadini di Roma in quegli anni '50 in cui Roma tornava al centro del mondo grazie al cinema. A Cinecittà. E oggi Roma è anche rumore e dal rumore stanno venendo su nuovi cantanti e suoni. Il cambiamento di Roma è anche questo: dal degrado emerge l'arte. Diciamo che è un tempo in cui, anche al livello artistico, la cronaca prevale sulla poesia e sul mito. E contano più le parole che le note. Poi, magari, c'è qualcuno come Tommaso Paradiso, quelli dei Thegiornalisti: dice che io e te siamo come padri artistici per le atmosfere anni Ottanta. Che sono stati un tempo, anche quello, di riemersione di Roma, ma forse soprattutto per la cultura pop. E per Cinecittà: giravano tutti lì, e tu lo sai bene.
MORRICONE Leone e i grandi che tornavano a riempire gli studi. E le maestranze romane che sono state sempre un fiore all'occhiello: nessuno ha conquistato tanti Oscar nelle categorie tecniche come chi lavorava a Cinecittà.
VERDONE. Leone è quello che ci ha unito, Maestro: non me lo posso dimenticare quando ti chiese un brano sciapliniano, che lui il ch lo biascicava alla romana.
MORRICONE Tu con le immagini, io con i suoni: siamo stati molto generosi con Roma. Ricordo anche l'unico musical che ho scritto, con quel genio di Ghigo De Chiara: Gabriella Ferri e Fiorenzo Fiorentini in scena. Vedi, Carlo, io alcune cose non le dimentico, come questa poesia. Se ci penso mi commuovo. «Sentila st'aria greve/ la testa che fa male /lo scirocco ce porta er temporale/ il cielo è scuro ma nun vo' sbottà/ manna manna l'acqua giù a catinelle/ la carezza de pioggia foco sulla pelle/un urlo che accompagna sta grandinata de felicità»
VERDONE Una bella immagine. Che mi fa venire in mente un romano, nella storia a cui sono particolarmente legato: Giuseppe Gioacchino Belli. Un personaggio immortale: leggete i suoi sonetti e capirete l'animo romano, che prende il sentore della grandezza passata e il vissuto dell'oggi, con immagini di grande modernità
MORRICONE Concordo, lo leggo e lo sento mio. C'è Roma mia, dentro. Come in quella poesia di De Chiara.
VERDONE Certe immagini puoi rivederle anche oggi se vai in alcuni luoghi. Rivedo la libertà nella grandezza in una domenica mattina, presto, a Piazza Farnese, passeggiando per Campo de' Fiori, come può essere solo al mattino, e via Giulia. Nelle piazze di Roma avverti, all'improvviso l'orgoglio di essere romano, di sentire tutta quella bellezza come qualcosa che fa parte della tua vita.
MORRICONE E io, Carlo, ti dico la vista dal Gianicolo: da lassù c'è solo maestosità e bellezza, quella che coglievano gli stranieri anche nell'antichità. E ti perdi le magagne: la monnezza insopportabile e le buche, da lassù, non le vedi. Io ho bisogno di vedere cose vecchie, i monumenti illuminati, quelli della Roma Antica. Poi io sono nato trasteverino, ho vissuto a Monteverde e davanti al Campidoglio per 35 anni, ora l'Eur: di luoghi ce ne ho tanti in mente e nel cuore.
VERDONE Ci sono i luoghi dell'eccellenza moderna romana, nel nostro settore e non solo. Certe fabbriche antiche che erano l'orgoglio anche di chi ci lavorava. Cinecittà, di cui abbiamo parlato, ma anche la Technicolor e la Telecolor. Gli studios della Pontina e quelli di via Tiburtina. Eppoi per la musica la Rca. Venditti in particolare ha saputo infondere il suo amore per la città in alcune canzoni diventate inni.
MORRICONE La Rca... Quella cittadella proprio sotto il Raccordo Anulare è stata la mia vita per un po', andai anche a vivere lì vicino, a Tor Lupara: c'erano Morandi e Dalla, Endrigo e Bardotti. E tutti insieme si giocava a pallone o si passavano le giornate nella fabbrica dei suoni: romani e non. C'erano De Gregori e Venditti, altri grandi romani, e noi compositori d'orchestra.
VERDONE Quest'anno, Ennio, il Natale di Roma è anche Pasqua: come si risorge, mi chiedo spesso. E una risposta ce l'ho, questa città dai tempi di Romolo è stata culla del diritto. Qui adesso abbondano le leggi e c'è poco diritto. Tacito diceva che gli stati più corrotti sono quelli in cui abbondano le leggi. E la burocrazia: Roma nuova rinascerà quando la abbatteremo. Però, dico pure ora basta piangerci addosso, bisogna trovare il coraggio dei fondatori e liberarla, tracciando un solco come fece Romolo.
MORRICONE Leggevo proprio sul Messaggero di questa storia dell'autonomia delle regioni del Nord. Che qualcuno vorrebbe portare addirittura la Capitale al Nord. È un'idea sballata a cui mi ribellerò sempre, finché ho fiato. Dissi no a Dino De Laurentiis che voleva mi trasferissi a Hollywood. Gli ho sempre risposto: per la mia musica, i registi, verranno a Roma. E l'ultimo che l'ha fatto è stato Tarantino ed è arrivato l'Oscar. L'avrei meritato anche per Mission, fui molto deluso. Ma poi penso che quella stella sulla Walk of Fame di Hollywood, per l'Oscar alla carriera, è un pezzo di Roma dall'altra parte del mondo e mi consolo.

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